SiriaLibano » Cns http://www.sirialibano.com "... chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo..." Fri, 02 Dec 2016 12:52:26 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.1.34 "... chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo..." » Cns no "... chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo..." » Cns http://www.sirialibano.com/wp-content/plugins/powerpress/rss_default.jpg http://www.sirialibano.com Le condizioni di chi non conta (quasi) più nulla http://www.sirialibano.com/siria-2/le-condizioni-di-chi-non-conta-quasi-piu-nulla.html http://www.sirialibano.com/siria-2/le-condizioni-di-chi-non-conta-quasi-piu-nulla.html#comments Sun, 10 Nov 2013 12:41:46 +0000 http://www.sirialibano.com/?p=17883

La piattaforma delle opposizioni siriane in esilio, la Coalizione nazionale siriana (Cns), sempre più divisa e sfiduciata dalle realtà che in patria combattono con le armi o con metodi pacifici il regime del presidente Bashar al Assad, ha ribadito la sua condizione per partecipare alla conferenza di Ginevra più volte rimandata sine die: Assad non partecipi alla transizione politica.

In una riunione cominciata sabato 9 novembre,  i membri delle diverse anime del Cns si sono dati convegno in un albergo di Istanbul per confrontarsi sul tema cruciale – la partecipazione o meno al tavolo di Ginevra – che finora ha diviso più che unire.

Il Consiglio nazionale, primo nucleo di oppositori in esilio dominato dalla Fratellanza musulmana,settimane fa aveva annunciato che se la Coalizione decidesse di recarsi sulle sponde del lago Lemano i suoi affiliati uscirebbero dalla piattaforma.

Creata un anno fa sotto forti pressioni politiche occidentali e con forti incentivi economici dei Paesi del Golfo, la Coalizione è stata negli ultimi mesi sfiduciata da un numero sempre maggiore di raggruppamenti di ribelli – islamisti, jihadisti, qaedisti ma anche nazionalisti – e da ampie porzioni dell’attivismo civile non violento.

Dal canto suo il portavoce della Coalizione, Khaled Saleh, ha ribadito la “disponibilità a impegnarsi in qualsiasi azione politica che realizzi le richieste del popolo siriano”, in linea “con l’accordo di Londra”, in riferimento all’ultima riunione degli 11 tra Paesi occidentali, arabi e Turchia svoltasi nella capitale britannica e in cui si è affermato che non v’è spazio per Assad nella Siria di domani.

Un principio respinto dai principali alleato di Damasco: Russia e Iran. Per la Coalizione “Assad non è serio nel proseguire nel processo di soluzione della crisi”. E servono dunque “pressioni da parte della Russia perché convinca il regime ad arrivare a Ginevra dopo aver tolto l’assedio dalle città, dove in tutto oltre un milione e mezzo di persone non hanno cibo e medicine, e dopo aver rimesso in libertà 245.000 prigionieri politici”.

Queste le condizioni delle opposizioni in esilio, il cui atteggiamento era stato definito intransigente dall’inviato Onu per la Siria, Lakhdar Brahimi. Ma anche il regime ha posto una condizione che non facilita l’organizzazione del tavolo di Ginevra: “non andiamo in Svizzera per cedere il potere”, avevano detto la settimana scorsa le autorità siriane.

Il colonnello disertore Abdel Jabbar Ukaydi, intervistato dalla Bbc, novembre 2013Sullo sfondo si staglia il graduale sfaldamento del consenso interno della Coalizione e del suo braccio militare, il cosiddetto Stato maggiore dell’Esercito libero (Esl). Dal Consiglio militare dell’Esl di Aleppo si è dimesso nei giorni scorsi il colonnello Abdel Jabbar Ukaydi (foto), non un qaedista ma un ex militare di quel che fu l’esercito regolare siriano. Ukaydi ha lasciato la poltrona al Consiglio di Aleppo proprio in polemica con la Coalizione e con le aperture a Ginevra-2.

In un’intervista alla Bbc, Ukaydi – che dalle cancellerie occidentali non è considerato un attore da invitare al tavolo svizzero ma che in patria mantiene un forte consenso tra ribelli non estremisti e tra attivisti della società civile – ha affermato che “non si può andare a trattare con un regime criminale in queste circostanze”, ricordando quanti e quali tipi di armi convenzionali le forze lealiste usano “per uccidere siriani” mentre “l’Occidente considera una linea rossa solo l’uso di armi chimiche”. (Ansa, 9 novembre 2013).

