Kafranbel, città della creatività

Si chiama Kafranbel ma la chiamano ormai “la città della creatività”. Perché questa cittadina siriana vicina a Idlib, nel nord del Paese, continua a stupire per la bellezza dei suoi cartelli e l’originalità dei suoi slogan contro il regime di Bashar al Asad. Ogni venerdì, da più di un anno ormai, Kafranbel sfoggia i mille colori e le mille parole che i manifestanti non smettono di inventare per far parlare delle loro proteste pacifiche, in un periodo in cui l’attenzione dei media internazionali tende a trascurarle per concentrarsi sugli atti di violenza, secondo una logica che è già di “resoconto di guerra civile”.

Kafranbel risponde ancora con la creatività. Come Rima al Dali, come i ragazzi dello Sham City Centre di Damasco, gli abitanti di Kafranbel hanno da tempo capito che per ottenere l’attenzione dei mezzi di comunicazione non bastano le proteste. Ci vuole un po’ di spettacolo, una componente di messa in scena, la capacità di colpire il pubblico.

Come in una sorta di carnevale che torna ogni venerdì, puntuale ma mai uguale a se stesso, la Siria e il mondo hanno scoperto striscioni magistralmente elaborati e slogan improntati a un’ironia che non perdona. Ed è stato così fin dal primo giorno della rivolta in città – spiegano gli abitanti – il 23 marzo 2011, quando nel resto della Siria si chiedevano ancora le riforme, mentre a Kafranbel si inneggiava già alla caduta del regime.

Ma qual è il segreto dell’estro artistico cittadino?

Wafa Zaydan lo rivela ora, dalle colonne del giornale The Syrian Sun. Parla degli abitanti che, al 65 %, hanno fatto studi superiori, che in maggioranza parlano più di una lingua, tra i quali si contano in buon numero gli artisti di teatro (molti dei quali formati in Russia) e i professionisti del mosaico (attività mai incoraggiata dagli al Asad ed esercitata sobbarcandosi enormi costi per le materie prime, in cambio di magri ricavi della vendita a committenti giordani e libanesi, che esportano poi i mosaici siriani in Europa ricavandone guadagni enormi). Tutto questo spiega anche l’attenzione della città all’internazionale, gli elaborati slogan in perfetto inglese.

A chi li accusa di collaborare con gli Stati Uniti, visto l’uso costante di questa lingua, gli abitanti rispondono dichiarando che i cartelli non sono per Bashar ma per il mondo.

E a Wafa Zaydan confidano un sogno: fare della loro cittadina il centro di un teatro siriano impegnato, che raccolga e metta in scena le storie della rivoluzione, perché non se ne perda memoria nel tempo di pace e di democrazia che – sono sicuri – la Siria conoscerà.

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Sul cartello della slide della home page è scritto: “Kafranbel Occupata 13 04 2012 – Il ritiro delle città dalle zone occupate dall’esercito”