18 luglio 2012. C’era tanta polvere

[Io e mio padre] siamo usciti insieme e abbiamo fatto una passeggiata sotto un cielo azzurro e sotto un sole giallo come uomini che non hanno niente da fare.

Siamo arrivati in una piazza piena di confusione in cui la gente si accalcava per guardare una forca circondata da poliziotti. Un uomo impiccato penzolava. Ho chiesto a mio padre chi fosse e mi ha risposto che aveva ucciso una famiglia intera: un uomo, una donna e quattro bambini.

L’impiccato aveva il volto blu e la lingua che gli penzolava fuori dalla bocca. La gente intorno a lui aveva espressioni divertite. Ma io ho chiuso gli occhi.

Ho visto mentre camminavamo un bambino piccolo fermo sul marciapiede che piangeva e nessuno gliene domandava il motivo. Ma io ho chiuso gli occhi.

Ho visto mentre camminavamo una ragazza di dieci anni svenire. L’hanno portata all’ospedale senza la cartella. Ma io ho chiuso gli occhi.

Ho visto mentre camminavamo una mendicante seduta sul marciapiede con tre bambini piccoli con la faccia sporca e che avevano le mani amputate. Ma io ho chiuso gli occhi.

Ho visto mentre camminavamo due uomini che si picchiavano e la gente intorno a loro che gridava e li spronava a colpire più forte. Ma io ho chiuso gli occhi.

Mio padre mi ha chiesto: “Che ti prende, ragazzo? Perché continui a chiudere gli occhi come un albino che cerca di guardare il sole?”

Gli ho risposto che c’era tanta polvere e mi sono sfregato gli occhi con le dita. Poi le ho guardate e mi sono accorto che erano bagnate.

Ho preso la mano di mio padre ruvida e forte che mi avrebbe guidato a casa anche se tenevo gli occhi chiusi.

(Zakaria Tamer*, 2005)

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*Zakaria Tamer è uno scrittore autodidatta siriano, nato a Damasco nel 1931 che da trent’anni vive in esilio in Inghilterra. È considerato il poeta del racconto breve in lingua araba, per l’uso di un linguaggio lirico, denso di immagini, allegorie, ironie e metafore. Dal gennaio 2012 ha aperto una pagina su facebook con il nome di al Mihmaz (lo sperone) nella quale ogni giorno appunta dei brevi testi: un racconto, un brano, o anche solo una frase, per commentare quello che accade in Siria.

Mercoledì 18 luglio ha riportato questo brano, tratto dal suo racconto lungo “Il porcospino” (al-qunfudh).