Aiutiamo Asad a colpire i terroristi

Lanciamo una campagna per aiutare il regime siriano del presidente Bashar al Asad nella sua guerra contro il terrorismo delle bande criminali qaediste che imperversano la Siria. Tutti noi sappiamo che è un regime che da decenni protegge le minoranze confessionali, in primis i cristiani. Questi ultimi sono sempre più minacciati dai qaedisti. Sostenere il regime serve dunque a proteggere i cristiani.

Tutti noi sappiamo che è un regime che da decenni assicura la tolleranza e la convivenza armoniosa tra le varie comunità in nome di un laicismo che ha garantito stabilità e pace civile alla Siria più volte minacciata dall’imperialismo occidentale.

Se desideriamo dunque che la Siria rimanga quella che è stata dall’avvento del partito Baath mezzo secolo fa, dobbiamo sostenere il regime nel combattere queste bande di criminali qaedisti mercenari: questi non hanno nulla a che fare con la questione siriana e con la legittima richiesta di una parte del popolo di vedere realizzate le riforme politiche, già in parte avviate dal presidente Asad.

Per sostenere il regime in questa sacrosanta lotta è necessario aiutarlo a identificare le basi di questi criminali. Perché da parecchi mesi accadono sul terreno cose strane: nelle aree non più sotto il controllo governativo, i bombardamenti dell’aviazione araba siriana si concentrano su obiettivi civili e non militari. Senza dubbio, si compiono errori nell’identificare l’esatta posizione degli obiettivi e nel lavoro umano di intelligence sul terreno.

L’esempio più recente riguarda Raqqa: è il capoluogo settentrionale dove da tempo le truppe del regime si sono ritirate, lasciando spazio ai ribelli che dall’estate hanno dovuto piegare la testa ai qaedisti per lo più provenienti dall’estero.

A Raqqa tutti sanno che la base dei qaedisti – lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante, Isis – si trova a circa 500 metri dalla Chiesa dell’Annunciazione. Per essere precisi, l’Isis si è acquartierato nella ex sede del Governatorato di Raqqa. E’ un edificio noto a tutti e, per ovvie ragioni, dai rappresentanti del regime. Finora però, la base dell’Isis di Raqqa non è stata obiettivo dei raid aerei o dei colpi di artiglieria.

Giovedì scorso, la vicina chiesa dell’Annunciazione è stata assaltata e data alle fiamme da miliziani dell’Isis. Questi – secondo i testimoni di Raqqa – sono usciti dalla loro base e hanno attaccato il luogo di culto, dando fuoco anche alla Croce e a un paio di statue.

Evidentemente il regime che protegge i cristiani e le altre minoranze non ha avuto ancora modo di raccogliere informazioni sull’accaduto e sui responsabili dell’odioso crimine. Nel nostro piccolo possiamo riferire al regime che ad attaccare la chiesa dell’Annunciazione è stato l’Isis, i cui uomini si trovano stabilmente nella ex sede del Governatorato.

Nell’attesa che quest’informazione, la cui autenticità è stata verificata da più parti e in modo indipendente, arrivi alle orecchie dei valorosi piloti dell’aviazione araba siriana, segnaliamo che il 29 settembre 2013, la scuola Ibn Tufayl di Raqqa è stata colpita da un raid aereo dello stesso regime.

Nella scuola media e superiore erano in corso le lezioni del primo giorno di scuola (il sabato in Siria è il primo giorno lavorativo della settimana dopo il venerdì di riposo). Ma l’istituto ospitava da tempo diverse famiglie di profughi, composte per lo più da donne, bambini e anziani.

Gli abitanti di Raqqa, riuniti nel gruppo di attivisti che monitorano la situazione sul terreno in attesa che la sicurezza e la stabilità siano ristabiliti dallo Stato, hanno diffuso oggi la lista completa delle persone uccise nel raid.

Si tratta di: Ali Abu Hussein, Ahmad Khodr Faraj, Abdallah Nafea, Hasan Barjas, Rose Hasan al Husayn, Ibtisam Hassun Shawwakh, Ali Shabib, Muhammad Rasul Ibrahim, Ali Hamidi Husayn, Muhammad Tare Butran, Anwar Hasan Taher, Ammar Shaykh e una tredicesima vittima ancora non identificata. I feriti sono una trentina, tutti studenti. Gli stessi attivisti di Raqqa hanno pubblicato in rete i video ripresi poco dopo la strage.

Senza dubbio è stato un errore. Il regime non può avere interesse a infliggere una punizione ai civili di solidali con le richieste di riforme. Così come non ha interesse a tenere in vita l’Isis e gli altri gruppi jihadisti (anche se qualche analista e giornalista italiani ripetono in modo sistematico e ossessivo che in Siria “O Asad o il Califfato islamico”).

Perché – si chiedono dunque in molti – il regime non colpisce la sede dell’Isis invece di bombardare una scuola proprio durante l’orario delle lezioni e colma di profughi? E’ una domanda che si pongono naturalmente in tutte le altre zone della Siria (Dayr az Zawr, Aleppo, Idlib) dove il controllo del territorio è in parte in mano ai qaedisti.

Accade infatti che missili balistici sparati dalla base n.155 di Qutayfa, a nord di Damasco, colpiscono regolarmente edifici civili della parte orientale di Aleppo, da più di un anno fuori dal raggio d’azione del regime. Ma in quei palazzi tutti sanno che vi sono abitanti civili, e che l’Isis ad Aleppo è acquartierato nel rione di Qadi ‘Askar.

Eppure sulla sede dell’Isis di Qadi ‘Askar (che era la sede della Jabhat an Nusra, formazione qaedista per certi aspetti rivale dell’Isis) non è ancora giunta nessuna minaccia dal cielo. Analogamente, i valichi di frontiera tra Siria e Turchia, dove la presenza dell’Isis è confermata, non sono presi di mira dai raid degli aerei del regime, che per errore si accaniscono invece sulle località circostanti causando vittime tra i civili innocenti.

Grande scalpore, a tal proposito, ha suscitato nei giorni scorsi la conquista da parte dell’Isis della cittadina di Aazaz, a nord di Aleppo, vicino alla frontiera con la Turchia. Se n’è parlato persino sulla stampa occidentale. E immagino che gli informatori del regime siriano in Europa e Nordamerica abbiano accesso a queste conosciute fonti di stampa aperte in lingue occidentali.

Aazaz in mano all’Isis non è stata però ancora bombardata. Eppure, uno dei più sanguinosi massacri compiuti – sempre per errore – dall’aviazione araba siriana risale all’anno scorso, proprio ad Aazaz: un raid aereo ha raso al suolo interi isolati di edifici dove si trovavano famiglie di profughi.

Per tutto questo e in nome della difesa della Siria laica e plurale, in nome del sostegno a un regime che intende riformarsi – se solo le potenze occidentali e i loro alleati del Golfo glielo permettessero! – e in nome di una maggiore armonia sociale, chiediamo che oltre agli ispettori Onu sulle armi chimiche, la comunità internazionale si accordi per fornire quanto prima al regime siriano le risorse tecniche e umane necessarie per identificare meglio gli obiettivi militari da colpire dal cielo e per ripulire la Siria da mercenari, infiltrati, criminali, terroristi e disfattisti (29 settembre 2013).