Damasco, sì al piano arabo… almeno sulla carta

Il segretario generale della Lega Araba (sx) e il premier del Qatar (dx) discutono a margine della riunione del Cairo del 2 novembre 2011A sorpresa il regime siriano ha accettato il 2 novembre 2011, almeno sulla carta, quattro punti della proposta araba per scongiurare l’inasprimento della guerra civile in corso in alcune zone del Paese, già scosso da quasi otto mesi di proteste e di conseguente repressione che ha causato finora, secondo il bilancio dell’Onu aggiornato a un mese fa, oltre 3.000 uccisi.

A questi si aggiungono i 21 civili uccisi oggi dalle forze fedeli al presidente Bashar al Assad in diverse località della Siria e i 15 militari governativi freddati nella regione centrale di Hama da soldati disertori dell’esercito regolare che si sono uniti ai manifestanti anti-governativi.

Gli attivisti hanno pubblicato stasera i video amatoriali dei 10 operai sunniti di Hula, vicino Homs, uccisi con colpi alla testa e al corpo da non meglio precisati uomini armati, che secondo alcune fonti sono membri delle milizie lealiste. I cadaveri sono stati trovati tutti con le mani legate dietro la schiena, con bavagli in bocca e bende sugli occhi.

L’annuncio dell’accordo, invece, è arrivato in serata dal Cairo, dove si è svolta la riunione straordinaria della Lega Araba. “Accogliamo con favore l’accettazione da parte dei fratelli siriani del piano di azione”, ha detto lo sheikh Hamad ben Jasem Al Thani, premier e ministro degli Esteri del Qatar, Paese presidente di turno dell’organizzazione interaraba. Il testo del piano d’azione è stato pubblicato in parte dall’agenzia ufficiale siriana Sana.

I primi due dei quattro punti prevedono “la cessazione di tutte le azioni di violenza, quale che sia la loro matrice, per proteggere i cittadini siriani” e “la liberazione di tutte le persone arrestate a causa degli eventi attuali”.

L’accettazione, almeno teorica, da parte di Damasco di queste due condizioni della Lega Araba contraddicono la retorica adottata dal regime, secondo cui gli unici responsabili delle violenze contro i civili sono bande di terroristi armate e finanziate dai Paesi confinanti, e secondo cui in carcere sono finiti finora soltanto terroristi, vandali e fondamentalisti islamici.

Dal canto loro, i Comitati di attivisti anti-regime forniscono stasera una lista di 13.125 persone finite in carcere a seguito della repressione in corso e di 3.881 persone (3.196 civili, 684 tra agenti e militari) uccise dalle forze lealiste, che stazionano ormai fisse in tutti gli epicentri della rivolta.

Gli altri due punti del piano accettato dalla Siria sono “lo svuotamento delle città e delle zone residenziali di ogni aspetto armato” e “la concessione a definite organizzazioni della Lega Araba e ai mezzi d’informazione arabi e internazionali di poter muoversi liberamente in ogni parte della Siria per rendersi conto della verità e raccogliere informazioni sugli eventi in corso”.

“Siamo felici per il risultato ottenuto”, ha detto il premier del Qatar, “ma saremo ancora più felici se questo piano d’azione venga applicato immediatamente. E immediatamente significa a partire da questo momento”, ha aggiunto. “Se il regime siriano intende rispettare la sua parola, già da stasera potremo manifestare liberamente e accamparci in piazza a Damasco”, ha detto, interpellato telefonicamente dall’ANSA, Amjad Karawn, membro dei Comitati di coordinamento degli attivisti della capitale. Un punto su cui non è stato trovato l’accordo è quello relativo alla convocazione di una conferenza tra regime e opposizioni al Cairo.

Analogamente, da domani i consolati e le ambasciate siriane nel mondo saranno sommersi di richieste di visti giornalistici da parte di operatori dell’informazione desiderosi di visitare “ogni angolo della Siria” e di verificare di persona “i crimini dei terroristi e dei salafiti”, mentre schiere di funzionari della Lega Araba monitoreranno l’applicazione del piano d’azione approvato stasera.

Il compromesso raggiunto prevede l’inizio, tra due settimane a Doha, in Qatar, di colloqui bilaterali tra la commissione ministeriale interaraba, rappresentanti governativi siriani e altri delle varie sigle delle opposizioni all’estero e in patria. ”Non posso dire cosa succederà se la Siria non rispetterà l’accordo”, ha detto il premier qatarino. ”Aspettiamo e vedremo”. (Scritto per Ansa il 2 novembre 2011).