Siria, resoconto del 20 novembre

Walid al Muallim, ministro degli esteri siriano in conferenza stampa il 20 novembre 2011 a DamascoLa telenovela della missione di osservatori arabi in Siria, una nuova intervista del presidente al Assad che ribadisce il suo cielodurismo, le voci su un attacco alla sede del Baath a Damasco, il programma politico del Consiglio nazionale siriano. Questi i titoli di un menù di notizie del fine settimana molto ricco. In attesa di analisi e commenti sulle varie questioni, buona lettura.

Lega Araba respinge emendamenti Damasco. La Lega Araba ha respinto il 20 novembre la richiesta da parte di Damasco di apportare modifiche alla proposta di inviare una delegazione di 500 osservatori in Siria, affermando che ciò snaturerebbe il senso della missione. Lo riferisce l’organizzazione panaraba in un comunicato. Dal Cairo si è inoltre appreso che il prossimo giovedì 24 novembre si terrà una riunione a livello di ministri degli Esteri dei paesi membri della Lega Araba per discutere di Siria.

A tal proposito, il ministro degli esteri siriano Walid al Muallim (foto in alto a sinistra) ha affermato, sempre il 20 novembre,  che un accordo tra Damasco e la Lega Araba è ancora possibile, minimizzando l’importanza dell’ultimatum dettato alla Siria dall’organizzazione panaraba. “Noi in Siria non riteniamo che l’ultimatum sia una questione importante”, ha detto Muallim, secondo cui “è il contenuto che è importante e ciò che conta è giungere ad un accordo con la Lega Araba”.

Muallim, missione osservatori mina nostra sovranità. Il ministro ha poi affermato che il piano della Lega Araba di inviare osservatori in Siria mina la sovranità del Paese.  Secondo Muallim la missione proposta dalla Lega Araba prevede una “approccio invasivo al punto da violare la sovranità siriana”. Il ministro ha poi aggiunto che invierà all’organizzazione panaraba una lettera con cui chiederà chiarimenti riguardo al suo ruolo.

Il ministro ha accusato alcuni Paesi membri della Lega Araba di utilizzare l’organizzazione panaraba come uno “strumento” per arrivare al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. “Non possiamo prendere decisioni precipitose, ciò che serve è una una riflessione razionale in quanto alcuni nel mondo arabo utilizzano la Lega Araba come uno strumento per arrivare al Consiglio di Sicurezza”, ha detto.

Al-Asad, prosegue nostra lotta contro miliziani armati. “Il conflitto continuerà così come la pressione per assoggettare la Siria”, ha affermato in un’intervista pubblicata dal Sunday Times britannico il 20 novembre scorso il presidente siriano Bashar al Assad. “La Siria non si piegherà”, ha aggiunto il presidente che ha accusato la Lega Araba di agire per creare un pretesto per scatenare un intervento militare da parte dell’Occidente che, ripete, provocherà un “terremoto” nella regione. “Un intervento militare – sottolinea – destabilizzerà la regione intera e tutti i Paesi saranno coinvolti”.

Per il rais “l’unica via è di individuare e perseguire le bande armate, bloccare l’afflusso delle armi dai Paesi vicini, prevenire il sabotaggio e imporre la legge e l’ordine”. L’intervento della Lega Araba che ha chiesto la fine delle violenze, per Assad ha lo scopo di “far vedere che esistono problemi tra gli arabi – afferma – fornendo così un pretesto ai Paesi occidentali per un intervento militare contro la Siria”.

Il presidente si dice ossessionato dalla necessità di “fermare il sangue versato dai terroristi armati che colpiscono in alcune aree” ma la previsione è che “il conflitto continuerà, come le pressioni per soggiogare la Siria.

“Adesso, dopo otto mesi – aggiunge – il quadro è chiaro. Non è questione di proteste pacifiche ma di un’operazione armata”. La prossima primavera al Assad intende indire le elezioni che porteranno ad un nuovo governo e in caso di sconfitta si dice pronto a lasciare la carica. “Sono qui per servire il mio Paese – afferma – non spetta al Paese servire me” ma se si tratterà di difendere la Siria da un attacco militare e’ pronto a combattere e morire.

Le elezioni politiche promesse dal presidente entro febbraio 2012 si svolgeranno seguendo le regole dettate dall’attuale costituzione e dalla vigente legge elettorale, che assegnano al partito Baath, di fatto al potere da mezzo secolo, la maggioranza d’ufficio in Parlamento.

La nuova assemblea nazionale dominata dal regime sarà incaricata – sempre secondo il presidente – di riscrivere la costituzione. Solo dopo si potranno aprire i seggi per elezioni presidenziali aperte ad altri candidati.

