SiriaLibano » Fratelli musulmani http://www.sirialibano.com "... chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo..." Fri, 02 Dec 2016 12:52:26 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.1.34 "... chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo..." » Fratelli musulmani no "... chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo..." » Fratelli musulmani http://www.sirialibano.com/wp-content/plugins/powerpress/rss_default.jpg http://www.sirialibano.com Dopo trent’anni esce allo scoperto. Ma teme ancora il regime http://www.sirialibano.com/siria-2/dopo-trentanni-esce-allo-scoperto-ma-teme-ancora-il-regime.html http://www.sirialibano.com/siria-2/dopo-trentanni-esce-allo-scoperto-ma-teme-ancora-il-regime.html#comments Thu, 06 Jun 2013 14:24:02 +0000 http://www.sirialibano.com/?p=15661 L’articolo che segue, apparso sul giornale panarabo al Hayat e tradotto da Federica Raimondi, riporta l’esperienza di uno dei numerosi studenti siriani coinvolti negli scontri avvenuti a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 che videro il regime dell’allora presidente Hafiz al Asad scontrarsi con l’ondata di sollevamenti di matrice islamica e che ebbe come culmine i tragici eventi di Hama del 1982. In quel periodo un numero imprecisato di studenti e docenti furono arrestati o uccisi perché creduti sostenitori del movimento islamico.

(al Hayat, 7 aprile 2013) Con la rivoluzione un giovane siriano ha trovato il coraggio di uscire dal suo isolamento volontario dopo trent’anni passati nascosto per paura di essere arrestato. Oggi nonostante si trovi in un campo profughi in Turchia fa ancora fatica a raccontare per intero la sua storia.

Negli anni ottanta, durante il conflitto tra il regime e i Fratelli musulmani, M.M. era uno studente dell’università di Aleppo quando le forze di sicurezza fecero irruzione nella sua stanza della città universitaria, arrestandolo per sospetta solidarietà con quell’organizzazione alla quale non era mai appartenuto. Suo fratello maggiore fu arrestato e ucciso nella prigione di Palmira all’inizio degli anni ’80.

Il giovane preferisce non rivelare il suo nome per intero per non esporre i suoi parenti ad un’eventuale ritorsione del regime. Della vita durante la sua detenzione racconta: “Ci sono stati momenti terribili, ho cominciato a pregare. Un giorno, la guardia che mi tratteneva in una stanza dell’università si è distratta e ho deciso di scappare. Che mi uccidessero i proiettili o che riuscissi ad evadere, sarebbe stato comunque meglio che andare in prigione. Sono arrivato da un amico che mi ha prestato un’auto per  tornare a casa”, in uno dei paesini della provincia di Aleppo, nella Siria settentrionale.

Da allora il giovane si è nascosto dagli occhi di tutti nella casa della sua famiglia, dove, dice, “nessuno sapeva mi trovassi lì a parte mio fratello, mia madre e mia zia. Neanche i miei nipoti sapevano che io ero lo zio ed erano convinti fossi uno sconosciuto che il loro padre stava ospitando in casa”.

Per tutto il tempo della scomparsa M. è uscito solo due volte per andare dal medico, e “anche se uscire era diventato facile dato che nessuno mi conosceva, uscivo comunque di notte, travestito, per non farmi vedere da nessuno”.

Preoccupato per la propria incolumità, dipendeva da mezzi semplici, isolato e senza la possiblità di comunicare, nemmeno con i suoi parenti. Racconta che in più occasioni avrebbe potuto lavorare e vivere in città, ma ha scelto l’isolamento, a cui forse aveva fatto l’abitudine, “per evitare qualsiasi coincidenza” che potesse condurlo nelle prigioni governative. E aggiunge, ora cinquantenne:  “Provavo sentimenti come ogni essere umano, mi rattristavo, mi ammalavo, piangevo ed ero allegro”. Ma “il destino e la paura” l’hanno spinto a rimanere nascosto “perché il mio cuore era debole”.

M. ha vissuto la sua vita dietro le mura, relegato fuori dal tempo; non conosce i moderni mezzi di comunicazione e ora cerca di recuperare ciò che gli è sfuggito. Dice: “Sono ancora giovane. Mi sono sposato e avrò dei figli. E cerco un lavoro per sostenere la mia famiglia”.

