Il caffé di Wazzani, i colori di Ghajar

Wazzani, preparazione del caffè (Safir)(di Giovanni Coltreno). Ti ho vista da lontano. Eri colorata. E immagino che tu lo sia ancora adesso. Il filo spinato ora ti circonda e non posso nemmeno più avvicinarmi col binocolo per osservare i tuoi colori.

Ghajar, il tuo nome mi ha sempre attirato. Mi ha sempre detto qualcosa. Mi ha sempre fatto pensare che prima o poi ci saremmo incontrati.

Sei di confine. Oggi. Per secoli sei stata immersa tra colline brulle segnate dal percorso del fiume. Ora ti osserva la tua gemella Wazzani. Un nome più rude. Le sue tende marroni, sgualcite, non hanno nulla dei colori delle case costruite per imitare quelle degli stranieri.

E da Wazzani ti ho guardata per la prima volta. A Wazzani, gli unici sorridenti erano i bimbi che giocavano a terra. Incuranti dei tuoi colori.

Oggi, di Wazzani, leggo sui giornali. Una foto-notizia (in alto a sinistra), a dire il vero. Di quelle sfocate, forse rubate, scattate di corsa.

E si parla del caffé tostato e macinato ancora nella maniera tradizionale a Wazzani, la tua gemella. Una ragazza è intenta a pestare i chicchi raffreddati dal calore del forno. La didascalia parla di una fragranza che si espande in tutta la casa. E non è esotismo, so che è così. Anche per te e per la tua gente, Ghajar.

Buona festa, a chi pesta il caffé e a chi lo berrà. Di qua e di là del filo spinato*.

Ghajar vista da Wazzani (Giovanni Coltreno, ottobre 2006)

* Per saperne di più su Ghajar, Wazzani e su quel filo spinato israeliano, si leggano gli articoli in archivio e suggeriti nella colonna di destra.