 

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Siria, “oppositori in esilio tornate nelle zone liberate!” http://www.sirialibano.com/short-news/siria-oppositori-in-esilio-tornate-nelle-zone-liberate.html http://www.sirialibano.com/short-news/siria-oppositori-in-esilio-tornate-nelle-zone-liberate.html#comments Sat, 16 Feb 2013 10:02:52 +0000 http://www.sirialibano.com/?p=14273 L’opposizione siriana in esilio deve tornare in Siria, nelle zone liberate dal regime, e amministrarle per il bene della popolazione locale: è l’appello rivolto stamani dagli attivisti siriani in patria, che invocano il ritorno dei dissidenti e oppositori all’estero.

Nel comunicato dei i Comitati di coordinamento locali degli attivisti, si legge: “La liberazione di ampie aree della Siria da parte degli eroi della rivoluzione e dell’Esercito libero (i ribelli) è un grande risultato che offre ha offerto sostegno all’opposizione politica fuori dalla Siria nella sua battaglia contro il regime”.
“Ma in cambio – affermano gli attivisti – l’opposizione politica deve recarsi nelle zone liberate per aiutare i ribelli nell’amministrare questi territori e offrire loro una ragione per continuare questa battaglia”.

Nell’ennesimo venerdì di proteste pacifiche non violente, migliaia di manifestanti siriani sono tornati il 15 febbraio 2013 in piazza nelle zone non più formalmente controllate dalle forze lealiste e sono stati esposti striscioni con slogan inneggianti al ritorno in patria degli oppositori all’estero.

La Coalizione nazionale siriana è la principale piattaforma di oppositori in esilio riconosciuta dai Paesi occidentali ma i suoi vertici e i suoi membri continuano a risiedere tra il Cairo, Istanbul, Doha, Parigi, Bruxelles, Londra.

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Iniziativa nazionale siriana, l’opposizione prova a riorganizzarsi http://www.sirialibano.com/siria-2/iniziativa-nazionale-siriana-lopposizione-prova-a-riorganizzarsi.html http://www.sirialibano.com/siria-2/iniziativa-nazionale-siriana-lopposizione-prova-a-riorganizzarsi.html#comments Sat, 03 Nov 2012 23:43:13 +0000 http://www.sirialibano.com/?p=12829 L’8 novembre prossimo a Doha le varie anime dell’opposizione siriana cercheranno di riorganizzarsi in un nuovo consiglio, sostenuto anche dal Dipartimento di Stato americano.

Il nome di questo nuovo raggruppamento è Iniziativa nazionale siriana (Ins) e si propone di rappresentare e incorporare tutte le correnti dell’opposizione siriana, andando oltre il Consiglio nazionale siriano (Cns) che a lungo ha rappresentato la maggiore piattaforma dell’opposizione all’estero. Conterà 50 membri, 15 dei quali verranno dal Cns.

La proposta per l’Ins è stata presentata da Riyad Seif (nella foto in alto), dissidente siriano più volte finito nelle carceri del regime e che ha lasciato il suo Paese nel giugno scorso.

Il Carnegie offre una traduzione in inglese del piano di Seif che riportiamo di seguito.

In light of the difficult conditions that our country, our great people, and their glorious revolution are going through, it is time for revolutionary and political opposition factions to unite under one leadership framework to end Syrians’ suffering and transition Syria to a democratic, civil, pluralistic, strong, and stable state.

This leadership framework will represent the revolution and its goals and will work to tip the balance of power in favor of the forces working to bring down the Assad regime.

A Unifying Political Leadership

The current situation impresses upon us the need to form a leadership framework that will bring together all revolutionary and opposition forces. Syria is in desperate need of strong leadership that is cooperative and inclusive, a leadership that responds to the needs of the revolution and our steadfast people. Establishing such a framework will ensure that the new leadership enjoys the broad support of the Syrian people and thus has the legitimacy to be recognized as their representative.

We thus plan to form a broad, democratic, and inclusive political leadership to be called the Syrian National Initiative (SNI) and that will be based on the Cairo conference documents that the Syrian opposition agreed to in July 2012. The SNI will support the internal opposition and communicate with it and will be active on regional and international fronts.

The SNI also guarantees that there will be no political vacuum following the regime’s removal from power.