La sua cittadina è stata la roccaforte dei rivoluzionari nei due anni passati, e cosi ha deciso di uscire alla luce del sole. Rifiuta ancora di farsi fotografare e di rivelare tutti i particolari del suo passato, e dice: “Temo per i giovani della mia città e per i miei familiari, ho paura e diffido di questo regime che è capace di tutto”.

(Traduzione dell’originale arabo, datato 7 aprile 2013, a cura di Federica Raimondi per SiriaLibano).

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Il Cns perde un altro pezzo. Basma Qodmani http://www.sirialibano.com/short-news/il-cns-perde-un-altro-pezzo-basma-qodmani.html http://www.sirialibano.com/short-news/il-cns-perde-un-altro-pezzo-basma-qodmani.html#comments Wed, 29 Aug 2012 15:07:57 +0000 http://www.sirialibano.com/?p=11371 Uno dei volti più noti dell’opposizione siriana all’estero, Bassma Qodmani, si è dimessa nelle ultime ore dal Consiglio nazionale siriano (Cns), principale piattaforma di oppositori in Occidente. Ma al di là della versione ufficiale delle sue dimissioni, fonti interne al Cns affermano che è stata spinta a dimettersi perché “non gradita” dalla maggioranza dei membri.

Secondo un comunicato diffuso dalla stessa Qodmani, da anni residente in Francia, la decisione di lasciare il Cns, di cui lei è stata una delle fondatrici circa un anno fa, è stata da lei presa dopo aver constatato l’inefficacia della piattaforma politica. La Qodmani era una delle poche donne presenti nel Cns, dominato da una maggioranza di membri vicini alla Fratellanza musulmana e ad altri movimenti islamici sunniti.

“Il Consiglio non è riuscito a guadagnare la credibilità necessaria e ricambiare la fiducia accordatagli dalla gente al momento della sua creazione”, ha detto la Qodmani, aggiungendo che il Cns “è stato deviato dal percorso che pensavamo di percorrere quando lo abbiamo fondato”

Interpellato telefonicamente, Osama Kleib, membro del Cns per la regione di Homs e operativo a Tripoli, nel nord del Libano, ha detto che “la Qodmani è stata spinta alle dimissioni perché non è gradita per le sue posizioni riguardo a Israele e i suoi attacchi all’Islam”.

Nelle settimane scorse, la Qodmani era stata al centro di polemiche perché alcuni attivisti l’avevano accusata di aver riconosciuto pubblicamente lo Stato di Israele, formalmente in stato di belligeranza con la Siria da oltre mezzo secolo. La Qodmani aveva smentito le dichiarazioni, puntando il dito contro una campagna di diffamazione. “Quel che in realtà nel Cns non hanno gradito sono stati i suoi attacchi all’Islam perché il suo laicismo è giudicato troppo oltranzista”. (Ansa).

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Siria, il movimento rivoluzionario non si riconosce nel Cns http://www.sirialibano.com/short-news/siria-il-movimento-rivoluzionario-non-si-riconosce-nel-cns.html http://www.sirialibano.com/short-news/siria-il-movimento-rivoluzionario-non-si-riconosce-nel-cns.html#comments Thu, 17 May 2012 07:53:47 +0000 http://www.sirialibano.com/?p=8444 I Comitati di coordinamento locali, piattaforma dei membri del movimento rivoluzionario (الحراك الثوري) interno alla Siria, prendono le distanze dal Consiglio nazionale siriano (Cns), ombrello di opposizioni all’estero e in patria, e denunciano il “deterioramento della situazione” del consiglio stesso.

In un comunicato diffuso ai media stamani (vedi sotto), i Comitati lamentano la sempre maggior distanza dei vertici del Cns, dominati da dissidenti e oppositori all’estero, dalla maggioranza dei membri, che fanno invece parte del movimento rivoluzionario interno.

Sullo sfondo c’è la rielezione, di fatto per la terza volta consecutiva, di Burhan Ghalioun, nell’ultima riunione della segreteria generale svoltasi a Roma nei giorni scorsi. George Sabra, suo contendente, ha preso 11 voti mentre Ghalioun 21.

