E’ vero che al Qaida entra in Siria dall’Iraq?

Nuri al Maliki, premier irachenoF. Nourai, l’8 marzo così interrogava SiriaLibano: In un recente commento, il PM iracheno Nuri al-Maliki ha affermato che i membri di al Qaeda si stanno affollando verso la Siria dall’Iraq. Se ciò è vero, in parte conferma l’affermazione di Bashar Assad e i suoi sostenitori che insistono sul fatto che una parte dell’opposizione è guidata da gruppi estremisti che abusando delle dinamiche politiche interna promuovono la propria versione radicale, salafita dell’Islam in Siria. Che ne pensa? Grazie

La risposta di Saad Kiwan

Gentile F. Nourai,

perché Nuri al Maliki non prova intanto a fermare questi “qaedisti”? Perché essendo primo ministro dell’Iraq non si è schierato allora con la rivolta del popolo siriano? Non crede invece che l’appoggio dato al regime di Bashar al Assad abbia incoraggiato quelli di “al-Qaida” a tentare la loro “avventura” attraverso il confine?

L’infiltrazione nella direzione opposta di “qaidisti” e altri terroristi di diverse matrici l’ha incoraggiata il governo del “Baath” siriano per anni contro le truppe americane in Iraq. Eppoi, non aveva affermato Maliki che “al-Qaida” era stata sconfitta in Iraq?

Ma il governo iracheno non è in grado di prendere decisioni autonome in quanto soggetto alla crescente influenza iraniana sul Paese, e in particolare sullo stesso primo ministro Maliki (sciita) in seguito al ritiro americano dall’Iraq nel dicembre scorso.

Inoltre, il governo è indebolito dalle divergenze che lo dilaniano al suo interno e che agitano la vita politica irachena, in particolare sulle questioni della ri-costruzione dello Stato, la ripresa del controllo delle istiuzioni e il ristabilimento della sicurezza su tutto il territorio iracheno. E’ in atto poi uno scontro tra le forze politico-confessionale sul ruolo di ciascuna forza e comunità tra sciiti, sunniti, curdi e alcune minoranze. Inoltre c’è una  contestazione crescente contro l’ingerenza irianiana negli affari interni.

Le dichiarazioni di Maliki sul presunto pericolo “qaidista” in Siria sono a mio avviso dettate dal volere degli ayatollah di Teheran che difendono a spada tratta il regime satellite di Bashar al Asad. In questo senso, anche l’attuale governo libanese è costretto a schierarsi con Damasco.

Inoltre, anche se fosse  vero che i quelli di “al-Qaida” si stanno infiltrando dall’Iraq verso la Siria, ciò basterebbe per etichettare l’opposizione siriana come integralista o salafita? E che dire poi di quei terroristi o “jihadisti” che vengono rilasciati dallo stesso regime siriano e “buttati nella mischia”?

L’opposizione siriana è cosi variegata e plurale, composta da diversi correnti e filoni che vanno dal laico al nazionalista, dal comunista al liberale e dall’islamico al cristiano al druso e poi ai curdi.

Non credo quindi che l’opposizione sia cosi facile da “islamizzare” o manipolare,  e che gli islamisti o i “fratelli musulmani”, che rappresentano una fetta ma non la maggioranza (secondo uno studio americano realizzato pochi mesi prima dallo scoppio della rivolta in Siria affermava che i “fratelli musulmani sono di poco peso”) siano in grado di egemonizzare la rivolta e lo scenario politico siriano. E’ piuttosto nell’interesse del regime brutalizzare e islamizzare la rivolta per far spronfondare la Siria in una guerra civile.