The recognition of this responsibility by all Syrian opposition factions will allow the SNI to work toward realizing the following goals:

  1. Preserving the national sovereignty and independence of Syrian decisions
  2. Preserving the nation’s geographic unity
  3. Preserving the people’s unity
  4. Emphasizing that the process of devising a political solution can only begin after Bashar al-Assad and the symbols of his regime are brought down and those responsible for the spilling of Syrian blood are brought to trial
  5. Emphasizing the importance of establishing a civil, pluralistic, and democratic Syria

The Syrian National Initiative will also work to:

  1. Establish a fund to support the Syrian people
  2. Support the Free Syrian Army
  3. Administer liberated territories
  4. Plan for the transitional period
  5. Secure international recognition

To this end, all factions of the Syrian political opposition, representatives of the Free Syrian Army, military councils, revolutionary forces, local councils, and national figures from the provinces will be invited to participate in this proposed initiative and set up the following four bodies:

  1. The Initiative Body (which will include representatives from political groups, local councils, and revolutionary forces as well as national figures)
  2. A Supreme Military Council (which will include representatives from the military councils and the brigades)
  3. A Judicial Committee
  4. A transitional government (which will be made up of technocrats)

The proposed project will be discussed in Doha on November 8 in order to arrive at the best possible framework to finalize the project.

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Conferenza a Damasco, l’opposizione in patria ci riprova http://www.sirialibano.com/short-news/conferenza-a-damasco-lopposizione-in-patria-ci-riprova.html http://www.sirialibano.com/short-news/conferenza-a-damasco-lopposizione-in-patria-ci-riprova.html#comments Wed, 19 Sep 2012 09:13:49 +0000 http://www.sirialibano.com/?p=12022 Haytham MannaaUna conferenza per “salvare” la Siria è stata indetta per il 23 settembre prossimo a Damasco dalle opposizioni in patria tollerate dal regime. Lo riferisce il Comitato di coordinamento nazionale (Ccn) principale piattaforma di dissidenti a Damasco, al termine dell’incontro col ministro degli esteri cinese.

Haytham Mannaa (foto), membro del Ccn in Francia, si è recato in Cina per incontrare il responsabile della politica estera di Pechino. Al termine dei colloqui, Mannaa ha confermato che domenica prossima è prevista “la conferenza per salvare la Siria“, in vista di una riunione a Mosca tra rappresentanti delle opposizioni e del regime siriano.

L’incontro di Mosca non è stato però ancora definito. La stessa conferenza di Damasco era stata inizialmente annunciata per il 12 settembre scorso ma il Ccn aveva annullato l’appuntamento a causa dell’assenza di garanzie da parte delle autorità sull’immunità a oppositori e dissidenti giunti dall’estero.

Dal canto suo, il Consiglio nazionale siriano (Cns), principale piattaforma di oppositori all’estero e in rotta col Ccn giudicato troppo compromissorio con il regime, ha da tempo annunciato che non intende più cercare un dialogo col presidente Bashar al Assad e che quindi non parteciperà a nessuna conferenza in cui ci siano membri del regime. Di oggi l’intervista al suo presidente, il curdo Abdel Basset Sida.

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Damasco, Tutto pronto per la conferenza delle opposizioni? http://www.sirialibano.com/short-news/damasco-tutto-pronto-per-la-conferenza-delle-opposizioni.html http://www.sirialibano.com/short-news/damasco-tutto-pronto-per-la-conferenza-delle-opposizioni.html#comments Wed, 05 Sep 2012 10:03:49 +0000 http://www.sirialibano.com/?p=11661 Una conferenza “per salvare la Siria” a cui possano partecipare tutte le anime dell’opposizione in patria e all’estero e organizzata all’ombra di una “tregua” militare tra forze governative e ribelli: è il progetto del Comitato di coordinamento nazionale (Ccn), principale piattaforma dell’opposizione in patria, presentato dal suo segretario Raja Nasser in un’intervista apparsa sul quotidiano libanese as Safir il 4 settembre 2012.

La “conferenza per la salvezza della Siria” è convocata a Damasco per il 12 settembre prossimo, almeno secondo gli auspici del Ccn, che si oppone a un intervento militare straniero e di cui fanno parte, tra gli altri, dissidenti storici ed esponenti di sigle curde che rifiutano il sostegno della Turchia. “Finora mancano però le garanzie interne e internazionali” perché alla conferenza del 12 settembre possano partecipare oppositori e dissidenti in patria e all’estero.

“Ogni cittadino in Siria può essere ucciso o arrestato. Chiediamo dunque il minimo: che i partecipanti prima, durante e dopo la conferenza non vengano presi di mira”, ha detto Nasser.

La premessa per la conferenza del 12 settembre è, per i membri del Ccn, l’entrata in vigore di una tregua militare tra le forze governative e l’Esercito libero.”I ribelli non abbandoneranno le armi e l’esercito del regime non si ritirerà dai territori che controlla”, afferma Nasser, secondo cui oltre a sospendere l’uso delle armi ci sarà uno scambio totale di prigionieri tra le parti: “decine di migliaia sono in mano al regime, mentre decine o centinaia sono in mano ai rivoluzionari”. “Così facendo – conclude Nasser – si potrà soccorrere gli sfollati e quelli colpiti dalle violenze, che sono ormai sei milioni nel Paese”.