Sabra era sostenuto dai Comitati in quanto espressione del dissenso interno alla Siria. Inoltre, il suo appartenere, almeno nominalmente, alla comunità cristiana secondo molti avrebbe ridato lustro al Cns, da più parti definito “ostaggio della Fratellanza musulmana”, in esilio da decenni ma ben organizzata in Europa.

In segno di protesta per la rielezione di Ghalioun, Fawaz Tello, presentatosi come “membro del Cns” ha annunciato le sue dimissioni dal Consiglio. Ma il 16 maggio, lo stesso Cns ha smentito che Tello sia mai stato un membro della piattaforma. Tello, per anni detenuto politico in Siria, si è a sua volta detto “sorpreso” di tale affermazione, ribadendo di esser diventato membro del Consiglio quando ancora era in patria, qualche mese fa.

The Local Coordination Committees’ Statement Regarding the Deteriorating Conditions of the Syrian National Council

The Local Coordination Committees in Syria deplores the situation of the Syrian National Council. The situation reflects the Council and the Opposition’s furthering from the spirit and demands of the Syrian Revolution. Furthermore, it reflects their distance from directions towards a civil state, democracy, transparency and the transfer of power desired in a New Syria.

In recent months, we have witnessed apparent political deficits in the Syrian National Council and a lack of consensus between the Council and the revolutionary movement. Furthermore, the council continues to marginalize a majority of the representatives of the revolutionary movement such as members of the Council’s General Assembly.

This is accounted for by influential individuals on the Executive Board and the General Secretariat deciding on major factors, the most recent decision being the extension of Burhan Ghalioun’s presidency for a third consecutive term despite his political and organizational failure.

We at the Local Coordination Committees have refrained from engaging in Council work in the past two months, the most recent of which was the Secretariat General’s meeting in Rome. We find in the continued deterioration of the Council’s situation an impetus for further steps, the first of which may be a freeze in our activity and the final step, our withdrawal from the Council. These steps will be taken in the event that the Council’s errors are not reviewed and demands are not addressed.

We consider these demands necessary for the reformation of the Council and have included them in a detailed letter to the Council that we presented over a month ago. In addition to lack of seriousness in dealing with dire issues, they have also marginalized the demands of the Revolutionaries in Syria.

Finally, the Local Coordination Committees in Syria confirms that the continuity of the Revolution, the committees, and the peaceful demonstrations on the ground are important inside Syria and are held to the high ethical standards of the great Revolution. We emphasize the sacrifices of our heroes in the Free Syrian Army, who defected to defend the cities being bombarded by the regime’s military and we admire their commitment to protect the peaceful demonstrators despite the difficulties they face.

We emphasize that the Revolution will go on, despite the harsh difficulties experienced by our people and activists, and despite the international and global conspiracies against our people’s aspirations, and despite the Syrian opposition’s incompetency for the blood and sacrifices of our people, not only in the sense of political representation, but in also in the sense of providing much needed relief

 

 

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Siria, i Fratelli musulmani e la questione della shari’a come fonte del diritto http://www.sirialibano.com/siria-2/siria-i-fratelli-musulmani-e-la-questione-della-sharia-come-fonte-del-diritto.html http://www.sirialibano.com/siria-2/siria-i-fratelli-musulmani-e-la-questione-della-sharia-come-fonte-del-diritto.html#comments Tue, 03 Apr 2012 09:41:53 +0000 http://www.sirialibano.com/?p=7069 Jihad Zein è una delle firme del quotidiano libanese an Nahar e segue da anni i movimenti islamici sunniti della regione. Il 3 aprile ha pubblicato sullo storico giornale beirutino una riflessione a proposito del possibile dibattito interno ai Fratelli musulmani siriani sull’opportunità o meno di aspirare a una costituzione della Siria post-Asad senza riferimenti alla shari’a come fonte del diritto.

Qui il cappello introduttivo dell’articolo di Zein, che potete leggere in originale e integrale a questo link. D’ora in poi e dopo il precedente tunisino che ha sancito l’esclusione della shari’a come fonte del diritto, nel mondo musulmano si aprono nuove prospettive. Per quanto riguarda la Siria, Paese con diverse comunità confessionali tra cui quella cristiana, si arriverà a discutere della questione di togliere dal testo (costituzionale) la religione di Stato? 

