Il corpo del figlio. La dignità della madre

(di Eva Ziedan). La signora Maryam era a casa a ricevere le condoglianze per la morte di suo figlio Ayham, quando alcuni visitatori le hanno riferito che il canale governativo aveva diffuso la notizia della morte di Ayham e l’aveva descritto come un terrorista.

Tutti gli amici si erano arrabbiati e offesi per la falsità della notizia, ma la signora Maryam aveva altri pensieri: lei aveva visto suo figlio quando era stato arrestato la prima volta, lo aveva visto quando era uscito di prigione, aveva toccato le sue ferite, aveva visto i segni delle torture.

Lei sapeva che tipo di uomini erano quelli che lo avevano arrestato la prima e la seconda volta. E che poi l’avevano ucciso.

Alla signora Maryam la notizia diffusa dal notiziario della tv di Stato non interessava. La vera notizia per lei era che “loro” avevano finalmente ammesso di aver ucciso Ayham e che dunque potevano e dovevano consegnare il corpo di suo figlio.

Il suo pensiero andava lontano dal telegiornale e dalla propoganda del canale governativo. Tanto era nobile il pensiero di una madre, tanto meschini erano gli assassini del figlio in un tempo di immoralità e di assenza della legge.

Purtroppo il cadavere di Ayham si trova nell’ospedale 601, dove ci sono centinaia di persone morte in carcere. E in carcere non si usano i nomi, ma vengono dati dei numeri. Quindi la signora Maryam dovrà prima conoscere il numero assegnato a suo figlio al momento dell’arresto.

Ayham Ghazzul, sirano, era nato nel 1987 a Deir Atiyeh nella campagna di Damasco. Era un dentista e aveva cominciato a seguire un master all’Università di Damasco. Era stato arrestato una prima volta con i membri del Centro siriano per i media e la libertà di espressione (Scm), il 16 febbraio 2012, da parte dai servizi di sicurezza dell’Aereonautica, ed era rimasto in carcere per tre mesi.

I suoi amici e suo zio giornalista, Tawfiq Hallaq, hanno raccontato che il 5 novembre scorso Ahyam si trovava all’università quando gli studenti dell’Ittihad al watani (l’Unione nazionale) lo hanno portato in amministrazione e lo hanno picchiato e bastonato.

L’Ittihad al watani è un organismo studentesco presente in ogni università, che afferisce al partito Baath, e ha il compito di controllare quanto avviene all’interno degli istituti. Dall’inizio della rivoluzione è diventato una sorta di carcere preventivo, dove si torturano gli studenti sospetti, prima che vangano consegnati ai servizi segreti veri e propri.

I compagni d’università hanno visto Ayham ricoperto di sangue e ferite dopo essere stato preso dall’Ittihad al watani e prima ancora che arrivassero i servizi di sicurezza dell’Aereonautica a portarlo via. In prigione Ayham ha avuto emorragie interne per i pestaggi. Gli altri detenuti, preoccupati per le condizioni di Ayham, chiamavano i carcerieri, ma ogni volta questi si limitavano a rispondere: “Avvisateci quando muore”.

Ayham è morto quattro giorni dopo l’arresto, come ha raccontato un suo compagno di prigione (liberato nello scambio con i prigionieri iraniani).

Dal 9 novembre 2012, la data in cui è morto, fino al 31 gennaio 2013 nessuno ha saputo nulla di lui: la signora Maryam e gli amici di Ayham continuavano a sperare che un giorno sarebbe uscito di prigione.

Ora invece sperano solo di ritrovare il suo corpo nell’ospedale 601 prima che “sia fatto sparire”.

Gli amici hanno lanciato un appello su Facebook per richiedere la consegna del corpo.

Sulla stessa pagina un amico di Ayham, anche lui di Deir Atiyeh, ha scritto: “L’ospedale di Deir Atiyeh è un grande ospedale sulla collina che sovrasta la città. È stato intitolato al martire, paracadutista e fantino Basel al Asad. Nella Siria libera non si chiamerà martire chi muore in un incidente automobilistico: l’ospedale dovrà avere il nome del figlio di questa città, del martire Ayham Ghazzul”.