Akram Raslan, il “terrorista” con la matita

(di Caterina Pinto). “Quanto mostruoso deve essere un potere per colpire una mano che stringe una matita?”.

Quando nell’agosto 2011 Ali Ferzat, il celebre caricaturista siriano è stato pestato brutalmente a Damasco da tre uomini con il volto coperto che l’avevano trascinato fuori dalla sua macchina e che l’hanno poi abbandonato in fin di vita e con le mani rotte per strada, è così che Sergio Staino ha commentato  la vicenda.

Poi Ferzat si è ripreso, ha ricominciato a disegnare e a smascherare le menzogne del regime. Ma adesso un’altra matita è stata punita dalla violenza ottusa del potere siriano, quella di Akram Raslan.

Laureato in letteratura, Akram Raslan è nato a Suran, nella regione di Hama, nel 1974 e ha lavorato per diverse testate siriane e arabe prima di approdare al giornale governativo al Fida.

Lo scorso 2 ottobre, proprio dalla sede del giornale in cui lavorava è stato prelevato dalle mukhabarat militari di Hama, come hanno raccontato i suoi amici e colleghi. Da allora non si sono più avute sue notizie. I suoi amici temono per la sua vita: non sono pochi i detenuti morti per le torture subite nelle carceri dei servizi segreti.

Il sarcasmo di Akram Raslan aveva più volte provocato il regime, ridicolizzando le sue contraddizioni e condannando le sue pratiche. La censura sui mezzi di informazione, per esempio, rappresentati con il bavaglio o come pittori bugiardi, che dipingono un quadro della situazione ben diverso dalla tragica realtà sul terreno. Oppure aveva smascherato le presunte aperture promosse dal presidente al Asad: in una sua vignetta un carro armato passa incurante della distruzione che lascia intorno a sé, diffondendo belle parole, come “riforme” e “dialogo”, tanto care alla propaganda presidenziale.

In un altro disegno aveva rappresentato un gregge di pecore attorno a un altoparlante che scandisce il famoso motto dei sosteniteri del presidente: “Mnhibbak” (Noi ti amiamo).

Sul sito di al Jadida Muhammad Azzam, saluta il suo amico Akram Raslan e lancia un messaggio di speranza:

“Solo siedi nella tua cella, ti infliggono tutti i tipi di tortura che conoscono, (…) non c’è un pennello, né la tavolozza dei colori, né i fogli da disegno… è l’assenza solamente che ti hanno imposto, per spezzare dentro di te la volontà dell’uomo, la volontà dell’artista che ha osato sfidare la loro tirannia… ci provano.

Ma la volontà umana – la storia insegna – è più forte del martello del tiranno. (…)

I disegni di Naji al Ali, nonostante la sua prematura scomparsa, sono ancora dipinti sui muri della Palestina e gridano contro i soldati dell’occupazione. Le illustrazioni di Ali Ferzat che hanno preoccupato il dittatore di Sham che ha ordinato ai suoi shabbiha di spezzargli la mano con cui disegnava, sono ancora spine che bloccano la strada al tiranno e rimarranno. Rimarranno e con loro i disegni di Akram Raslan e le parole di tutti gli autori che resistono alla tirannia”.