Siria, pericolosa miopia francescana

Il predicatore Ar'urLe gerarchie delle varie chiese cristiane continuano a difendere il regime siriano di Bashar al Assad, che oggi 16 settembre ha ucciso altri 44 civili nel 29/mo venerdì consecutivo di proteste.

L’ultima implicita manifestazione di lealismo giunge dal sito Terrasanta.net, della Custodia francescana, che denuncia le affermazioni di uno shaykh sunno-salafita siriano, residente in Arabia Saudita, autore di una presunta minaccia rivolta ai sostenitori del regime, e quindi anche ai cristiani.

Secondo l’autore dell’articolo, Carlo Giorgi, alla redazione di Terrasanta.net è giunto un video “dalla chiarezza disarmante”, in cui lo shaykh Adnan Ar’ur minaccia i collaborazionisti del regime di esser “fatti a pezzi” e la cui “carne sarà tritata e data in pasto ai cani”. Sul sito non è indicato alcun link al video incriminato, ma in rete è facile individuarlo: ne ho trovato una versione con i sottotitoli in inglese. In questo i cristiani non sono mai nominati espressamente. Sottigliezze? Forse, ma questo gli attenti francescani non lo precisano.

I Custodi di Terra Santa hanno invece fatto una ricerca in inglese (perché non in arabo?) e hanno scovato un articolo sul sito Internet, in inglese appunto, della tv panaraba – saudita! – al Arabiya, che descrive lo shaykh come un “moderato”, una “figura simbolica” della rivolta in corso. In realtà Ar’ur è un estremista isolato, poco ascoltato nel suo Paese d’origine, che è dovuto andar via dalla Siria anni fa.

Si è rifugiato in Arabia Saudita dove non ha trovato spazio sulle importanti emittenti di predicatori e si è dovuto accontentare di due canali minori: al Wisal e al Safa, quest’ultimo che trasmette dal Cairo e non da Riyad (come ha scritto Ansamed riportando pedissequamente la versione di Terrasanta.net senza verificare le informazioni. Si legga l’articolo apparso a proposito sul Mondo di Annibale).

Che i sauditi definiscano Ar’ur moderato… questo non vuol dire che lo shaykh sia legittimato in Siria, Paese che vanta una secolare storia di tolleranza tra le diverse comunità. Una tolleranza ben più antica di quella imposta col terrore dall’attuale regime baatista. Inoltre, in sei mesi di monitoraggio costante dei media panarabi – televisivi, Internet e cartacei – e di continue interviste con attivisti di diverse città ed estrazioni sociali, non ho mai sentito citare lo shaykh Ar’ur come “simbolo”, come “guida”, come “riferimento” del movimento di protesta.

Senza dubbio in Siria ci sono fondamentalisti – come altrove del resto – ma la stragrande maggioranza dei manifestanti anti-regime non ha alcun’intenzione di “fare a pezzi” i cristiani, finora rimasti ai margini della lotta nazionale. A tal proposito, riporto quanto raccontatomi da Raja, pseudonimo di uno dei leader sunniti degli attivisti di Homs, terza città siriana. Secondo l’articolo di Terrasanta.net a Homs “i cristiani non escono più di casa” per timore di attacchi.

Homs è una città abitata in larga parte da sunniti. Tutti i quartieri della città, tranne quelli alawiti e cristiani, sono in rivolta. Da quelli più poveri a quelli più benestanti. Il quartiere cristiano si chiama Hamidiya. Ed è stretto tra il rione di Khaldiye, sunnita, uno degli epicentri della protesta, e quelli alawiti di Nuzha e Zahra, da cui provengono le principali bande di lealisti armate, tristemente note come shabbiha, impiegate dal regime per terrorizzare i manifestanti e compiere rappresaglie.

“Abbiamo contatti con i nostri amici cristiani, ma ci dicono che non possono unirsi alle manifestazioni perché hanno troppa paura”, racconta Raja, 35 anni, intervistato a Beirut dove è arrivato in fuga da Damasco all’inizio di settembre. “I cristiani – prosegue Raja – vivono tra due incubi: il primo, legato al presente, di essere attaccati dagli alawiti semmai questi ultimi dovessero dubitare della loro lealtà al regime; il secondo di essere vittime in futuro del fondamentalismo sunnita”.

“In Siria non abbiamo però una tradizione di estremismo”, afferma Raja. “Persino in questi mesi di rivoluzione, quando ho parlato con dei barbuti sunniti, sicuramente più conservatori di me e che ritengono haram ogni cosa, li ho sentiti pronunciare discorsi pacati e improntati alla moderazione. Non hanno alcuna intenzione di rompere l’equilibrio tra le comunità siriane. Sono sinceri. Saranno barbuti, ma rispettano i cristiani e gli altri gruppi”.

Raja racconta quindi un aneddoto esemplare. “Ad agosto, per la prima volta dopo settimane, gli abitanti di Homs hanno marciato in corteo nel bel mezzo del quartiere di Hamidiye. Erano per lo più sunniti. E i cristiani osservavano la manifestazione, impauriti, da dietro le finestre, dai loro balconi. Poi… cinque giorni dopo ignoti assaltano una chiesa del quartiere”

“Perché mai qualcuno assalta una chiesa subito dopo una manifestazione di protesta sunnita svoltasi in quello stesso rione?”, si chiede retoricamente Raja. “Che interesse hanno i sunniti a inimicarsi i cristiani? Al contrario, fanno di tutto per convincerli a non temere, a scendere assieme contro il regime”.

Attaccare un luogo sacro è un atto di ostilità. E’ forse utile alla causa dei sunniti inimicarsi i cristiani? Ma supponiamo che ad attaccare quella chiesa siano stati i seguaci di quel tale Ar’ur, così pubblicizzato dai francescani: è davvero interesse dei fondamentalisti anti-regime attaccare i cristiani? Non è piuttosto un atto che rafforza il teorema del regime: “o noi o il terrorismo fondamentalista?”.

Raja ritiene che ad assaltare la chiesa di Homs siano stati gli shabbiha dei quartieri vicini a Hamidiya. Oppure quelli che vengono dalla campagna circostante, dai villaggi di Khirbet Ghazi, Khirbet Tin, sulla strada che porta a Tortosa. Non vi sono prove. Ma la logica di chi segue da anni la Siria e ha studiato a fondo il regime di Damasco induce a ritenere più plausibile l’ipotesi che ad attaccare la chiesa siano stati i lealisti alawiti.

Loro sì che hanno interesse a terrorizzare i cristiani. Per farli rimanere a casa, come denunciano i francescani. Per farli restare ai balconi e dietro le finestre, mentre i loro concittadini rischiano la vita per una Siria migliore.

Post scriptum: perché Terrasanta.net non denuncia il fatto che un cristiano, Dawud Rajha, attuale ministro della difesa siriano, con la sua autorità sta legittimando il massacro in corso? Nell’ottica di un futuro non improntato all’odio ma alla convivenza, l’operato del ministro cristiano Rajha non sembra esser il miglior biglietto da visita per la comunità cristiana di Siria.