Siria, tra elezioni e disobbedienza civile

Logo dello "Sciopero della dignità", 11 dicembre 2011E’ tutto pronto in Siria per l’apertura il 12 dicembre delle urne per il rinnovo dei consigli municipali, ma i seggi elettorali secondo attivisti saranno boicottati nell’ambito di un’azione di ”disobbedienza civile” cominciata domenica 11 dicembre e contrassegnata da un primo sciopero generale in diverse localita’ del Paese, mentre negli epicentri della rivolta e’ proseguita la repressione del regime, e nel sud e nel nord-ovest si sono verificati scontri tra forze lealiste e militari disertori.

La sera del 12 dicembre scadrà inoltre l’ultimatum di 72 ore imposto dal regime alla cittadinanza di Homs per mettere fine alle proteste anti-governative. E’ quanto affermano i Comitati di coordinamento degli attivisti della terza città del Paese, ormai teatro di battaglie tra l’esercito e le forze di sicurezza fedeli al presidente Bashar al Assad e gruppi di soldati e civili unitisi per resistere alla repressione.

Scontri si sono verificati tra esercito regolare e gruppi di disertori domenica 11 nella regione nord-occidentale di Idlib, dove secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus, organizzazione da anni presente sul territorio con una fitta rete di attivisti in loco) sono stati date alle fiamme due veicoli di trasporto truppe. Scenario analogo anche a Busar al Harir, località nella regione meridionale di Daraa, dove almeno tre carri armati – secondo l’Ondus – sono stati colpiti dal fuoco di disertori.

Testimoni locali interpellati dall’agenzia Reuters riferiscono di un assalto condotto dalle truppe della 12/a brigata corazzata nei pressi della località montagnosa di Luja, roccaforte dei militari unitisi ai cittadini in rivolta. L’agenzia ufficiale Sana riferisce dei funerali di 13 tra soldati e agenti delle forze dell’ordine uccisi da terroristi in diverse localita’ del Paese senza precisare la data del loro ”martirio”. Sempre la Sana afferma dell’uccisione, da parte di terroristi di un ingegnere di Homs, Maher Ghadir, responsabile di una centrale di gas.

Sul sito del Centro di documentazione delle violazioni in Siria, legato ai Comitati di coordinamento locali, è invece pubblicata (alle 20:30 ora di Damasco di domenica 11 dicembre) una lista aggiornata a stasera e dettagliata di 20 civili uccisi. Dopo aver riportato l’uccisione di 54 persone tra venerdi’ e ieri, i Comitati riferiscono oggi della morte per mano delle forze lealiste di cinque persone nella regione di Idlib, altrettante in quella centrale di Hama (tra cui Rosa Hamid, 13 anni), quattro in quella di Daraa, due a Duma, sobborgo di Damasco, e quattro a Homs (tra cui Samer Abrash di 2 anni e Shuhd Hussein, di 5).

Il ministro per l’amministrazione locale Omar Ghalawnji ha dichiarato alla Sana che è tutto pronto per le elezioni municipali di domani: 42.899 candidati si sfideranno per aggiudicarsi i 17.588 seggi dei consigli regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali. ”Il ministro ha invitato i cittadini a esercitare il loro diritto costituzionale”, affermando che ”in Siria la democrazia e’ una pratica da anni consolidata”.

Gli attivisti hanno invece invitato i siriani a disertare i seggi, dicendosi soddisfatti per la risposta della cittadinanza allo ”sciopero della dignità”. ”A Daraa, Idlib e in alcuni quartieri di Damasco lo sciopero ha avuto una adesione quasi totale”, affermano gli attivisti, che pubblicano in rete numerosi video amatoriali in cui si mostrano strade vuote e saracinesche abbassate.

Gli stessi attivisti hanno denunciato l’intervento violento delle forze di sicurezza a Daraa, Maarrat an Numan (Idlib), Harasta e Duma (sobborghi di Damasco), che hanno intimato ai negozianti di aprire i loro esercizi pena la distruzione dei locali. L’agenzia Sana ha mostrato foto dei principali mercati delle citta‘ del Paese ”aperti e attivi”, affermando che ”dietro agli appelli di sciopero ci sono gruppi terroristici sostenuti dall’estero”. (Resoconto scritto per Ansa l’11 dicembre 2011).