La notte di Aleppo ha il rumore di un capodanno a Napoli

(di Gabriele Del Grande, Fortress Europe). La notte di Aleppo ha il rumore di un capodanno a Napoli. Ma sono bombe e non fuochi d’artificio.

Sono tornato in Siria. Di nuovo. Perché iniziano qui le storie delle centinaia di siriani che ogni giorno, da mesi ormai, sbarcano in Sicilia. Stavolta però viaggio senza militari: né del regime, né dell’opposizione. Sono ospite di un coordinamento di attivisti. Tutti civili. Arabi e curdi, musulmani e cristiani.

Gli stessi che tre anni fa organizzarono le prime manifestazioni ad Aleppo contro la dittatura. Allora le piazze erano piene di manifestanti, oggi sono cumuli di macerie. Ma loro sono ancora qua. In un quartiere dove la vita va avanti, con un misto di fatalismo e ironia, come se le bombe non esplodessero nella strada a fianco.

Della guerra di Obama non si parla granché in giro, se non dei suoi effetti collaterali. La gente sa che gli Usa non vogliono abbattere il regime, perché Israele teme gli islamisti dell’opposizione più di Asad. E si chiedono quale sarà la vendetta di Damasco sulle popolazioni della zone controllate dagli insorti. Anche se è difficile immaginare cosa altro possa utilizzare il regime dopo aver fatto ricorso ai bombardamenti aerei, ai missili Scud, alle armi chimiche…

Un anno di combattimenti ha distrutto il Paese, causando almeno 100mila morti, 2 milioni di profughi e 4 milioni di sfollati. E il peggio deve ancora venire. Perché ogni giorno che passa, insieme agli innocenti sotto le bombe muoiono anche le idee. E quando a parlare restano soltanto le armi, diventa soltanto uno scontro tra fascismi.

Ma per fortuna, nonostante migliaia di arresti, gli attivisti siriani sono ancora in fermento. Ieri ho incontrato un ex combattente che ha lasciato l’Esercito libero per aprire una radio. Mi ha detto: se non pensiamo a costruire una nuova cittadinanza, è inutile che cada il regime.

Ma di tutto questo la stampa non vi parlerà mai. Primo: perché qua non ci viene più nessuno per paura dei sequestri. Secondo: perché a fare titolo sono soltanto le storie scontate, ovvero quelle dei ceceni ad Aleppo o degli iracheni di al Qaeda a Raqqa. Ciononostante, io ci provo lo stesso.