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Il Cns perde un altro pezzo. Basma Qodmani http://www.sirialibano.com/short-news/il-cns-perde-un-altro-pezzo-basma-qodmani.html http://www.sirialibano.com/short-news/il-cns-perde-un-altro-pezzo-basma-qodmani.html#comments Wed, 29 Aug 2012 15:07:57 +0000 http://www.sirialibano.com/?p=11371 Uno dei volti più noti dell’opposizione siriana all’estero, Bassma Qodmani, si è dimessa nelle ultime ore dal Consiglio nazionale siriano (Cns), principale piattaforma di oppositori in Occidente. Ma al di là della versione ufficiale delle sue dimissioni, fonti interne al Cns affermano che è stata spinta a dimettersi perché “non gradita” dalla maggioranza dei membri.

Secondo un comunicato diffuso dalla stessa Qodmani, da anni residente in Francia, la decisione di lasciare il Cns, di cui lei è stata una delle fondatrici circa un anno fa, è stata da lei presa dopo aver constatato l’inefficacia della piattaforma politica. La Qodmani era una delle poche donne presenti nel Cns, dominato da una maggioranza di membri vicini alla Fratellanza musulmana e ad altri movimenti islamici sunniti.

“Il Consiglio non è riuscito a guadagnare la credibilità necessaria e ricambiare la fiducia accordatagli dalla gente al momento della sua creazione”, ha detto la Qodmani, aggiungendo che il Cns “è stato deviato dal percorso che pensavamo di percorrere quando lo abbiamo fondato”

Interpellato telefonicamente, Osama Kleib, membro del Cns per la regione di Homs e operativo a Tripoli, nel nord del Libano, ha detto che “la Qodmani è stata spinta alle dimissioni perché non è gradita per le sue posizioni riguardo a Israele e i suoi attacchi all’Islam”.

Nelle settimane scorse, la Qodmani era stata al centro di polemiche perché alcuni attivisti l’avevano accusata di aver riconosciuto pubblicamente lo Stato di Israele, formalmente in stato di belligeranza con la Siria da oltre mezzo secolo. La Qodmani aveva smentito le dichiarazioni, puntando il dito contro una campagna di diffamazione. “Quel che in realtà nel Cns non hanno gradito sono stati i suoi attacchi all’Islam perché il suo laicismo è giudicato troppo oltranzista”. (Ansa).

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Nasce il Forum degli imprenditori siriani http://www.sirialibano.com/short-news/nasce-il-forum-degli-imprenditori-siriani.html http://www.sirialibano.com/short-news/nasce-il-forum-degli-imprenditori-siriani.html#comments Fri, 08 Jun 2012 12:19:27 +0000 http://www.sirialibano.com/?p=9178 Costituire un fondo di 300 milioni di dollari per sostenere la rivoluzione siriana. E’ l’obiettivo di centinaia di uomini d’affari siriani all’estero e in patria, riunitisi a Doha mercoledì 6 giugno 2012 per annunciare la nascita del Forum degli imprenditori siriani.

Si tratta di una mega-colletta a cui sono invitati tutti i commercianti siriani in Siria e all’estero con l’obiettivo dichiarato di “acquistare materiale e tecnologia in modo che l’Esercito libero possa resistere all’esercito di (Bashar) al Asad”.

L’iniziativa è sostenuta dal Qatar e dal Consiglio nazionale siriano (Cns), la principale piattaforma di oppositori all’estero, sempre più sfiduciata dagli attivisti siriani in patria.

L’annuncio è stato fatto a Doha, in Qatar, in corrispondenza del perdurare dello sciopero dei negozianti di Damasco e di altre città siriane. “L’adesione allo sciopero è dell’80%-90% non solo in alcune zone di Damasco ma anche a Homs, Dayr az Zor, Hama. E’ un evento senza precedenti”, ha detto Mustafa Sabbagh presidente del Forum degli imprenditori siriani.

Sabbagh ha detto che il Forum è entrato a far parte del Cns “nell’ambito di un allargamento del Consiglio a componenti della società civile”. E che i rappresentanti del Forum cominceranno un tour nelle varie capitali arabe e non per cercare sostegno alla loro campagna di raccolta fondi.

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Siria, il movimento rivoluzionario non si riconosce nel Cns http://www.sirialibano.com/short-news/siria-il-movimento-rivoluzionario-non-si-riconosce-nel-cns.html http://www.sirialibano.com/short-news/siria-il-movimento-rivoluzionario-non-si-riconosce-nel-cns.html#comments Thu, 17 May 2012 07:53:47 +0000 http://www.sirialibano.com/?p=8444 I Comitati di coordinamento locali, piattaforma dei membri del movimento rivoluzionario (الحراك الثوري) interno alla Siria, prendono le distanze dal Consiglio nazionale siriano (Cns), ombrello di opposizioni all’estero e in patria, e denunciano il “deterioramento della situazione” del consiglio stesso.

