Siria, ma non c’erano le elezioni?

parlamento sirianoA maggio scorso erano previste le elezioni legislative… sono state spostate sine die. Senza darne avviso, senza un decreto reso pubblico. Guarda caso si sono trovati tutti d’accordo i deputati nel prolungare la legislatura. La direzione del Baath ha approvato. La presidenza non ha avuto nulla da ridire.

In un articolo di al-Hayat, scritto dal bravo ma imbavagliato Ibrahim al-Hamidi, si riporta quanto deciso nella riunione del 18 agosto scorso a Damasco, tra il presidente Bashar al-Asad e i quadri del partito al potere da mezzo secolo. Hanno deciso che la discussione sull’eventuale emendamento dell’articolo n.8 della Costituzione, che stabilisce che il Baath è alla guida della politica e della società e di cui i manifestanti chiedono l’abolizione e con loro i dissidenti da molti anni, sia prolungata per dare la possibilità di “coinvolgere tutte le parti della società”.

Vedete quanto sono democratici? Non se la sentono proprio di prendere una decisione così importante da soli. E siccome ancora non è chiaro cosa vuole il popolo, preferiscono prendersi un altro mese, o forse due, per sottoporre la questione ai quadri più bassi del partito. Un tempo si sarebbe detto: “Sentiamo la base cosa dice!”. Perché non sia mai che in Siria si escluda la “base” dalle decisioni cruciali.

A fine articolo, si ricorda anche che il parlamento si è riunito in questo mese e che all’unanimità hanno deciso di continuare la legislatura. Fino a nuove elezioni. Che si terranno “nel corso di mesi”. Quando? A chi importa più ormai? Probabilmente non ci saranno più elezioni con il Baath in Siria.