Muallim, se dovremo combattere combatteremo. “Se ci imporranno di combattere, noi combatteremo”: così il ministro degli esteri siriano, Walid al Muallim, si è espresso in una conferenza stampa a Damasco. “Noi speriamo che non ci venga imposto”, ha detto ancora Muallim, aggiungendo che “i problema in Siria non può essere risolto che dagli stessi siriani”.

Muallim, opposizione non è ben armata. Il ministro degli esteri siriano, Walid al Muallim, ha negato oggi che in Siria ci sia il pericolo di una guerra civile, un timore espresso recentemente dalla segretaria di stato Usa, Hillary Clinton che, secondo lui, “scambia i propri desideri per la realtà”. “Quando la signora Clinton dice che l’opposizione è bene armata…é come quando gli inglesi parlano di ‘wishful thinking'”, cioé lo scambio fra desideri e realtà, ha detto Muallim in una conferenza stampa a Damasco.

La sede del Baath a Damasco, colpita - secondo alcune fonti - da due granate il 20 novembre 2011 (Foto AP del 20 novembre)Presunto attacco a sede Baath di Damasco. Almeno due granate con propulsione a razzo hanno colpito il principale edificio del Baath a Damasco (foto a destra) il 20 novembre.

Lo hanno affermato alcuni residenti. Se confermato, si tratta del primo attacco nella capitale siriana da quando otto mesi fa scoppiò la protesta contro il presidente Bashar al Assad. ”La polizia ha bloccato la piazza dove si trova l’edificio del Baath. Ma ho visto una colonna di fumo innalzarsi dallo stabile e camion a fuoco intorno”, ha detto un testimone all’agenzia Reuters.

Consiglio nazionale presenta suo programma politico. Il Consiglio nazionale siriano (Cns), che riunisce le principali forze dell’opposizione e di cui fanno parte i Comitati di coordinamento degli attivisti in patria, ha annunciato il suo programma politico che ha come obiettivo la caduta del regime siriano e l’elezione di un’assemblea costituente al termine di un periodo di transizione di un anno.

Il documento è stato pubblicato sul sito Internet dei Comitati di coordinamento, a dimostrazione che il Cns non è solo un gruppo di oppositori all’estero. “La caduta del regime siriano e di tutti i suoi simboli è l’obiettivo di questo consiglio che rappresenta la maggior parte delle forze politiche, dei gruppi di opposizione e dei principali movimenti di contestazione”, si legge nel documento il cui il Cns afferma di voler “preservare la natura pacifica della rivolta” e di sostenere “l’edificazione di uno Stato civile, democratico, pluralista e basato su un sistema parlamentare”.

Il Cns menziona quindi la necessità di perseguire l’eguaglianza tra i cittadini, la separazione dei poteri, la protezione e la garanzia dei diritti delle minoranze. Poi, in particolare, nel suo programma il Cns annuncia che si metterà alla “guida del Paese con l’istituzione militare per il periodo transitorio al fine di perseguire l’unità e la sicurezza del Paese”. Verrà inoltre formato un “governo transitorio incaricato di organizzare nel giro di un anno elezioni libere, sotto una supervisione araba e internazionale, per designare un’assemblea costituente che rediga una nuova Costituzione”.

Comitati coordinamento, oggi almeno 12 civili uccisiSette nella regione centrale di Homs, quattro in quella nord-occidentale di Idlib, uno in quella orientale di Albukamal.

Cairo, 20 novembre 2011. Lealisti siriani si difendono a mani nude da un salafita anti-regime che imbraccia un Rpg appena fornitogli dal cattivone Erdogan (Foto Reuters, che nella didascalia scrive che ad esser picchiato è un anti-regime siriano)Scontri al Cairo tra anti-regime e pro-regime. Manifestanti ostili al regime siriano di Bashar al Assad e suoi sostenitori si sono scontrati al Cairo, di fronte alla sede della Lega Araba, nei pressi di piazza Tahrir. Lo ha constatato un giornalista dell’Afp. Gli oppositori, che sono accampati davanti alla Lega Araba da settimane, hanno affermato di essere stati aggrediti da circa 150 partigiani del regime di Damasco che brandivano cartelli con il ritratto del rais al Assad.

Dopo i tafferugli, i pro-regime, fra i quali l’attore siriano Zuheir Abdel Karim, si sono rifugiati nell’ambasciata siriana, a circa due chilometri dalla sede della Lega Araba. L’agenzia Sana riferisce invece che ad essere stati attaccati sono stati gli inermi lealisti