Distrutto il mausoleo nella Grande Moschea di Raqqa

La pagina Facebook Intihakat Daesh fi Suriya (Le violazioni della Daesh in Siria) e alcuni tweet hanno riportato la notizia della distruzione, da parte dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, della Grande Moschea o Moschea del Venerdì dell’antica Raqqa, risalente al periodo del califfo abbaside Abu Jaafar al Mansur (772 d.C.). Al Mansur chiamò la nuova città al rafiqa che letteralmente significa la compagna.

Tuttavia, dalle fotografie si vede la distruzione solo del piccolo mausoleo all’interno della Grande Moschea di al Mansur che conteneva al suo interno la tomba di Wabsa. Secondo quanto denunciato da alcuni attivisti, il mausoleo e la tomba sarebbero stati distrutti in quanto considerati empi.

Membri di un gruppo wahabita affiliato con Jabhat al Nusra, il 16 maggio scorso, hanno distrutto il santuario sufi del Profeta Abramo situato nel villaggio di ‘Ayn ‘Arus (Tell Abyad, a nord di Raqqa), utilizzando bulldozer e mine.

Lo stesso gruppo, denominato Ufficio segreto di ricerca, ha distrutto anche il mausoleo di al Deroubia minacciando di distruggere altri luoghi di culto sia sciiti che sunniti. Nell’aprile 2013 sempre nei pressi di Raqqa, alcuni estremisti hanno distrutto con la dinamite la tomba di Hazrat Ammar ibn Yasir, uno dei più leali compagni di Maometto e dell’Imam Ali, considerato dai musulmani sciiti uno dei quattro compagni.

La distruzione dei luoghi di culto nella zona di Raqqa, più che colpire i santuari sciiti, sembra rispondere a una furia iconoclasta tipica del wahabismo più radicale.

In Arabia Saudita, a Mecca, negli ultimi dieci anni sono stati distrutti l’antico caravanserraglio che ospitava i pellegrini egiziani in visita alla Kaaba e la casa dove Maometto visse con la prima moglie Khadija.

A Medina hanno spianato con i bulldozer le tombe venerate dagli Ashab, i primi compagni del Profeta. Vengono abbattuti antichi minareti e sui siti storici delle vittorie di Maometto, come Uhud e Badr, sono stati costruiti immensi parcheggi. Il wahabismo radicale considera ogni riverenza verso luoghi santi, reliquie di Maometto, o il culto dei santi, come una sorta di politeismo, in quanto distolgono il credente dalla fede nell’unico Dio.