In un comunicato diffuso ai media stamani (vedi sotto), i Comitati lamentano la sempre maggior distanza dei vertici del Cns, dominati da dissidenti e oppositori all’estero, dalla maggioranza dei membri, che fanno invece parte del movimento rivoluzionario interno.

Sullo sfondo c’è la rielezione, di fatto per la terza volta consecutiva, di Burhan Ghalioun, nell’ultima riunione della segreteria generale svoltasi a Roma nei giorni scorsi. George Sabra, suo contendente, ha preso 11 voti mentre Ghalioun 21.

Sabra era sostenuto dai Comitati in quanto espressione del dissenso interno alla Siria. Inoltre, il suo appartenere, almeno nominalmente, alla comunità cristiana secondo molti avrebbe ridato lustro al Cns, da più parti definito “ostaggio della Fratellanza musulmana”, in esilio da decenni ma ben organizzata in Europa.

In segno di protesta per la rielezione di Ghalioun, Fawaz Tello, presentatosi come “membro del Cns” ha annunciato le sue dimissioni dal Consiglio. Ma il 16 maggio, lo stesso Cns ha smentito che Tello sia mai stato un membro della piattaforma. Tello, per anni detenuto politico in Siria, si è a sua volta detto “sorpreso” di tale affermazione, ribadendo di esser diventato membro del Consiglio quando ancora era in patria, qualche mese fa.

The Local Coordination Committees’ Statement Regarding the Deteriorating Conditions of the Syrian National Council

The Local Coordination Committees in Syria deplores the situation of the Syrian National Council. The situation reflects the Council and the Opposition’s furthering from the spirit and demands of the Syrian Revolution. Furthermore, it reflects their distance from directions towards a civil state, democracy, transparency and the transfer of power desired in a New Syria.

In recent months, we have witnessed apparent political deficits in the Syrian National Council and a lack of consensus between the Council and the revolutionary movement. Furthermore, the council continues to marginalize a majority of the representatives of the revolutionary movement such as members of the Council’s General Assembly.

This is accounted for by influential individuals on the Executive Board and the General Secretariat deciding on major factors, the most recent decision being the extension of Burhan Ghalioun’s presidency for a third consecutive term despite his political and organizational failure.

We at the Local Coordination Committees have refrained from engaging in Council work in the past two months, the most recent of which was the Secretariat General’s meeting in Rome. We find in the continued deterioration of the Council’s situation an impetus for further steps, the first of which may be a freeze in our activity and the final step, our withdrawal from the Council. These steps will be taken in the event that the Council’s errors are not reviewed and demands are not addressed.

We consider these demands necessary for the reformation of the Council and have included them in a detailed letter to the Council that we presented over a month ago. In addition to lack of seriousness in dealing with dire issues, they have also marginalized the demands of the Revolutionaries in Syria.

Finally, the Local Coordination Committees in Syria confirms that the continuity of the Revolution, the committees, and the peaceful demonstrations on the ground are important inside Syria and are held to the high ethical standards of the great Revolution. We emphasize the sacrifices of our heroes in the Free Syrian Army, who defected to defend the cities being bombarded by the regime’s military and we admire their commitment to protect the peaceful demonstrators despite the difficulties they face.

We emphasize that the Revolution will go on, despite the harsh difficulties experienced by our people and activists, and despite the international and global conspiracies against our people’s aspirations, and despite the Syrian opposition’s incompetency for the blood and sacrifices of our people, not only in the sense of political representation, but in also in the sense of providing much needed relief

 

 

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Siria, c’è “opposizione” e “opposizione”… http://www.sirialibano.com/siria-2/siria-ce-opposizione-e-opposizione.html http://www.sirialibano.com/siria-2/siria-ce-opposizione-e-opposizione.html#comments Tue, 17 Apr 2012 08:30:08 +0000 http://www.sirialibano.com/?p=7489 Nel giorno in cui Anwar al Bunni, avvocato siriano per la difesa dei diritti umani e più volte in carcere, da Damasco ha denunciato l’arresto da parte delle forze di sicurezza di ben 42 giovani attivisti che in modo pacifico si erano radunati domenica sera nei pressi della sede del Parlamento nella capitale, apprendiamo che Hasan Abdel Azim, leader del Consiglio nazionale di coordinamento, sigla della pseudo-opposizione in Siria si è potuto recare liberamente assieme ad altri suoi colleghi a Mosca.

