Yara, la giovane cristiana “fiancheggiatrice dei terroristi”

Yara Shammas, 21 anni, cittadina siriana. (di Lorenzo Trombetta). Accusata di sostegno “ai terroristi” che da oltre un anno secondo il regime siriano mettono a ferro e fuoco il Paese, Yara Shammas, 21enne attivista cristiana di Damasco, apparirà sabato 21 aprile di fronte al tribunale militare di Homs dopo esser stata arbitrariamente arrestata e per oltre un mese rinchiusa in una cella sotterranea dei servizi di sicurezza siriani. Nonostante lo stato d’emergenza sia stato formalmente abolito nell’ambito delle “riforme” avviate dal presidente Bashar al Assad.

Frammenti dell’odissea di Yara, laureata all’istituto informatico di Damasco e attivista del movimento non violento, sono stati raccontati all’ANSA da Michel Shammas, padre della ragazza e noto avvocato per i diritti umani. “Domani mi presenterò al tribunale militare di Homs per difendere mia figlia”.

Interi quartieri di Homs, terza città siriana nel centro del Paese, sono completamente distrutti e altre zone vengono incessantemente bombardate dall’artiglieria del regime, che legittima la repressione accusando non meglio precisati terroristi ed estremisti islamici pagati dall’estero di essere responsabili delle violenze.

“Nonostante la pericolosa situazione a Homs, il dossier di Yara è stato trasferito lì”, afferma l’avvocato Shammas, contattato telefonicamente a Damasco. La giovane era stata fermata il 7 marzo scorso nella capitale con altri otto ragazzi.

“Erano seduti al caffè Ninar di Bab Sharqi, nella città vecchia. Non facevano nulla di strano”, ricorda il padre. “Poi sono arrivati degli uomini in borghese, arrestandoli tutti e portandoli in un luogo sconosciuto”.

Solo tre giorni dopo la famiglia ha saputo che la ragazza era rinchiusa nei sotterranei della ‘Sezione Palestina’, un dipartimento dei servizi di sicurezza militari. “Dei nove ragazzi, sei sono stati liberati, per lo più ragazze velate”.

In carcere sono rimasti Yara e due giovani, Abdallah al Sayyid studente di Homs e Jihad Jammal giornalista di Aleppo. Secondo quanto l’avvocato Shammas ha appreso dalle autorità, Yara è accusata di essersi recata a Homs e di aver portato sostegno morale ai “terroristi”, termine con cui il regime indica i membri dell’Esercito libero dei disertori (Esl).

Il padre ricorda che “Yara svolgeva a Damasco e in altre città, tra cui Homs, campagne di sensibilizzazione per il movimento non violento e contro il confessionalismo, per la creazione di uno Stato civile fondato sul principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini, al di là dalle appartenenze religiose ed etniche”.

L’avvocato ha potuto incontrare sua figlia solo quando lunedì scorso è riemersa dai sotterranei dei servizi segreti militari ed è stata trasferita nel carcere di Adra, nei pressi di Damasco. “Lunedì 16 aprile le ho potuto parlare per 40 minuti. L’ho trovata molto provata e indebolita fisicamente. Non ha subito torture fisiche, ma pressioni ed intimidazioni psicologiche” afferma Shammas.

Ma solo ieri il padre-avvocato ha saputo che Yara e il suo dossier sono stati trasferiti a Homs. “Considero questa una violazione delle procedure penali siriane, secondo cui è competente il tribunale che controlla il territorio dove l’imputato è stato arrestato, e non dove sarebbe stato commesso il presunto crimine.

Perché trasferirla a Homs?”, si chiede Shammas, che ribadisce che la legge d’emergenza, entrata in vigore pochi mesi prima l’avvento del Baath 50 anni fa e poi abolita l’anno scorso, “è stata cancellata solo sulla carta. E’ stata sostituita dal decreto 55″ che conferisce ai servizi di sicurezza un potere di fermo di fatto illimitato e conferma la competenza dei tribunali militari su molti processi civili. (ANSA, 20 aprile 2012).