Siria-Libano, Samaha la bomba

Non accadeva da decenni: la magistratura libanese ha puntato il dito contro un alto responsabile della sicurezza siriana sospettato di aver pianificato attentati in Libano. E’ un segnale forte e inequivocabile che gli equilibri stanno cambiando sullo sfondo della rivolta siriana.

Il capo dei servizi di sicurezza siriani, generale Ali Mamluk, è sospettato dai giudici di Beirut di aver cercato di organizzare attentati in Libano. L’ipotesi è emersa nell’ambito delle indagini che hanno portato un paio di giorni fa al fermo dell’ex ministro libanese Michel Samaha, da anni vicino al regime di Damasco. E per il cui rilascio era intervenuto direttamente il presidente siriano Bashar al Asad, che aveva telefonato al suo omologo libanese, Michel Suleiman.

Samaha, personalità di spicco e “insospettabile”, ha confessato subito di essersi prestato al gioco dei servizi di sicurezza siriani. E ha ammesso tutte le accuse raccolte dall’inchiesta condotta dai servizi di sicurezza della polizia.

Inizialmente, subito dopo la notizia del fermo di Samaha, i rappresentanti della coalizione governativa libanese vicini a Damasco e a Teheran avevano gridato al “complotto” e minacciato di far salire la tensione nel Paese con atti di “disobbedienza civile” (spesso in Libano sono la scintilla di scontri armati a sfondo confessionale).

Poi, quando è stata confermata la voce che Samaha aveva confessato, il movimento sciita Hezbollah che guida la coalizione di maggioranza, si è trovato costretto a smentire quanto detto prima da un suo deputato – Muhammad Raad, che aveva definito il fermo di Samaha un “atto politico”. Hezbollah e i vari clienti siriani in Libano rimangono di fatto in un imbarazzato silenzio.

Il generale Mamluk “è sospettato – secondo fonti giudiziarie di Beirut – di aver costituito un gruppo con l’obiettivo di provocare massacri interconfessionali e atti terroristici usando ordigni esplosivi trasportati e nascosti da Michel Samaha”, oggi formalmente incriminato.

Le stesse fonti hanno detto che l’alto ufficiale siriano e i suoi complici sono anche sospettati di aver preparato l’uccisione di personalità politiche e religiose, tra cui il patriarca maronita Butros al Rai. Il generale Ali Mamluk è dal 24 luglio capo dell’Ufficio di sicurezza nazionale con il rango di ministro e dipende direttamente dal presidente Bashar al Assad.