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Fratelli musulmani, no a uno Stato islamico http://www.sirialibano.com/short-news/fratelli-musulmani-no-a-uno-stato-islamico.html http://www.sirialibano.com/short-news/fratelli-musulmani-no-a-uno-stato-islamico.html#comments Fri, 30 Mar 2012 14:14:52 +0000 http://www.sirialibano.com/?p=7008 Il logo dei Fratelli musulmani sirianiNo allo Stato islamico e sì a una Repubblica parlamentare governata da rappresentanti del popolo eletti in consultazioni libere, oneste e competitive; no alla discriminazione tra le varie confessioni e sì ai pari diritti per tutti i siriani sulla base del principio di cittadinanza; no alla discriminazione delle donne e sì alla pari opportunità tra i sessi.

Sono solo alcuni dei punti contenuti nel patto elaborato dai Fratelli musulmani siriani presentato il 25 marzo scorso. Il testo, che si apre e si chiude con riferimenti coranici, evoca la necessità di creare uno Stato civile, non teocratico né militare, in cui sia assicurata la divisione dei poteri.

Uno Stato in cui non vi sia spazio per terrorismo e atti di vendetta, nemmeno nei confronti di coloro che si sono macchiati di crimine di sangue contro siriani, perché chiunque – afferma il testo – avrà diritto a un processo giusto di fronte a giudici liberi, indipendenti e onesti.

Uno Stato che rispetti il diritto internazionale e sia fattore di stabilità e sicurezza nella regione. Che impieghi ogni mezzo legittimo per la restituzione delle terre occupate (le Alture del Golan, occupate da Israele nel 1967, n.d.r.) e che sostenga i diritti legittimi del popolo palestinese. Uno Stato che stabilisca rapporti positivi con i suoi fratelli e in primis col vicino Libano.

Il testo integrale può essere letto in arabo a questo link. Mentre qui sotto una sintesi in italiano fornita dal sito Il Mondo di Annibale e frutto di una traduzione dalla versione inglese del documento.

In questo momento cruciale della storia della Siria, nel quale l’alba di un nuovo inizio spunta dai lombi della sofferenza e del dolore, dall’eroismo degli uomini e delle donne di Siria, dei giovani e dei bambini come degli anziani, noi Fratelli Musulmani di Siria, muovendo dai principi della nostra fede islamica, basata sulla libertà, la tolleranza e l’apertura al prossimo, abbiamo deciso di presentare questa nostra Carta fondamentale. Per noi, Fratelli Musulmani, il futuro della Siria dovrà essere quello di

1- Un moderno Stato civile, basato su una costituzione che promani dalla volontà del popolo, varata da un’assemblea nazionale liberamente eletta. Questa Costituzione dovrà proteggere i diritti fondamentali degli individui e delle comunità da ogni possible abuso e assicurare a ciascuna realtà della nostra società un’equa rappresentanza.

2- Una moderna democrazia deliberativa e pluralista, in linea con le conclusioni raggiunte dal moderno pensiero, una repubblica parlamentare basata su libere elezioni.

3 – Uno Stato di cittadini uguali nei loro diritti di individui e di appartenenti a diverse realtà etniche e religiose, uno Stato basato quindi sui diritti e i doveri di cittadinanza, nel quale ogni cittadino ha diritto a candidarsi agli uffici più alti e importanti, sulla base delle rispettive competenze e della libera volontà del popolo. Uomini e donne infatti hanno la stessa dignità, la stessa eleggibilità, e quindi le donne dovranno godere di pieni diritti.

4 – Uno Stato che rispetta i diritti umani, così come li definiscono e riconoscono le grandi religioni e le convenzioni internazionali; diritti di dignità, uguaglianza, libertà di pensiero e di espressione, libertà di fede e di culto, libertà di informazione, di impegno politico, diritto a pari opportunità, alla giustizia sociale, a una vita decorosa. Uno Stato che respinge ogni discriminazione e proibisce ogni tortura.

5 – Uno stato basato sul dialogo e la partecipazione, non sull’esclusività né sull’esclusione o la trascendenza. Uno Stato che rispetta tutte le sue componenti etniche, religiose, comunitarie, in tutte le dimensioni culturali, sociali, e nel diritto di esprimersi, considerando la diversità una ricchezza, una estensione della lunga storia di coesistenza presente nell’umanesimo coranico.

