Nunzio, cristiani di Siria non più bersaglio di altri

“Sul cristiano ucciso a Qusayr informazioni di prima mano mi hanno riferito che stava facendo una fila per il pane quando un cecchino ha cominciato a sparare sulla folla: ha ucciso tre musulmani oltre al cristiano in fila. Le pare un omicidio su base confessionale? Bisogna stare attenti prima di scrivere certe cose”.

È quanto risponde alla Misna, l’agenzia di stampa missionaria internazionale, monsignor Mario Zenari (foto), nunzio apostolico della Santa Sede in Siria, in riferimento alle notizie circolate nei giorni scorsi riguardo alle persecuzioni subite dai cristiani a Qusayr, cittadina in provincia di Homs.

L’agenzia Fides – ripresa poi dalla France Presse – aveva riferito, infatti, di un “ultimatum” lanciato dai ribelli fondamentalisti islamici di Qusayr ai cristiani, in cui si intimava di lasciare entro l’8 giugno la cittadina posta tra Homs e il confine col Libano.

Il rappresentante vaticano, ribadendo la complessità della situazione in Siria, puntualizza: “I cristiani non sono più bersagliati di altri. Tra i civili ammazzati negli ultimi massacri, da Hama a Houla, che non hanno risparmiato donne e bambini, non c’erano cristiani. Si trattava per lo più di musulmani sunniti. Parlare di persecuzione, come ho letto su alcuni mezzi di informazione contribuisce ad alimentare la confusione su una situazione che è già di per sé molto fosca”.

E poi aggiunge: “Ad oggi, 12 giugno, non posso dire che una sola chiesa, a parte quelle di Homs, colpite dai bombardamenti, siano state anche solo graffiate. A tutti i posti di blocco dell’esercito o dell’opposizione, i cristiani vengono lasciati passare senza che gli sia torto un capello”.

Per dare idea della stima di cui alcuni religiosi cristiani godono nel Paese, monsignor Zenari racconta che “fino a due settimane fa, uno di questi preti di Homs riusciva persino a ottenere due o tre ore di cessate-il-fuoco, garantito da entrambi gli schieramenti, per consentire alla gente di recarsi alla messa o rientrare nelle proprie case”.

E in questo momento estremamente delicato i cristiani dovrebbero adoperarsi “per fare da ponte, aprire un dialogo prima che la distanza diventi incolmabile e che si oltrepassi la linea del non ritorno”, chiosa il nunzio.