Storia di una percentuale ‘bulgara’

Hafez al Asad, al potere dal 1970 al 2000

Bashar al Asad rimane formalmente presidente della Repubblica araba di Siria fino ad almeno il 2021, ottenendo l’88,7% dei voti alle “elezioni” svoltesi il 3 giugno 2014. L’affluenza alle urne è stata del 73%.

Secondo i conteggi ufficiali non verificabili in maniera indipendente, sono undici milioni i siriani che hanno votato. Lo stesso numero di siriani aveva detto “sì” nel 2007 al referendum confermativo per la rielezione di Asad.

Per la prima volta dopo decenni, non è più un nove la prima cifra delle decine della percentuale della vittoria di un Asad ai vertici del regime.

L’altra novità di queste “elezioni” è stata rappresentata dalla presenza di altri candidati: Maher Hajjar (4,3%) e Hasan Nuri (3,2%) si sono prestati a interpretare il ruolo di “sfidanti” per assicurare quel pizzico di “pluralismo” alle consultazioni.

Andando a ritroso nella storia delle “vittorie elettorali” degli Asad, al potere dal novembre del 1970, si scopre che fino a oggi la percentuale più bassa si era registrata sette anni fa: per Asad c’erano stati ‘solo’ il 97,6% dei “sì”.

Nel 2000, il novantanove-virgola-sette-per-cento. Quella era però la “prima” di Asad figlio dopo la morte del padre Hafez (foto in alto), il “duce immortale”. Difficile pensare a una percentuale più bassa.

Ma Hafez era stato confermato presidente solo un anno prima, nel 1999, con la cifra tonda del 100%. Così andò anche nel 1991 e nel 1985. Mai sotto il cento-per-cento dal 1985 al 1999: non male.

Per registrare una leggera inflessione bisogna tornare al 1978: 99%. Un altro ‘imperfetto’ 99% si registrò nel marzo del 1971, quando Asad padre si presentò per la prima volta al “popolo” per chiedere la conferma della decisione del Baath e del parlamento.  Era solo l’inizio.