I carri armati tornano a Hama. Dopo quattro mesi

Hama, distruzione. 1982Un giovane siriano sofferente ai reni morto per mancanza di medicine in una località vicino Homs assediata dalle forze lealiste; una studentessa universitaria colpita a morte da una pallottola vagante a Hama durante le incursioni odierne; una donna irachena freddata da un cecchino appostato in cima a un palazzo nei pressi di Damasco.

Tre storie dell’ennesima giornata di violenza in Siria, dove secondo attivisti sono morte il 14 dicembre almeno 38 persone, di cui 28 civili, 8 soldati lealisti e due disertori.

Il 15 dicembre si entra nel decimo mese di proteste, subito represse con la forza e gradualmente trasformatesi in rivolta. Una sollevazione che in alcune località sta assumendo i contorni di una resistenza armata da parte di disertori dell’esercito regolare e civili. Hama, come Homs al centro della Siria, è uno di questi epicentri della rivolta, tristemente noto per esser stato nel 1982 teatro di un massacro da parte delle forze del regime di migliaia di civili e insorti sunniti.

All’alba del 14 dicembre, a quattro mesi dalla ritirata dell’esercito dopo i raid punitivi dei primi di agosto (centinaia di uccisi in una settimana), i carri armati dell’esercito fedele al presidente Bashar al Assad sono penetrati nei quartieri settentrionali e orientali, sparando con mitragliatrici e cannoni.

Le prime vittime sono stati cinque civili che fuggivano verso Qalaat Madyiq a bordo di un’auto centrata da un proiettile di grosso calibro. Poco dopo è arrivata la rappresaglia dei resistenti, disertori e forse residenti locali, che hanno ucciso otto militari lealisti in un agguato teso al passaggio di un convoglio.

Per tutta la giornata, le forze lealiste hanno proseguito l’offensiva all’interno di Hama, uccidendo in tutto – secondo la lista aggiornata e dettagliata dei Comitati di coordinamento locale degli attivisti anti-regime – nove civili, tra cui Sherin Nasser, studentessa fuori sede a Damasco che stava ritornando alla natia Qamishli (nord-est) via Hama quando è stata colpita da una pallottola vagante.

A Homs, a sud di Hama e lungo l’autostrada Damasco-Aleppo, si e’ registrata la morte di nove civili, tra cui Dahham Bakkur, 22 anni, ucciso dall’insufficienza renale di cui soffriva e che non ha potuto curare per mancanza dei medicinali, assenti nella località di Hula assediata dalle forze di sicurezza.

Altre due persone sono state uccise nella regione meridionale di Daraa (Busar Harir e Taysil), e tre vicino Damasco: due a Jawbar, e una donna irachena, Shadha Kubaysi, a Zabadani, colpita alla testa da un cecchino appostato sul tetto della caserma locale della Sicurezza dello Stato, una delle quattro agenzie di repressione del regime. Su Youtube, gli attivisti hanno pubblicato il video amatoriale (qui sotto), la cui autenticità non può esser verificata, che mostra il corpo della donna a terra mentre alcune persone tentano di allontanarlo dalla strada.

L’agenzia ufficiale Sana parla dei funerali di sette tra militari e agenti uccisi da terroristi in diverse località del Paese in date non precisate e riporta le confessioni di un terrorista, siriano, che afferma di aver ucciso e violentato numerose donne nella regione di Homs.

Gli attivisti, sempre sul sito del Centro di documentazione delle violazioni in Siria, dal canto loro riferiscono dell’uccisione di due soldati disertori: Ayman Zaydan, coscritto di Raqqa, e Hussein Awja, generale originario di Dayr az Zor, colpito a Qseir, località al confine col Libano.

I media di Beirut hanno inoltre riferito ieri del ferimento da parte di militari siriani di sette persone – cinque siriani, di cui un bimbo di nove anni e un adolescente, e due libanesi – in due diversi episodi a ridosso della frontiera tra i due Paesi. (Resoconto scritto per ANSA il 14 dicembre 2011).