A Homs la cucina della “resistenza”

manqushe al-sumud“Il piatto di cui vi parleremo oggi è a base di foglie di gelso. Potete friggerle oppure lasciarle cuocere per mezz’ora nella pentola a pressione…”

Potrebbe sembrare l’inizio di una rubrica di ricette come tante, se non si trattasse di uno dei numerosi consigli per sopravvivere a Homs, la città della Siria centrale che per due anni è stata sotto l’assedio delle forze governative prima di capitolare qualche giorno fa.

I dettagli di questa storia sono stati raccolti e raccontati da Syria Untold, in questo articolo del 26 aprile 2014. Sebbene Homs non sia più sotto assedio al momento, non è detto che la gente ora riuscirà a trovare di che mangiare.

Tutti gli espedienti per resistere alla fame e alla mancanza di cibo e le ricette “alternative” che gli abitanti di Homs si sono inventati in questi anni – analoghi alle tante altre trovate culinarie inventate nel tempo dagli abitanti di altri assedi analoghi, a Muaddamiya, a Daraya, a Yarmuk, ad esempio – sono stati raccolti su una pagina Facebook, intitolata “I pasti dell’assedio” (Aklat al hisar).

Abu Omar, l’amministratore della pagina, racconta: “Quando la carne e i prodotti caseari sono spariti completamente, abbiamo incominciato a mangiare solo verdure. Poi anche le lenticchie e i piselli sono scomparsi, e così con alcuni amici ho incominciato a piantare quello che ci serviva. C’è stato un tempo in cui riuscivamo a comprare ancora riso e burghol al mercato, anche se erano molto cari…. Ma negli ultimi mesi anche il riso è scomparso e praticamente non è rimasto niente da comprare al mercato nero…”.

Così gli abitanti di Homs raccontano su Facebook di come si sono adattati a mangiare qualunque cosa riescano a trovare: erbe selvatiche, carne di tartaruga, foglie di alberi e persino insetti. Di come hanno imparato a fare la farina dai semi di coriandolo, dai chicchi di melagrana o con il timo essiccato per poter preparare il pane e persino quella che hanno ribattezzato come la “manqushe della tenacia” (foto), una variante della tipica pizzetta levantina, fatta con le scarse risorse disponibili. Così come hanno incominciato a ricavare lo zucchero per il loro tè dalla pasta venduta per la ceretta naturale.

I piatti cucinati vengono fotografati durante le varie fasi della preparazione e le foto poi condivise su Facebook, con i commenti e i consigli dello “chef” e degli oltre 10 mila fan della pagina.

E nonostante la fame, i siriani dimostrano sempre di riuscire a ridere anche nella tragedia. Accanto alle ricette, sulla pagina Facebook non mancano i commenti ironici. Uno fra tanti: “Eh, ci rimane ancora il Nescafé… Non guardatemi male… È vero che ci manca il riso, il burghol… ma possiamo fare a meno di tutto, tranne del Nescafé”.