L’avvocato Abdel Azim, per anni rispettato decano del dissenso politico, è da mesi a capo di un gruppo formato da una decina di membri che si dicono rappresentanti delle correnti della sinistra ideologica e di altri sigle curde che non si riconoscono nel Consiglio nazionale siriano (Cns), giudicato troppo vicino ad Ankara.

Abdel Azim, assieme al suo rappresentante all’estero, Haytham Mannaa, anch’esso per anni rispettato dissidente siriano a Parigi, sono stati ricevuti lunedì 16 aprile a Mosca dove hanno incontrato il sottosegretario agli esteri Mikhail Bogdanov, inviato speciale del Cremlino in Medio Oriente.

Perché Abdel Azim è libero di entrare e uscire dalla Siria, passando i controlli all’aeroporto internazionale di Damasco, mentre quei ragazzi che chiedevano ancora una volta “la fine delle uccisioni”, senza pronunciare alcuno slogan esplicitamente ostile nei confronti del regime, finivano in chissà quale segreta delle mukhabarat?

Semplice: perché il regime usa la pseudopposizione di Abdel Azim, quella “buona”, accettata da Mosca e Pechino e contrapposta a quella “cattiva” del Cns, quella stigmatizzata come “succube di Israele, del Qatar e della Turchia”, per mostrare al mondo che in Siria il dissenso è permesso. Che esiste un “governo” e “un’opposizione”, proprio come da noi. Che il regime è pronto “al dialogo con l’opposizione”.

Ricorda un po’ i discorsi di molti politici in Italia sulla'”Islam moderato”. C’è l’Islam moderato, quello buono, in giacca e cravatta, senza barba lunga e tunica, e poi c’è l’Islam fondamentalista, quello con la barba lunga e la tunica. Basta introdurre un termine, e via tutti a usarlo senza chiedersi mai veramente cosa significhi.

Così il gioco mediatico si riduce tutto a “opposizione” buona (che non chiede aiuto esterno) e l'”opposizione” cattiva (che invoca le armi dall’estero). Dimentichi che in Siria ci sono quei giovani ragazzi finiti in gattabuia chissà dove perché chiedevano la fine delle violenze. Sono loro la vera forza rivoluzionaria della Siria.

Mentre questi ex dieci dissidenti-mummie, tutti over ’50 (Mannaa, tra i meno anziani, ha 61 anni), celebrano ora il loro effimero momento di gloria, calpestando il tappeto rosso della diplomazia internazionale. Usati dal regime. Che ieri, primo giorno della presenza dei sei Berretti Blu dell’Onu, ha ucciso 55 persone secondo il bilancio dettagliato dei Comitati degli attivisti.

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Siria, dall’Esercito libero al Consiglio militare http://www.sirialibano.com/short-news/siria-dallesercito-libero-al-consiglio-militare.html http://www.sirialibano.com/short-news/siria-dallesercito-libero-al-consiglio-militare.html#comments Fri, 30 Mar 2012 15:15:20 +0000 http://www.sirialibano.com/?p=7014

L’Esercito libero siriano, la piattaforma che riunisce i militari dell’esercito regolare di Damasco unitisi alla rivoluzione contro il regime, ha reso pubblica la sua struttura di coordinamento all’interno del territorio siriano.

I vertici dell’Esl hanno annunciato la creazione di un Consiglio militare presieduto dal generale Mustafa al Shaykh, il disertore più alto in grado e in passato a capo di un’altra formazione anti-regime ora confluita nell’Els. Le operazioni militati del nuovo Consiglio saranno dirette dal colonnello Riyad al Assaad, comandante dell’Esl.

Il neonato Consiglio militare, non collegato ancora all’omonima entità formata all’inizio di marzo dal Consiglio nazionale siriano (Cns) piattaforma degli oppositori all’estero, è in diretto contatto con i comandanti militari dell’Esl che operano sul terreno: il colonnello Qassem Saad al Din per la regione di Homs e i parigrado Afif Suleiman per la regione di Hama e Khaled Habus per quella di Damasco, e il tenente colonnelo Muhannad al Talaa nella regione di Dayr az Zor.

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Walid al Bunni, al Cns dobbiamo fare di più http://www.sirialibano.com/siria-2/walid-al-bunni-il-cns-non-fa-abbastanza.html http://www.sirialibano.com/siria-2/walid-al-bunni-il-cns-non-fa-abbastanza.html#comments Wed, 21 Mar 2012 14:32:06 +0000 http://www.sirialibano.com/?p=6867 Non ho dubbi che dopo aver letto quest’intervista del 5 marzo scorso, i soliti noti definiranno ‘guerrafondaio’ e ‘servo degli imperialisti’ Walid al Bunni, storico dissidente siriano più volte in carcere e da mesi membro del Consiglio nazionale (Cns). 

