Siria, parlano i prigionieri liberati

Sana, i 755 liberati il 28 dicembre 2011La tv di Stato siriana ha trasmesso nelle ultime ore le interviste ad alcuni dei 755 detenuti rilasciati il 28 dicembre 2011 perché “non si sono macchiati di crimini di sangue”.

Dal 5 novembre al 28 dicembre il regime ha liberato in tutto 3.400 persone arrestate – secondo la dicitura ufficiale – “durante gli eventi in corso”. Gli attivisti forniscono dal canto loro una lista di oltre 16.000 siriani in carcere attualmente.

La liberazione dei 755 detenuti avviene in corrispondenza con la visita degli osservatori arabi in Siria. Uno dei punti del piano arabo, la cui applicazione da parte di Damasco è monitorata proprio dalla missione della Lega Araba, prevede tra l’altro la liberazione di tutti i prigionieri politici arrestati dal 15 marzo ad oggi.

Tra i prigionieri liberati intervistati, Ibrahim Ali afferma: “Ci rimettiamo al volere del resto della società per completare il percorso di riforme e di costruzione della nazione, perché distruggere la nazione richiede anni di ricostruzione… vogliamo che tutte le componenti della società partecipino all’azione di riforma”.

E ancora: “Siamo contro lo spargimento di sangue, contro la distruzione e il vandalismo, contro la chiusura delle strade (questo ultimo punto è in riferimento all’azione di chiusura delle strade come parte delle iniziative della campagna di disobbedienza civile promosse dagli attivisti anti-regime, ndr). E se abbiamo delle rivendicazioni, le presenteremo nei modi legittimi. Non dico questo di fronte alle telecamere ma è un discorso che viene da un presupposto religioso (riferimento all’Islam?, ndr).

Sempre Ibrahim Ali: “Ci sono molti Stati stranieri che assieme all’opposizione all’estero lavorano per assicurarsi la loro quota di vandalismo e distruzione della Siria”. Poi, un altro liberato, Omar Sabha, più sintetico: “Questa liberazione ci dà una grande occasione, e noi cogliamo questa occasione”. Chiarissimo. Specialmente sui motivi della sua incarcerazione.

Le carceri siriane sono talmente al passo con i tempi che i vandali, i terroristi, gli estremisti islamici, gli infiltrati, i salafiti sul libro paga degli stranieri, i microbi (per usare il termine usato mesi fa dal presidente Bashar al Asad) che vi entrano, dopo pochi mesi escono riformati, come veri patrioti. Evviva la Siria della sicurezza e della stabilità. Evviva il processo di riforme. E chi non ci crede è un nemico della Patria!