‘Possiamo uccidervi senza imbarazzo’

17775_698737016809202_580395631_nUna giovane siriana, Sara Allaw (foto), ha ammesso in tv di aver praticato il jihad sessuale (jihad an nikah), di essere affiliata ad al Qaida da quando aveva 14 anni e di essere, a 21 anni, un’emira del più noto gruppo jihadista operativo nella Siria in guerra.

La straordinaria rivelazione è stata trasmessa dalla tv di Stato siriana l’11 agosto scorso ed è stata ripresa da diversi media legati a vario livello col regime della famiglia Asad.

La confessione pubblica di Sara, originaria di Abu Kamal nella regione di Dayr az Zawr, ha avuto una forte eco soprattutto per il tema che la riguarda: il jihad sessuale sarebbe praticato da giovani donne siriane che si prostituiscono per soddisfare le “esigenze” di miliziani locali e stranieri.

Sulla vicenda di Sara Allaw ha però indagato il Centro di documentazione delle violazioni in Siria (Vdc). Il Vdc ha contattato un noto attivista di Abu Kamal che conosce bene la famiglia della giovane “emira” qaedista, e che ha affermato che «Sara era stata arrestata nella sede dell’Università di Damasco, nella facoltà di scienze islamiche, dopo che aveva discusso con alcuni colleghi universitari a proposito di quanto stava accadendo in Siria”.

“Un informatore tra questi colleghi – prosegue la fonte del Vdc – aveva passato il suo nome ai servizi di sicurezza del regime che l’avevano arrestata proprio mentre sosteneva un esame universitario”.

Da allora di Sara Allaw non si erano più avute sue notizie. Fino alla sua comparsa sugli schermi della tv di Stato, intervistata come capo locale della Jabhat An Nusra, il principale gruppo qaedista nelle regione orientale e nord-orientale siriane.

Difficile dire con certezza cosa sia successo a Sara Allaw. Ma la storia siriana – e di tante altre dittature – è colma di casi di detenuti arrestati perché giudicati pericolosi politicamente e costretti a confessare pubblicamente, spesso dopo torture fisiche e mentali e dopo forti pressione sulle loro famiglie, di esser colpevole dei crimini di cui si è accusati.

Spesso, la propaganda del regime appare ingenua e facilmente contestabile. Ma, come nei giorni scorsi hanno scritto numerosi attivisti siriani, “tramite i suoi media il regime non si rivolge solo a chi lo sostiene e ha bisogno di credere a quella versione artefatta. Con questi espedienti il regime invia un messaggio chiaro a tutti coloro che non credono alle sue ‘verità’. Il messaggio implicito è: siamo capaci di uccidervi senza alcun imbarazzo. Non abbiamo nemmeno bisogno di inventare bugie più credibili”.