Un po’ kitsch… ma a Wazzani torna la vita

Era un ristorante di campagna, con i tavoli di plastica appoggiati al cemento o dentro l’acqua e i narghilé attorno alle sedie. I ragazzi si tuffavano nel fiume, il Wazzani. Che è un affluente dello Hasbani, che a sua volta va a finire nel Giordano, che alimenta il lago di Tiberiade, che è il trenta per cento di riserve di acqua dolce di Israele.

Il ristorante è però in Libano, così come le sorgenti dello Hasbani e del Wazzani. Non ho mai dimenticato l’ilarità e la spensieratezza di quei ragazzi che si tuffavano in acqua incuranti della torretta di guardia israeliana, installata ai margini del villaggio conteso di Ghajar. Poco più in là, sulla rupe. Era luglio 2003, nove anni fa.

Poi c’è stata la guerra del 2006 e quel ristorante è stato chiuso. Smantellato. I recinti israeliani sono arrivati a ridosso della riva, quella opposta dove ero seduto io e da dove si tuffavano i ragazzi libanesi.

Ogni volta che sono tornato a curiosare attorno a Ghajar – villaggio di origini siriane, abitato da alawiti ma dal 1967 di fatto in Israele, anche se alcuni suoi terreni e case sono con gli anni finiti in Libano – mi sporgevo dal lato libanese per vedere se il “mio” ristorante aveva riaperto. Silenzioso, dimenticato. Il lucchetto del cancello arrugginito. “Meglio non avvicinarsi”, mi ripetevano gli accompagnatori.

E ora, dopo sei anni dal conflitto, ecco un resort! Ne parla oggi 2 agosto 2012 il quotidiano di Beirut al Safir. Al posto del ristorante di campagna e con i tavoli rossi e bianchi di plastica, spunta un complesso turistico con piscina, cascate artificiali, palazzi finto-antichi… un po’ come il ristorante al Saha (la Piazza) che sorge nella periferia sud di Beirut lungo la vecchia strada per l’aeroporto. Quel kitsch pseudo-storico che piace tanto ai turisti del Golfo – mediamente ignoranti in fatto di Storia – e a certi libanesi arricchitisi in Africa e in Nordamerica.

Di positivo – penso – c’è il fatto che in quell’angolo di Medio Oriente dove l’esile corso del Wazzani fa una curva e strizza l’occhio al reticolato israeliano di Ghajar, tornerà un po’ di vita e di normalità. Fatta di schiamazzi di bambini, di brindisi di bicchierini di araq e di assordanti canzoni pop arabe per celebrare il matrimonio del giorno. Con buona pace di tutti quei commentatori che si riempiono la bocca con scenari di una nuova guerra termo-globale-nucleare in Medio Oriente.