“La gente non vuole la rivoluzione. Ama la pace”

Da tempo desidero aprire una rubrica tipo “Ipse Dixit”, commentando delle frasi buffe, sensazionali o comunque degne di nota di protagonisti e comparse dello scenario siro-libanese. Ciò richiederebbe costanza e tempo di cui attualmente non dispongo, ma oggi proprio non resisto dal condivider con voi due citazioni nelle quali mi sono imbattuto nelle ultime ore.

La prima è di Michel Aoun, il leader cristiano libanese alleato del movimento sciita Hezbollah e da tempo schierato a difendere il regime siriano. Intervistato dal francofono L’Orient-Le Jour, Aoun ha detto: “Se il regime siriano dovesse cadere non ci sarebbe nessun vincitore. Sarebbe piuttosto la caduta della democrazia”.

Aoun dà per scontato che il dopo-Asad sarà dominato dall’oscurantismo fondamentalista di matrice sunnita. Aoun cita i responsabili dell’ala libanese del partito fondamentalista Hizb al Tahrir, secondo cui l’obiettivo dell’Islam è di islamizzare il mondo applicandovi la sharia. Per Aoun dunque, Asad è la diga contro il fondamentalismo. O lui o la fine della democrazia. Quella che da più di 40 anni si respira in Siria. Non fa una piega…

L’altra citazione è di padre Jules Baghdassarian, sacerdote greco-cattolico di Aleppo e direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie (Pom) in Siria. La sua testimonianza da Aleppo, teatro da giorni di scontri tra ribelli e governativi, è stata raccolta dall’agenzia vaticana Fides: “(…) I combattenti dell’Esercito libero siriano vogliono prendere il cuore di Aleppo e nel cuore ci sono le chiese e le case dei cristiani”, ha detto Baghdassarian. “Le bande armate rivoluzionarie sono in prevalenza islamiste, abbiamo testimoni oculari di ciò, e i cristiani hanno paura di subire violenze. La gente di Aleppo non vuole la rivoluzione, ama la pace”. Baghdassarian forse confonde la pace con la Pax Asadiana?