Siria, l’opposizione in patria getta la spugna

E’ stata rinviata a data da destinarsi la conferenza dell’opposizione siriana in patria annunciata inizialmente per domani domenica 23 settembre 2012. Lo hanno comunicato oggi in una conferenza a Damasco alcuni rappresentanti del Comitato di coordinamento nazionale (Ccn) principale sigla dell’opposizione interna.

La decisione è stata presa, guarda caso, all’arresto da parte dei servizi di sicurezza dell’aeronautica di tre membri del Ccn, due dei quali erano appena tornati da un incontro col ministro degli esteri cinese a Pechino.

Nel comunicato odierno non vi è però alcun riferimento all’arresto di Abdel Aziz Kheir, Iyad Ayyash e Maher Tahhan: La conferenza è stata rinviata sine die “per evitare ogni iniziativa che possa portare al rafforzamento delle divisioni dell’opposizione nazionale e al prolungamento della crisi siriana”.

Il regime, ancora una volta, ha segnato chiaramente i limiti entro cui questa “opposizione in patria” deve muoversi. I tre finiti nelle mani delle mukhabarat jawiyye saranno forse rilasciati nelle prossime ore. Ma alla vigilia dell’annunciata conferenza (già rimandata dal 12 al 23 settembre), il loro arresto – come sempre non comunicato in termini ufficiali dalle autorità – è servito a evitare un’iniziativa giudicata evidentemente pericolosa alla tenuta del sistema.

Qualche voce malevola già domanda: a cosa si riferiscono allora il presidente siriano Bashar al Asad, il premier e i ministri quando parlano della necessità di instaurare un dialogo interno, senza interferenze esterne, tra opposizione e regime? Quando si afferma che solo il popolo siriano è sovrano, perché non consentire a questa parte di popolo di riunirsi e discutere?

Il lealista risponde: ma il regime cosa c’entra con il rinvio della conferenza dell’opposizione? La decisione di spostare l’iniziativa sine die è stata presa in piena autonomia dalla stessa opposizione. Perché attribuite al regime ogni male?

Il malevolo incalza: Ma se tre membri di quest’opposizione spariscono a 48 ore dall’inizio della conferenza e il giorno dopo si viene a sapere che sono stati arrestati da uno degli organi di controllo del regime, come dobbiamo interpretare questo arresto? In altri Paesi sarebbe giudicato come un “avvertimento mafioso”.

Il lealista ha la meglio: Non puoi dimostrare che i tre sono stati arrestati dai servizi di sicurezza militari. Non c’è niente di scritto. Non è apparso su nessun giornale siriano. Saranno stati rapiti da bande criminali – che ora godono del clima di insicurezza creato dai terroristi e dai disfattisti – e voi accusate ora il regime. Perché vedete il regime come responsabile di ogni male?

E a Damasco la vita continua. Altrove no.