Abdullah Yassin, la vittima delle due rivoluzioni

(di Eva Ziedan). Vi ricordate dell’articolo L’interprete di Amedeo Ricucci? Vi ricordate la foto dell’articolo, questa a sinistra? La persona di cui vogliamo parlare è il ragazzo nell’angolo a destra. Tutti i giornalisti che hanno attraversato il confine per entrare dalla Turchia in Siria lo conoscono.

Si chiamava Abdullah Yassin, era un aleppino di 29 anni e il fratello del noto attivista Ghassan Yassin, ma… non è questa la notizia di cui vorremo parlare.

Due dei suoi fratelli Bassam e Abdel Baset sono stati uccisi durante i conflitto con le forze del regime ad Aleppo. Ma non è nemmeno questa la notizia.

Abdullah era un soldato dell’esercito siriano prima della rivoluzione, nella zona di Zabadani, ma quando è scoppiata la rivoluzione ha abbandonato l’esercito regolare. Ha combattuto con i suoi fratelli, poi ha cominciato ad accompagnare quasi tutti i giornalisti che entravano ad Aleppo, li proteggeva e dava il suo aiuto. Ma nemmeno questa è la notizia.

Abdullah Yassin è stato ucciso il 3 marzo 2013. No, non è questa la notizia.

La notizia è che Abdullah Yassin è stato ucciso da una brigata dell’Esercito libero (Esl) per il quale parteggiava, non è stato ucciso dal regime, ma da alcuni individui che si definiscono “ribelli”.

Perché è stato ucciso?

Per capire il perché dobbiamo tornare indietro nel tempo.

Il 21 dicembre 2012 durante una manifestazione a Bustan Alqaser (Aleppo), la gente urlava: “Il popolo vuole la caduta del regime” e successivamente, nella stessa manifestazione alcuni gruppi islamisti hanno cominciato a urlare: “Vogliamo un stato islamico”.

Abdullah assieme ad altri attivisti come Abu Maryam, si è rifiutato, dicendo: “Siamo musulmani, rimaniamo musulmani, ma il vostro stato islamico non lo vogliamo”.

Questi gruppi hanno sparato in aria per spaventarlo, hanno minacciato Abdullah e gli altri attivisti.

Abdullah non era un ribelle che ripeteva quello che gli altri dicevano, non era uno che accettava di scambiare un dittatore con un altro dittatore. Era un ribelle e un attivista che chiamava le false brigate – che approfittano del nome dell’Esercito libero per applicare le loro ideologie oppure per rubare alla gente – con il loro vero nome, ovvero “ladri della rivoluzione”.

Abdullah si trovava nel suo ufficio assieme al fratello Diyaa e all’attivista Loubna Mrei quando l’hanno ucciso. Ghassan Yassin ha accusato Abu Jaafar, il leader della brigata Sawt al Haq della morte di suo fratello.

La brigata di Sawt al haq era sotto il battaglione al Fateh da cui è stata espulsa dopo ripetute violazioni.

Ghassan afferma che questa brigata è dietro a molti rapimenti, anche di giornalisti, mentre altri attivisti amici di Abdullah affermano che ci sono tanti “ladri di rivoluzione” dentro le brigate, e sono loro che hanno contribuito assieme al regime a bruciare il suq ad Aleppo, e che ne hanno bruciato la zona industriale. Gli amici di Abdullah si chiedono: ma noi ci siamo ribellati per questo? È questa la Siria che vogliamo?

Abdullah Yassin è stato definito “la vittima delle due rivoluzioni”: la prima contro il dittatore Asad, la seconda contro tutti quelli che vogliono abbattere la dittatura per imporne un’altra.