La “caduta” di Qusayr

(di Hazem al Amin). “Qusayr è caduta”, i sostenitori di Hezbollah hanno scritto questa frase nei sobborghi meridionali (di Beirut) su cartelli innalzati nelle strade in cui distribuivano dolci ai passanti per celebrare “la caduta”.

Il punto è che l’espressione “è caduta” è un’espressione negativa nel dizionario dei conflitti e delle guerre. Diciamo: “Beirut è caduta” quando vogliamo intendere che è stata occupata dal nemico. Ma invece quando gliela portiamo via diciamo: “Beirut è stata liberata”.

Nel 2003 gli arabi hanno detto proprio così: “Baghdad è caduta” e prima ancora avevano detto: “il Golan è caduto”. Laddove nel 2000 abbiamo detto: “il sud (del Libano) è stato liberato” e, con espressione più neutra: “Israele si è ritirato”.

Ma i sostenitori di Hezbollah non hanno fatto un errore linguistico: l’espressione è corretta. Quello che hanno tradito è il senso, non la forma. Immaginiamo un po': se Hezbollah liberasse Gerusalemme (e difficilmente l’ha fatto quando è entrato a Qusayr), i suoi sostenitori scriverebbero: “Gerusalemme è caduta”? Gerusalemme “cade” per mano dei nemici ed “è liberata” per mano nostra.

È un “lapsus”, come direbbero gli occidentali. L’espressione non indica uno “scivolone della lingua”, ma il momento in cui l’inconscio si assume il compito di correggere la coscienza. (6 giugno 2013, “Micro” Lubnan).