Anno nuovo, cinismo vecchio

Greta-Ramelli-Vanessa-Marzullo-rapite(di , per Utopia). Dall’alto delle nostre poltrone, sazi di tacchini e lasagne, ci siamo concessi una pausa “social” e siamo andati a curiosare tra le ultime notizie. Chi lo sa, magari ne esce qualche argomento di discussione per ravvivare l’indolente serata, tra una giocata e l’altra.

In cima alle news, dopo la cronaca minuto per minuto della giornata sciistica di Renzi, notiamo l’immagine di due ragazze coperte da un velo nero.

Sarà per quest’ultimo dettaglio che non le riconosciamo, o forse non le avremmo riconosciute lo stesso. Non importa. Questa visione ci disturba, ci fa salire il nervoso. E questo già solo per aver visto il velo. Poi leggiamo il titolo, ma lo facciamo distrattamente, perché la nostra testa ne ha già formulato uno. “Cooperanti”, “rapite”, “Siria”, “Al-Nusra” sono le parole che saltano agli occhi. Tralasciando l’ultimo vocabolo, di cui ci sfugge il senso, ci pare di capire tutto il resto. E l’indignazione sale. Salta fuori il titolo che la nostra testa aveva formulato: “Ma cosa ***** ci fanno queste due ******* LÌ?”

Sì, avete letto bene. La domanda che subito ci assale, in questi giorni di coscienze pulite e di buoni propositi, non è “Ma cosa ***** ci faccio io QUI” [sulla poltrona]. Ci indigniamo sempre per gli altri, e fin qui nulla di strano. Siamo pronti a formulare le teorie più assurde (“sono contente del sequestro”, “sono in cerca di visibilità”, “stanno cercando di fare carriera come la Boldrini”, “si stanno solo divertendo”) pur di seppellire il complesso di inferiorità che ci attanaglia rispetto a chi rischia la vita per fare del bene. Ci ergiamo a difensori del bilancio statale pur di non vedere i nostri soldi (probabilmente meno di un centesimo a testa) spesi in un salvataggio umano (tutto il resto va bene invece).

Ci facciamo prendere dai nostri istinti più misogini o anche “solo” paternalistici contro due ragazze (sia donne che giovani, quindi per forza sciocche, inesperte, volubili, modaiole, superficiali). Infine constatiamo che il nostro pensiero è troppo grande e profondo per restare confinato nel nostro piccolo cervello, e quindi decidiamo di farne sfoggio sui social network o sullo spazio riservato ai commenti di qualche testata giornalistica online. Il risultato è un variopinto agglomerato di insulti dalla volgarità più o meno celata, direttamente proporzionale alla nostra franchezza e al numero di lenticchie precedentemente ingerite.

Soddisfatti del nostro contributo all’umanità, e solo leggermente adombrati dal fatto che nessun “buonista” sia venuto ad accusarci (stranamente la maggioranza dei commentatori sembra pensarla come noi), possiamo tornare alle nostre normali occupazioni. Del resto, dalla stanza accanto, arrivano notizie più rassicuranti: stanno servendo il dolce. (Utopia, 2 gennaio 2015)