6 – Uno stato che si auto-determina sulla base della volontà popolare, senza tutele dispotiche da parte di un governante, di un partito, o di un gruppo autoritario.

7 – Uno stato che rispetta le istituzioni, fondandosi sulla separazione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario e nel quale gli eletti e i dirigenti pubblici siano al servizio del pubblico. Uno Stato quindi che definisca i poteri dei suoi rappresentanti e dirigenti e che li ritenga responsabili davanti alla legge del rispetto dei limiti di potere che gli sono stati imposti. Uno Stato in cui l’esercito e i servizi di sicurezza debbano proteggere le istituzioni e non i governanti, e che quindi non interferiscano nella competizione politica.

8 – Una Stato che rinuncia al terrorismo e alla violenza, che rispetti i trattati e le convenzioni internazionali, per essere un fattore di sicurezza e stabilità regionale e internazionale, stabilendo migliori relazioni con i paesi fratelli, a cominciare dal Libano, dove la gente ha sofferto per la corruzione e la tirannia, e dai palestinesi, che vanno sostenuti nella rivendicazione dei loro diritti.

9 – Uno Stato di diritto, che non ceda alla logica della vendetta. Anche chi ha insanguinato il nostro Paese uccidendo i suoi fratelli deve avere diritto a un giusto processo davanti a una magistratura libera e indipendente.

10 – Uno Stato fondato sulla cooperazione tra le grandi famiglie siriane, che volti le spalle alla storia di corruzione, intimidazione, dispotismo.

Questa è la nostra visione e queste sono le nostre aspirazioni.

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Fratelli musulmani, cristiani non abbiate paura (di noi) http://www.sirialibano.com/short-news/fratelli-musulmani-cristiani-non-abbiate-paura-di-noi.html http://www.sirialibano.com/short-news/fratelli-musulmani-cristiani-non-abbiate-paura-di-noi.html#comments Mon, 27 Feb 2012 11:45:14 +0000 http://www.sirialibano.com/?p=6302 Muhammad ShafqaI cristiani di Siria non devono avere paura da un’eventuale caduta del regime di Bashar al Assad: lo ha assicurato il leader dei Fratelli musulmani siriani, Riad Shaqfa, in risposta a quanto affermato nei giorni scorsi dall’arcivescovo caldeo di Aleppo, Antoine Audo, secondo cui i cristiani siriani minacciati dalle violenze fuggono dal Paese.

“Tutti sanno che quando i cristiani erano perseguitati si rifugiarono in Siria”, ha detto Shafqa, che ha aggiunto: il nostro Paese non conosceva il confessionalismo prima dell’avvento del Baath (dal 1963)”.

Intervistato dal quotidiano panarabo ash Sharq al Awsat, il leader dell’ala siriana dei Fratelli musulmani ha poi detto: “Le paure (dei cristiani) non sono realistiche ma sono frutto dell’azione del regime che terrorizza le comunità, in particolare quelle minoritarie, e parla di guerra civile”.

“Cristiani e non cristiani partecipano alla rivoluzione nonostante le forti pressioni a cui sono sottoposti loro e i loro cari”, ha aggiunto Shafqa, secondo cui “se l’opposizione riuscisse a ottenere la maggioranza in parlamento non ripeterà la politica del regime e non escluderà nessuno. Ma collaboreremo con tutti perché la patria ha bisogno dell’apporto di ogni sua componente”.

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La nuova costituzione, cosa cambia e cosa non cambia http://www.sirialibano.com/siria-2/su-costituzione.html http://www.sirialibano.com/siria-2/su-costituzione.html#comments Sat, 25 Feb 2012 00:02:46 +0000 http://www.sirialibano.com/?p=5948 L'agenzia Sana in cinese illustra i pregi della nuova costituzione

Oggi in teoria milioni di siriani sono chiamati alle urne per il referendum confermativo sulla nuova costituzione. In pratica, ampie zone del Paese sono territorio di guerra, alcune addirittura fuori dal controllo del regime.

E in quelle invece saldamente in mano alle forze di sicurezza e all’esercito governativo sarà difficile andare a votare senza subire alcun tipo di pressioni. Qui di seguito un’analisi scritta qualche giorno fa ma oggi e nei prossimi giorni ancora attuale.