Chi invece tiene in cervello fuori dal congelatore e magari ha anche un’idea minima della vita quotidiana nella Siria di oggi, non potrà non leggere con interesse – dissentendo anche su alcuni punti specifici – quanto Bunni ha da dire all’opinione pubblica occidentale. 

La sua posizione è diversa da quella di altri connazionali dissidenti – Haytham al Maleh e Kamal Labwani, qui citati – che nei giorni scorsi sono usciti dal Cns in segno di protesta “per la monopolizzazione delle decisioni” da parte del gruppo maggioritario, quello guidato dai Fratelli musulmani. 

(Reuters, by Edmund Blair and Yasmin Saleh, March 5) Syria’s main exiled opposition must rebuild trust on the street at home by relying more on Syrians who recently lived there and it should seek foreign intervention to end bloodshed in the country, a senior group member said on Monday. Walid al-Bunni, who fled Syria in October after years spent in and out of jail, told Reuters he and others backing a call for the group to clearly support rebels in Syria did not seek to split it up but instead wanted to bring change from within.

The 270-strong Syrian National Council (SNC) is embroiled in a more heated internal debate on tactics as the uprising against President Bashar al-Assad, who has turned his military against protesters, has dragged on for a year.

The SNC encompasses a wide range of voices, including some who fled Syria after protests erupted and others who have spent years abroad. Concerns that it does not represent ordinary people in Syria have deterred Arabs and the West from officially recognising the group as Syria’s legitimate government.

Bunni, 48, speaking from his office in Cairo where he is now based, said the SNC needed to do more to support the protesters, including calling for international intervention, providing weapons to rebels and securing other assistance for Syrians.

In the beginning they trusted us very well, totally, but we have begun to lose some of this trust. We didn’t do enough,” said Bunni, who is in charge of foreign affairs for the SNC.

People on the street want to feel that somebody is beside them, that somebody understands them, that somebody really knows what they want, not somebody who is living in Europe and doesn’t know anything about (what) they are suffering,” said Bunni, a doctor barred by Assad’s government from teaching or practicing after he was first jailed for his opposition activities.

Bunni, who was most recently imprisoned shortly after the uprising began in March 2011 and who then fled after he was freed, said the group had to do more to make sure those “paying with their blood and their future are satisfied with us.

That is what I would like to see, not a change in the leadership but a change in the way we are working,” he said. The SNC should rely, he said, on people like himself as well as others who lived in Syria until recent months, such as Kamal al-Labwani and Haitham al-Maleh.

Bunni and the other two he named formed a group in February within the 270-strong SNC under the name the Syrian Patriotic Front. The new body wants the SNC more openly to support arms transfers to the Free Syrian Army. “Others are supporting the army but we want to make it (happen) on the ground, not just in speech,” said Bunni, although he said the new group was one of four or five blocs working inside the SNC and was not seeking to splinter off.

Bunni travelled with other senior SNC members to Doha last month where he said Qatar and Saudi Arabia, leaders of an Arab campaign against Assad and who have made calls for arming the rebels, had promised to give financial support to the SNC.

He said it was not clear how much they would give and the cash had not yet arrived. Asked if he thought calls for arming insurgents would materialise, he said: “We hope it will become a fact that they will support the Syrian Free Army because otherwise we will not be able to face Assad’s army.”

Bunni said he also expected to see a shift in Russia’s position with a meeting planned between Russian Foreign Minister Sergei Lavrov and Gulf Arab ministers on Saturday before an Arab League meeting on the same day which Lavrov will also attend. Russia and China have joined other U.N. Security Council members in expressing “deep disappointment” at Syria’s failure to allow the U.N. humanitarian aid chief to visit Syria.

But the two non-Western big powers have twice vetoed Council resolutions condemning Damascus for its handling of the protests. “If Bashar al-Assad does not see the same end for himself like Gaddafi, he will not give up,” Bunni said, referring to Libyan leader Muammar Gaddafi who was deposed and killed. “Putting a military choice on the table is enough for him to leave the Syrians peacefully and go out. The international community will not have … a choice. Some kind of intervention must happen at the end of the day.” (Reuters, March 5, 2012).

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A Tripoli, la retrovia della resistenza anti-Assad http://www.sirialibano.com/siria-2/6708.html http://www.sirialibano.com/siria-2/6708.html#comments Wed, 14 Mar 2012 22:07:01 +0000 http://www.sirialibano.com/?p=6708 Attivisti siriani nella clinica di Zahra, Tripoli, 14 marzo 2012(di Lorenzo Trombetta, ANSA) Un coro quasi unanime di chi non crede più al Consiglio nazionale siriano (Cns) e di chi rifiuta i soldi e le promesse dei Fratelli Musulmani si leva da Tripoli, porto del nord del Libano e cuore ormai delle retrovie della resistenza al regime di Bashar al Assad a un anno dall’inizio delle proteste e della repressione.

