Damasco, come stai?

Gli scontri tra i rivoluzionari siriani e le forze di sicurezza governative da qualche giorno sono arrivati anche nel cuore della capitale. Traduciamo una nota di Khawla Dunia, attivista pacifista siriana, che descrive quanto accadeva ieri nei diversi quartieri di Damasco.

Damasco, come stai oggi?

Dopo la confusione dei venditori di verdura, dei proiettili e degli aerei bisognava scendere in strada.
Le strade non apparivano come al solito: nei quartieri di Bab Sharqi e di Bab Tuma non c’era quasi nessuno che camminava e neppure le macchine. Del fumo saliva dal lato della stazione e giravano voci di scontri, di cadaveri lasciati per terra e di gente che sparava per non far passare nessuno.

La stazione dei pullman era chiusa e la strada per Barzeh era piena di soldati e di vetture dei servizi. La strada era chiusa da metà e così siamo stati costretti a tornare indietro e passare per un’altra strada verso Hamish.

Le entrate del quartiere di Qabun erano completamente chiuse, poi – quando i combattimenti sono arrivati  fino all’ospedale di al Nafis – è stata chiusa anche la strada di Barzeh.

C’erano scontri nella piazza Sabaa Bahrat, Piazza delle Sette fontane, quella che fino a poco tempo fa era stata la pista da ballo per sua signoria: gli scontri sono iniziati da via Baghdad, con l’obiettivo di arrivare alla sede del Baath. Continuavano e si sono spostati poi verso le zone di ‘Adawi e Tijara.

Un negoziante spaventato raccontava di essersi trovato in mezzo ai combattimenti e che una raffica di proiettili aveva colpito la sua macchina. Quando aveva preso una strada verso Marjeh e Bab Musalla, si era trovato in mezzo ad altri scontri, così, arrivato nel suo negozio, si è tolto la camicia, si è lavato la testa e ha steso le gambe.

“Se lo merita questo spavento”, mi ha confidato un amico spiegandomi che quel tizio era uno degli shabbiha che hanno impedito il funerale del defunto Bassel Shehadeh, il giovane documentarista cristiano tornato in Siria nei mesi scorsi, lasciando una borsa di studio negli Usa, e ucciso da un mortaio a Homs. 

I combattimenti più cruenti si sono verificati nel quartiere di al Qaa, verso il mercato di Abu Habel. Ieri sono state uccise 17 persone di Midan dove ci sono ancora gruppi di cecchini e si continua a combattere.

Gli aerei nei cieli di Damasco sparavano a bassa quota su Jobar e Harasta.

Ieri un carro armato attraversava l’autostrada di Sehnaya davanti a Nahr ‘Aisheh: non penso l’abbia bombardato, perché è qui vicino. Per lo più bombardava Kafarsusa. Le macchine e la gente sono state nel fuoco incrociato per più di mezz’ora, finché il carro armato si è spostato lasciando uno spazio per passare.

Finora sono stati utilizzati maggiormente l’aviazione, la contraerea (gli Shilka) e i carri armati..
Non ci sono stati assalti, come invece si pensava, anche se alcuni palazzi di Midan sono stati perquisiti.

Yarmuk, il campo palestinese, è ancora impegnato a prestare soccorso ai rifugiati di al Tadamon e le famiglie che stanno più comode sono certo quelle ospitate nella piscina di al Bassel: i bambini avranno l’opportunità di entrare gratis in piscina.

Avevamo sentito parlare di una marcia a sostegno di Assad, ma pare non si sia trovata una strada adeguata, visto che i rivoluzionari non hanno lasciato nemmeno una fontana libera nella piazza delle sette fontane!

“Ti sto dicendo che non torno a casa oggi, le strade sono tutte chiuse!”, urla l’autista del taxi a sua moglie per telefono e poi mi dice: “Sono due ore che cerco una strada per andare a Harasta, ma non l’ho trovata e lei vuole che torni a casa in qualsiasi modo!”

Damasco, 17 luglio 2012