(di Lorenzo Trombetta, Europa Quotidiano) Il regime siriano del presidente Bashar al Assad è talmente interessato a completare il “percorso di riforme” politiche radicali che dopo undici anni di immobilismo, adesso brucia le tappe. E dà ai cittadini solo dieci giorni di tempo per informarsi sul testo della nuova costituzione.

Il 26 febbraio prossimo è stato indetto il referendum confermativo e sono già pronte le schede, tra l’altro assai simili a quelle del referendum per confermare la nomina di Assad alla presidenza da parte del Baath, il partito al potere da mezzo secolo. Dopo la formulazione del quesito, compaiono due cerchi sui quali apporre la croce, uno per il “sì” di colore verde, e un altro per il “no” di colore grigio tenue (foto a sinistra).

Domenica scorsa, alla cerimonia di consegna del testo per la nuova costituzione, al Assad aveva affermato: “Dobbiamo spiegare ai cittadini ogni punto del testo con ogni mezzo a nostra disposizione in modo che siano loro a decidere”.

Prosegue intanto l’offensiva militare del regime contro gli epicentri della rivolta a Homs, Hama, Daraa, Idlib, alcuni sobborghi di Damasco e in altri di Aleppo. Importanti regioni della Siria sono segnate dalle violenze e, per ammissione dello stesso governo, le autorità non sono in grado di assicurare il controllo di parte del territorio. Difficile immaginare in quali condizioni di libertà e consapevolezza i siriani possano recarsi alle urne il prossimo 26 febbraio.

I punti salienti del nuovo testo sono l’introduzione del multipartitismo e l’abolizione del predominio del Baath nella politica e nelle istituzioni; l’elezione del presidente direttamente dal popolo, chiamato a scegliere tra candidati appoggiati da una quota fissa di parlamentari; la conferma dell’Islam come base della giurisprudenza e come confessione del capo dello Stato; la soppressione dei riferimento espliciti allo Stato socialista.

Multipartitismo sì ma con dei limiti, imposti nei confronti delle formazioni su base religiosa o etnica: come già avviene da decenni dunque, nessuna chance politica per Fratelli musulmani, sigle curde, cristiano-assire, turcomanne, cristiano-armene. Gli Assad stracciano così lo slogan – “Siria mosaico di etnie e confessioni” – ripetuto fino alla noia dai lealisti. Sempre a proposito di diritti delle minoranze e dei mantra del regime, la nuova costituzione conferma che il capo dello Stato deve essere, oltre che di sesso maschile, anche musulmano. I cristiani siriani, “protetti dal regime”, sono confemati cittadini di serie B.

Rimanendo nell’ambito dell’elezione del presidente, il raìs potrà essere eletto dal popolo al massimo per due mandati di sette anni ciascuno, ma i candidati dovranno avere ottenuto il sostegno di 35 membri del parlamento.

L’assemblea nazionale dovrà però essere composta almeno da metà dei deputati provenienti dalle classi di contadini e operai. Una formula questa che cela la necessità del regime – tramite il “partito socialista” Baath, non abolito – di selezionare l’accesso agli scranni parlamentari. L’articolo n. 8, relativo alla supremazia politica del Baath, è sì rimosso, ma quello relativo alla composizione dell’assemblea nazionale sembra sostituirlo, almeno per quanto riguarda i meccanismi di elezione del capo dello Stato.

Tra le righe del nuovo testo c’è scritto inoltre che la costituzione non potrà essere emendata per almeno un anno e mezzo dalla sua approvazione. Ovvero non prima dell’estate 2014, esattamente quando scadrà l’attuale mandato presidenziale di Assad.

Il nuovo testo esclude inoltre che possano nominati alle alte cariche dello Stato siriani che non risiedono nel Paese da almeno dieci anni, che hanno la doppia nazionalità o che sono sposati a una donna non siriana.

Tutte condizioni che escludono d’ufficio non solo oppositori e dissidenti ma anche tutti coloro che nel corso di decenni di repressione hanno cercato fuori dai confini siriani di ricostruirsi una vita, e che per questo sono visti come meno patrioti degli altri, un’altra categoria di serie B.