Nel giorno in cui tre influenti membri del Cns hanno formalizzato la loro uscita dalla piattaforma, per un terzo controllata dalla Fratellanza Musulmana ma di cui fanno parte anche esponenti delle correnti liberale, laica e rappresentanti dei Comitati di coordinamento in patria, si dicono sempre più scettici sull’efficacia del Consiglio nazionale i disertori feriti ricoverati nell’ospedale al Zahra di Tripoli, i medici volontari che vi lavorano e gli attivisti che coordinano i soccorsi e l’invio di medicinali e armi.

“Il Cns non ci rappresenta perché finora hanno fatto ben poco per proteggere i civili che ogni giorno sono sotto il fuoco delle forze di Assad”, dice senza esitare Riyad, 22 anni, pseudonimo di un membro dell’Esercito libero (Esl), originario di Homs, unitosi alla resistenza nei mesi scorsi dopo aver disertato a giugno. Mostra la ferita al gomito sinistro: “Un cecchino a Bab Amro”, afferma parlando con l’ANSA ricordando quando è stato colpito nel martoriato quartiere di Homs.

La clinica, che sorge sulla collina di Abu Samra, alla periferia di Tripoli, all’interno di un complesso gestito dell’Ong locale Dar al Zahra, proprietaria d’un orfanotrofio e d’un istituto superiore alberghiero, è stata interamente attrezzata fra novembre e dicembre dall’Ente generale per il soccorso siriano (Hcfsr), piattaforma anti-regime che si occupa di gestire gli aiuti umanitari entro e fuori la Siria.

Abu Raed, avvocato di Tellkalalh, è direttore della clinica ed è il riferimento per medici, infermieri, feriti e attivisti che fanno la spola tra Tripoli e le frontiere: “Siamo musulmani ma non ci fidiamo dei Fratelli musulmani”. Il direttore della clinica Zahra, dove sono ospitati circa 60 feriti, per lo più militari disertori, dice di sapere “con certezza che a Banias e a Qseir (vicino a Homs) rappresentanti dei Fratelli musulmani, collegati al Cns, si sono presentati di recente alla cittadinanza, promettendo soldi per comprare armi e medicine in cambio di sostegno politico.

Abu Raed, fuori dalla clinica Zahra che gestisce a TripoliDopo un anno di rivoluzione vogliono prendere in mano le briglie del movimento ma non glielo consentiremo”. Ieri sera Haitham al-Maleh, Kamal Labwani e Catherine al-Talli, tre dissidenti storici siriani e membri del Consiglio nazionale hanno annunciato le loro dimissioni a causa di “divergenze” e per “l’inefficacia” del Cns. E’ d’accordo Abbud, di Bab Sbaa, altro martoriato quartiere di Homs “circondato dalle forze di Assad” e che “a breve sarà colpito come Bab Amro”.

Abbud non è ferito. E’ scappato da Homs e ora è nello staff di Abu Raed. “Né il Cns né i fratelli musulmani… Questa non è la loro rivoluzione, è la rivoluzione dei siriani che… chiedono dignità e non discriminazione su base confessionale”. Fuori dalla clinica si torna nel centro di Tripoli. In una casa del corso incontro Osama Kleib, primo membro del Cns operativo a poche decine di chilometri dalla Siria a rilasciare un’intervista alla stampa fornendo le sue vere generalità.

Anche Kleib è originario di Tellkalakh ed è stato eletto come indipendente nel Consiglio dai delegati della regione di Homs. “Non è vero che il Cns è inefficace e che va sciolto”, afferma. “E non credo che le dimissioni risolvano qualcosa e aiutino il popolo siriano”. Kleib ammette di esser scettico sui vertici del Consiglio, ma difende il suo ruolo di membro della Commissione del soccorso, “il dipartimento più attivo di tutto il Cns”.

Quest’ufficio, di cui fanno parte 40 membri, si occupa di coordinare l’ingresso di medicinali e armi in Siria. “Nessuno ci regala armi. Le paghiamo con le collette che organizziamo tra gli imprenditori siriani all’estero e in patria”. Kleib mi lascia fotografare uno scatolone pieno di medicinali pronto a essere inviato oltre frontiera, ma né lui né Abu Raed sono disposti a mostrare i carichi di fucili automatici e lancia razzi “acquistati dai contrabbandieri libanesi” e in attesa di passare in segreto il confine. (ANSA, 14 marzo 2012).

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