Siria, proposte regole per candidarsi alle presidenziali

La commissione per la modifica della costituzione, Sana, dicembre 2011

La Costituzione siriana in vigore dal 1973 prevede che l’elezione del capo dello Stato avvenga secondo una procedura dall’alto verso il basso: i vertici del Baath candidano un nome, che deve essere approvato dal parlamento.

Solo a quel punto viene coinvolto il popolo, a cui si chiede – tramite referendum – di confermare o meno la scelta del partito al potere e del parlamento, dominato dal Baath stesso. Non ci sono più candidati eletti direttamente dal popolo, né ci sono candidati eletti dal parlamento.

Nelle sue recenti interviste tv, l’attuale presidente Bashar al Assad ha più volte affermato che nel 2014, quando scadrà il suo mandato, le elezioni saranno aperte a candidati non nominati dal Baath.

A tal proposito, la commissione siriana incaricata di rivedere la costituzione si è riunita martedì scorso 20 dicembre a Damasco per discutere come emendare gli articoli relativi all’elezione del presidente della Repubblica.

Fonti della commissione citate mercoledì 21 dicembre 2011 dal quotidiano panarabo al Hayat, con un articolo firmato da Damasco dalla collaboratrice accreditata Samar Azmashli, affermano che è stato proposto di limitare la possibilità di candidarsi ai cittadini siriani residenti in Siria da almeno dieci anni, che abbiano compiuto 40 anni di età e che siano figli e nipoti di cittadini siriani.

Formata con decreto presidenziale lo scorso 15 ottobre, la commissione deve concludere il suo lavoro consultivo entro il 15 febbraio 2012. A quel punto, le raccomandazioni presenti nel suo rapporto potranno essere prese in considerazione dagli organi legislativi ed esecutivi di Damasco. Fino ad allora, queste osservazioni rimangono delle semplici proposte.

Che sono comunque indicative di una logica: se si dovesse modificare il sistema attuale di elezione del presidente, i candidati che sfideranno Bashar al Assad nel 2014 non dovranno appartenere alle file dell’opposizione all’estero. Né essere siriani nati da matrimoni misti, magari all’estero.

La corrispondenza di al Hayat da Damasco ci informa anche delle ferventi discussioni in corso in seno alla commissione per decidere se modificare o meno il nome del parlamento, chiamato da decenni Assemblea del popolo (Majlis ash Shaab).

Le proposte vanno da Assemblea dei deputati (Majlis an Nuwwab), forse troppo filo-occidentale… ad Assemblea dei deputati del popolo (Majlis Nuwwab ash Shaab), che conserva “la tradizione” (popolo) con la novità (deputati)… fino ad Assemblea della nazione (Majlis al Umma), decisamente più in linea col pensiero panarabo (Umma ‘arabiya wahida dhat risala khalida… una Nazione araba unica con una missione immortale… recita il motto del Baath). Insomma, il processo di riforme in Siria prosegue a ritmi davvero serrati.