A Homs è nata la “generazione della libertà”

(di Muʻtasem Al Deiri, al Safir). Homs, la città che nella rivoluzione siriana ha pagato il prezzo di sangue più alto, è riuscita a creare qualcosa di eccezionale: la cultura sotto la rivoluzione.

In un momento in cui mancava tempo per tutto, eccetto che per la morte, nasceva il gruppo della “generazione della libertà”. Sono 23 ragazzi, tutti sui vent’anni, che provengono da diverse zone della città di Homs. Quello che cercano, lo hanno sintetizzato in una canzone: La libertà è la nostra prima richiesta, la libertà non la si può sostituire”.

Attività sul campo… e anche culturale – Partono con le loro canzoni nella città e organizzano il movimento sul terreno: preparano striscioni e disegni, dispongono la gente in varie file e trasmettono entusiasmo all’interno della manifestazione, in particolare, appunto, attraverso le canzoni scritte da loro stessi.

Ma le attività del gruppo non si sono limitate a questo e sono andate oltre. Hanno cercato di istruire politicamente l’ambiente sociale della città, così da far prendere coscienza delle situazioni di emergenza. Lo scopo di tutto ciò – secondo Ahmed, un membro del gruppo – è: “Far vedere al mondo e al capo del regime che non siamo ignoranti come ci descrivono e che non è vero che non sappiamo quello che vogliamo. A noi in Siria mancano soltanto la dignità e la libertà. Siamo a conoscenza di tutti i complotti sulla rivoluzione siriana e persino di quei complotti che stanno accadendo nei corridoi delle sedi dei servizi di intelligence siriani e internazionali contro il popolo siriano, la sua rivoluzione e la stessa primavera araba”.

Il gruppo ha trasformato una scuola nella propria sede. Con il permesso del custode, i ragazzi erano entrati nella scuola solo per fare le prove nel cortile, poi hanno avuto l’idea di farla diventare la loro sede, dopo che avevano trascorso molto tempo in casa di uno o dell’altro, oppure per strada.

Alla fine hanno parlato con il custode che ha risposto felice: “Ve ne sarò grato, perché così la scuola, chiusa da tanto tempo, verrà usata da giovani che sanno esattamente di cosa ha bisogno una città come Homs e hanno quella virilità che li fa combattere contro la macchina della morte, la morte che ha messo Homs e i suoi giovani in unica scuola che insegna una sola e unica cosa, una lezione di libertà”.

Ma le attività di questo gruppo non finiscono qui. Hanno fatto di più: hanno documentato i casi di feriti, di morti e la situazione delle famiglie colpite. Hanno anche raccontato gli abusi commessi dal regime, documentando le condizioni delle famiglie nei villaggi di Khaldiya, al Bayada e al Qusur.

Per quanto riguarda questa attività,  A. dice: “Ci è voluto molto tempo per sapere dove abitavano le famiglie colpite in queste zone, le abbiamo inseguite casa per casa. Ora sappiamo tutto ciò di cui hanno bisogno e abbiamo registrato tutti quelli che abbiamo aiutato. Abbiamo impiegato tanto tempo, però, non semplicemente per il gran numero di queste famiglie, ma piuttosto per la quantità di proiettili di mortaio che cadono su queste zone come niente fosse”.

Vita sotto le bombe – Tra il momento in cui cadeva la bomba e quello in cui si sentiva il rumore, seminavano nella città tutta la loro energia e la loro particolarità, seminavano questa generazione in cerca della libertà.

Tra aiuti semplici e simbolici, preparavano vestiti con su scritto il loro nome “la generazione della libertà” e con questi stessi aiuti soccorrevano le famiglie e documentavano la loro condizione, in particolare riguardo al materiale medico, ai beni alimentari e ai mezzi di riscaldamento.

Nessuno è venuto a dare una mano a questi giovani che hanno dedicato se stessi e la loro vita alla città e alla rivoluzione della dignità. Tante volte dovevano mettere i loro soldi in una cassa comune che al momento opportuno aprivano per portare aiuto.

E quando Homs aveva bisogno di tutto, si è presentato da loro un membro del Consiglio nazionale (Cns) per informarli della sua intenzione di aiutarli “ma con la piccola richiesta – come ha detto – di mettere il logo del Cns sui loro vestiti e sui loro striscioni”.

I giovani della libertà hanno rifiutato la proposta, preferendo rimanere con la loro cassa e i loro vestiti, ma con un po’ di dignità.

Si chiede A.: “Perché a Homs in tempi critici appare da noi (un membro del Cns N.d.T.)? Deve aver saputo che noi rappresentiamo solamente i giovani di Homs, e siamo diventati più esperti di altri? Abbiamo incontrato organizzazioni, abbiamo parlato con i giornalisti e ora siamo al centro della capitale della rivoluzione. Inoltre, avrebbero potuto fare un discorso più rispettoso, anziché usare scorciatoie e segnali vaghi. Sappiamo che la nostra forza pratica non è grande, però non siamo capaci di accettare un nome imposto – fosse pure momentaneo! – e continueremo a resistere solo con quello che abbiamo”.

Questi ragazzi sono amici di Abdel Basset Sarut, la stella del calcio siriano che sin dai primi tempi della rivoluzione si è schierato al fianco dei manifestanti. E quando ha bisogno di loro, si uniscono a lui: accolgono l’invito alle manifestazioni, svolgono il loro lavoro di organizzazione, compongono canzoni e le cantano nelle piazze della dignità. Lo stesso fanno con i bambini, per loro hanno preparato una rappresentazione teatrale “la foresta sconosciuta” che spiega la situazione in Siria in generale, “il Paese che si è trasformato nella foresta della famiglia del leone Asad” – secondo la loro espressione.

Questa rappresentazione teatrale, che si conclude con l’uscita di questa famiglia dalla foresta, è stata ripetuta molte volte in tante zone della città di Homs. Ma la storia non è andata bene per gli autori: poco tempo dopo l’iniziativa, il regista è stato ferito, come pure Mazhar Tayyara, il fotografo di scena e il responsabile dell’ufficio stampa è stato ucciso nel massacro del quartiere di Khaldiya.

Sono giovani che hanno dedicato la loro vita a una rivoluzione che li ha chiamati “la generazione della libertà”, che non si sono fermati nonostante tutte queste uccisioni.

Hanno continuato a seguire i loro principi e hanno continuato a fare lezione ai bambini sulla “situazione della rivoluzione in Siria”, in quartieri che cambiano e a bambini che cambiano.

Loro continuano con il loro gruppo, senza che la morte li divida, quella morte che viene diffusa gratuitamente a Homs.

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La foto dell’immagine nella pagina principale è stata scattata a Homs ed è presa dalla pagina ʻAdasat shabb homsi (La lente di un giovane di Homs). È scritta la parola “hurriyya”, libertà.