Uccidere Geagea in questo contesto, a chi fa comodo?

Samir Geagea, leader del partito cristiano delle Forze libanesi, che si oppone al governo libanese filo-siriano, ha detto di essere stato oggetto di un attentato la mattina del 4 aprile 2012 nella sua residenza a Maarab, a nord di Beirut, quando due colpi d’arma da fuoco sono stati sparati contro di lui mentre passeggiava in giardino.

Per Geagea, che è rimasto illeso, l’episodio è “una nuova puntata nella catena di assassinii politici”, nella quale ha inserito anche l’uccisione, nel 2005, dell’ex premier Rafiq Hariri.

Durante la guerra civile (1975-90) Geagea aveva comandato un braccio delle milizie cristiane. Alla fine del conflitto intestino è stato l’unico ex signore della guerra libanese ad aver pagato, con 11 anni di carcere dal 1996 al 2005, i crimini commessi da lui e dai suoi sottoposti.

”Stavo passeggiando in giardino e mi sono chinato per raccogliere un fiore, quando ho sentito gli spari e mi sono gettato a terra”, ha detto in una conferenza stampa tenuta nel pomeriggio nella sua residenza. Successivamente il leader cristiano e le sue guardie del corpo hanno visto due fori provocati dai proiettili in un muro.

Le forze di sicurezza, intervenute sul posto, hanno trovato nell’area i bossoli dei due proiettili, di calibro 12,7, per un fucile da cecchino, ha precisato l’agenzia libanese Nna.

”Questi sono tentativi di inviare dei messaggi – ha affermato Geagea – ma questa volta per me il messaggio poteva essere l’ultimo”. Geagea è tra i critici più implacabili della repressione nella vicina Siria e del movimento sciita libanese Hezbollah, fedele alleato di Damasco e attualmente al governo a Beirut.

Sulle sue stesse posizioni è un altro partito cristiano, quello delle Falangi, mentre un terzo raggruppamento cristiano, la Corrente patriottica libera di Michel Aoun, e’ al governo con Hezbollah e su posizioni filo-siriane.

Quattro membri di Hezbollah sono stati incriminati dal Tribunale speciale per il Libano dell’Onu incaricato di far luce sull’attentato in cui, il 14 febbraio del 2005, furono uccisi Rafiq Hariri, fautore di una politica anti-siriana, e altre 22 persone.

Saad Hariri, figlio di Rafiq e a sua volta primo ministro fino allo scorso anno, ha espresso in una nota solidarieta’ a Geagea, chiedendo alle autorità di Beirut di ”scoprire tutte le circostanze” relative all’episodio e ”informare l’opinione pubblica su quanto è realmente successo e che cosa viene architettato per minacciare il Libano e la sua stabilità”.