Da Hariqa a Mezze, un anno fa si sollevava Damasco

L'allora ministro degli interni siriano, il generale Said Sammur, ammonisce i manifestanti“Il popolo siriano non si umilia!”, era lo slogan un anno fa della prima e inedita manifestazione di protesta svoltasi a Damasco, nel centrale mercato di Hariqa, nella città vecchia.

Quel 17 febbraio, a pochi giorni dalla deposizione del presidente egiziano Hosni Mubarak, quando lo Yemen e la Libia erano già in rivolta, più di un migliaio di persone si radunarono attorno al commissariato di Hariqa per protestare contro l’arresto di un negoziante da parte della polizia.

I poliziotti furono appellati “ladri!” e i manifestanti si affidarono a uno slogan che li univa (e che li unisce) e che appare inoffensivo nei confronti del regime: “Non c’è altro dio che Iddio”.

I manifestanti non abboccarono al mantra lealista (bi-ruh, bi-damm, nafdik ya Bashar!) intonato da alcuni agenti. Intervenne l’allora ministro degli interni, il generale Said Sammur (sarà rimosso il 14 aprile 2011) che – come si può ben udire al minuto 3:40 del filmato – minacciò i manifestanti: “Ehi, questa si chiama manifestazione! Non si fa!”.

A rivedere i 30.000 che hanno preso le strade di Mezze due giorni fa a Damasco (sotto), viene da chiedersi quando i due cortei (quello di Hariqa e quello di Mezze) si ricongiungeranno. Saranno lasciati liberi di farlo in modo pacifico?

Una nota a margine rivolta a tutti gli analisti della “broader picture” che già allora puntavano il dito sugli interessi sauditi, del Qatar, turchi, israeliani: da quel 17 febbraio e fino alla metà di aprile 2011, le TV panarabe al Jazira e al Arabiya rimasero colpevolmente in silenzio di fronte alla rivolta siriana. Una rivolta che sorprese tutti, prima di tutto i siriani stessi. Una rivolta he a quasi un anno dall’inizio della repressione rimane sostanzialmente da sola di fronte alla mattanza.

Ecco la manifestazione di Hariqa…

…e qui sotto quella di Mezze. Sotto la neve.