“E’ per evitare – affermano i sostenitori del nuovo testo – che l’occidente possa sponsorizzare dei nuovi Ahmad Chalabi o che l’Arabia Saudita possa sostenere dei nuovi Saad Hariri”. I cristici rispondono: “Come se i Bashar al Assad sponsorizzati dal Baath si sono in questi anni dimostrati fedeli alla patria e servitori degli interessi del popolo”.

Sia gli oppositori all’estero che quelli in patria hanno criticato apertamente il nuovo testo. La Commissione del Coordinamento di Hassan Abdel Hazim e il dissidente Anwar al Bunni, entrambi residenti a Damasco e non a Doha o a Istanbul, hanno sottolineato che i tre poteri giudiziario, legislativo ed esecutivo rimangono così nelle mani del capo dello Stato, come avviene dal 1973, anno in cui fu approvata l’attuale costituzione.

Bunni e Abdel Hazim hanno chiesto che prima di indire un referendum per approvare una costituzione solo in apparenza nuova, il regime deve dimettersi e affidare i poteri a un governo di transizione, che conduca il Paese verso elezioni legislative e presidenziali.

Il quotidiano governativo al Thawra ha invece definito il prossimo referendum una “svolta storica”, dal “sapore del pluralismo e delle libertà collettive”.

Nell’editoriale il giornale ha aggiunto: “Non ci sorprende che ci siano voci che si rifiutano di dialogare e respingono le riforme”, accusando questi ultimi di essere “complici dei criminali terroristi”.

Il 16 febbraio, all’indomani dell’annuncio del referendum, 14 tra attivisti per la difesa dei diritti umani, giornalisti e blogger siriani, tra cui Mazen Darwish e Razan Ghazzawi, sono stati arrestati a Damasco dai servizi di sicurezza del regime. (Europa Quotidiano, 17 febbraio 2012).


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Siria, i Fratelli invocano un intervento turco http://www.sirialibano.com/short-news/siria-i-fratelli-invocano-un-intervento-turco.html http://www.sirialibano.com/short-news/siria-i-fratelli-invocano-un-intervento-turco.html#comments Thu, 17 Nov 2011 14:42:30 +0000 http://www.sirialibano.com/?p=4230 “Sì a intervento militare straniero in Siria, meglio se turco”. Questo in sintesi il messaggio del leader dei Fratelli musulmani siriani in esilio, Muhammad Shafqa, che ha parlato ai giornalisti a Istanbul il 17 novembre 2011. Di seguito l’articolo di Reuters.

A leader of Syria’s outlawed Muslim Brotherhood said on Thursday the Syrian people would accept military intervention by Turkey, rather than Western countries, to protect them from President Bashar al-Assad’s security forces.

Mohammad Riad Shaqfa, who lives in exile in Saudi Arabia, told a news conference in Istanbul that the international community should isolate Assad’s government to encourage people to press their struggle to end more than four decades of Assad family rule.

Hundreds of people have been killed this month, one of the bloodiest periods in the revolt since it began last March. The United Nations estimates that 3,500 civilians have been killed in the past eight months in a crackdown on the protests.

If Assad’s government refused to halt its bloody repression, Shaqfa said it might call for foreign, preferably Turkish, military intervention to protect people. “If the international community procrastinates then more is required from Turkey as a neighbour to be more serious than other countries to handle this regime,” Shaqfa said.

“If other interventions are required, such as air protection, because of the regime’s intransigence, then the people will accept Turkish intervention. They do not want Western intervention,” Shaqfa said.

The Syrian authorities have banned most independent media and blame the unrest on armed terrorist gangs and foreign-backed militants who they say have killed 1,100 soldiers and police. NATO-member Turkey had close ties with Assad, but now regards the government in Damascus as untrustworthy.

Assad has so far ignored Prime Minister Tayyip Erdogan’s repeated entreaties to halt the violence and make urgent political reforms that the protesters are demanding. Ankara is considering imposing economic sanctions that would target Assad’s government without harming the people, and is working with Arab governments to increase pressure on Damascus to halt the attacks.

Several thousand Syrians, including army officers involved in the armed struggle against Assad, have taken refuge in Turkey, and the opposition has met regularly in Turkey to form the Syrian National Council.

