Safir, al Asad si dimetta come Nasser nel 1967

Il logo di as SafirTalal Salman è il padre padrone di as Safir, uno dei principali quotidiani libanesi, storico foglio del progressismo panarabo di marca beirutina fortemente influenzato dal nasserismo, dallo spirito dei Paesi non allineati, dai movimenti di lotta d’ispirazione comunisti.

Fondatore nel 1974 e da allora editore e direttore del giornale, Salman è a capo di un quotidiano storico. Anche perché oggi le sue posizioni ideologiche appartengono più ai resoconti della storia del ‘900 che all’attualità del Medio Oriente.

Per esigenze di sopravvivenza editoriale e anche per convinzione politica, Salman si schiera comunque col fronte della mumanaa, ovvero del rifiuto, della resistenza al presunto espansionismo sionista-americano nella regione. I pilastri di questo fronte sono l’Iran di Khamenei e la Siria degli al Asad, con le loro propaggini in Libano (Hezbollah) e in Palestina (Hamas, almeno fino allo scoppio della rivolta in Siria schierato con Damasco).

Ogni lunedì, Salman firma un suo editoriale, che a volte per lunghezza sfiora i lenzuoli domenicali di Scalfari su Repubblica.Nella sua ultima iftitahiyya del 12 dicembre 2011, Salman invita con garbo il presidente siriano Bashar al Asad a fornire più spiegazioni riguardo alla situazione interna al Paese. Preoccupandosi dell’allargamento del raggio della violenza al vicino Libano e della sempre maggior difficoltà di difendere l’indifendibile, Salman afferma che nella sua ultima intervista alla tv americana Abc News, il raìs non ha risposto alle domande che sempre più gente si pone nelle piazze arabe, a cominciare da quelle di Damasco e Beirut.

لا بد أن يصارح الرئيس بشار الأسد، شخصياً، الشعب السوري، بداية، والعرب في مختلف ديارهم (ومغترباتهم)، وأن يقدّم توصيفاً دقيقاً وجدياً للأوضاع المضطربة في سوريا، مَن يحرّكها ولماذا؟ مَن يموّلها ولأي غرض؟! لعله يخفف من القلق المصيري الذي يعيشه العرب في مختلف ديارهم على سوريا، بوحدة شعبها التي ظلت صلبة ومتماسكة عبر المحن والهزات الانقلابية التي توالت على سدة الحكم فيها منذ فجر الاستقلال في أواخر الأربعينيات وحتى خريف 1970، عندما تولى السلطة الرئيس الراحل حافظ الأسد.

Ancora più esplicito, Salman invita Bashar al Asad ad annunciare le dimissioni. E se non proprio a lasciare il potere, almeno a fare un gesto plateale, a mostrarsi intenzionato a mettere la patria (al watan) al di sopra del suo regime (nizami-hi). Proprio come fece, conclude Salman, Abd al Nasir (Nasser) dopo la sconfitta del 1967, nel suo ormai celebre discorso del 10 giugno 1967. Qui sotto le parole di Salman rivolte ad al Asad.

فهل ينتصر بشار الأسد على نظامه ليبقى الوطن؟
هل يتخذ من مبادرة جمال عبد الناصر بعد هزيمة 5 حزيران 1967 دليلاً ومرشداً إلى الإنقاذ؟!
والجواب عند الرئيس بشار الأسد لوحده.

Nei suoi titoli e nella scelta di quali notizie urlare in prima e quale relegare in fondo alle pagine interne, as Safir continua a esser chiaramente schierato a fianco della mumanaa. Solitamente, ad esempio, fornendo i resoconti sulla Siria, il titolo è dedicato alla versione del regime mentre l’occhiello a quella degli attivisti. Perché – non bisogna dimenticarlo e non lo scrivo con polemica o ironia – as Safir si pone come un giornale “di sinistra”, di quella sinistra che “prima di tutto i diseredati e i bisognosi”, “prima di tutto le vittime delle dittature”.

Nelle pagine interne e soprattutto in quelle dedicate alla cultura o ai media, il giornale di Salman offre invece ampie finestre alla voce degli attivisti siriani anti-regime. Come se alcuni finanziatori del giornale si fermassero sempre alla prima pagina, o alla sezione Siyasa (politica).

Come se chi decide se Salman può ancora stampare e distribuire il suo giornale a due passi dalla casa dell’ex premier Salim al Hoss (filo siriano di ferro), lungo la discesa che da Concorde porta a Hamra, non leggesse mai la pagina culturale né quella su cinema e tv. In fondo, la mumanaa da tempo si è dotata di un altro quotidiano, al Akhbar, assai meno indeciso rispetto a Salman nel sostenere l’asse della Resistenza e nato proprio da un gruppo di transfughi di Safir.

In questa coraggiosa acrobazia, as Safir è un interessante esempio del più lungimirante spirito beirutino. Ed è per questo che è bene continuare a leggere Salman, anche se Nasser è morto e di Bandung nessuno parla più.