The Syrian National Council is the foremost opposition group, bringing together people ranging from exiled dissidents to grassroots activists and members of the Muslim Brotherhood. After mobs attacked Turkey’s diplomatic missions in Syria at the weekend, Foreign Minister Ahmet Davutoglu hosted representatives of the Syrian opposition at dinner on Sunday.

Turkish officials have repeatedly denied media speculation that one of the contingencies being planned is the creation of a buffer zone inside Syrian territory to protect civilians, and to make it easier for members of the Syrian military to desert. On Thursday, Turkish officials denied a report in Sabah, a newspaper regarded as close to the government, that said representatives of the Syrian opposition had requested Turkey make plans to implement a no-fly zone a few kilometres inside Syrian territory, and to expand it gradually to cover the city of Aleppo.

Sabah said Turkey told the Syrian opposition that three conditions would have to be met, namely; the no fly zone was U.N. mandated, the Arab League took the initiative to support the process, and the United States and European Union acted as guarantors. French Foreign Minister Alain Juppe told French BFM Radio on Thursday that France was helping Syrian opposition groups become more organised. Juppe was due to visit Turkey for talks on Thursday and Friday that would focus on Syria. Shaqfa said members of the opposition council would meet British officials soon. (Reuters, 17 novembre 2011)

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Il Sudoku delle opposizioni siriane http://www.sirialibano.com/short-news/il-sudoku-delle-opposizioni-siriane.html http://www.sirialibano.com/short-news/il-sudoku-delle-opposizioni-siriane.html#comments Fri, 30 Sep 2011 15:07:04 +0000 http://www.sirialibano.com/?p=3054 Una giungla di sigle, di nomi, di cariche, di appartenenze, di rivalità implicite, di programmi politici fotocopia: districarsi in questa matassa è un lavoro quotidiano per chiunque voglia seguire da vicino l’evoluzione del fronte del dissenso siriano all’ombra della rivolta 2011.

Dopo domani, domenica 2 ottobre 2011, a Istanbul è previsto l’annuncio del direttivo del Consiglio nazionale siriano e, secondo il quotidiano panarabo saudita al-Sharq al-Awsat (“il Medio Oriente”), sono già al lavoro sulle rive del Bosforo tre tavoli di consultazioni tra le varie anime delle opposizioni e del dissenso.

Primo tavolo: vi partecipano i membri del Consiglio nazionale la cui creazione è stata annunciata di recente sempre a Istanbul. Oltre ai membri della commissione pro tempore eletta dai membri dello stesso Consiglio e incaricata di preparare la conferenza di domenica 2 ottobre.

Secondo tavolo: è quello che sta preparando l’unificazione delle varie anime delle opposizioni. Vi partecipano membri del Consiglio nazionale di Istanbul, rappresentanti dei Fratelli musulmani, membri dell’Annuncio di Damasco (laici, dissidenti di lunga data), delegati dei Comitati di coordinamento locali (i giovani delle proteste sul terreno), e la cordata di oppositori facente capo a Burhan Ghalioun, sociologo e docente alla Sorbona di Parigi, indicato ad agosto scorso capo di un sedicente Consiglio di transizione mai veramente decollato.

Terzo tavolo: i rappresentanti delle correnti presenti al secondo tavolo lavorano per trovare il sostegno alla struttura futura del Consiglio rivoluzionario.

Alle riunioni di Istanbul non prendono però parte i rappresentanti del Comitato centrale per il cambiamento democratico (Cccp, sic!), piattaforma creata a metà settembre da alcuni dissidenti storici rimasti in patria. Tra loro spiccano i nomi di Michel Kilo, dell’economista Aref Dalila e dell’oppositore Hassan Abdel Azim, a capo di una coalizione di partiti clandestini.

Lo scorso 29 settembre, Kilo ha detto chiaramente di non volersi unire agli oppositori di Istanbul, perché questi ultimi si stanno avvicinando all’idea di richiedere l’intervento straniero. Kilo ha anche ammesso di non esser stato consultato dai dissidenti in Turchia e che solo in un secondo momento gli hanno chiesto di inviare solo tre membri del Cccp, su un totale di 71 previsti per i rappresentanti del fronte interno.

Si veda su questo l’articolo apparso il 29 settembre 2011 su Le Monde.

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