Loubna Mrei. Perché mio padre ha ucciso mia madre

Loubna Mrei è un’attivista siriana dalla città di Jabla, vicino a Latakia, è alawita e ha 21 anni. Ha accusato suo padre Jaudat Mrei di aver ucciso sua madre Kinda, ieri 3 novembre 2012.

Loubna ha partecipato alla rivoluzione sin dal primo giorno: ha provato a dialogare con gli alawiti della città in cui viveva per provare a spiegare che la rivoluzione non era contro di loro, ma contro il regime.

Suo padre Jaudat, un ricco uomo d’affari, è diventato un membro degli shabbiha, mentre sua madre Kinda, di 49 anni, divorziata dal marito da dieci anni, non ha mai accettato la posizione degli alawiti di Jabla che, subito dopo l’inizio della rivoluzione, hanno smesso di avere relazioni commerciali con i mercanti sunniti: ha continuato ad avere relazioni normali con i commercianti sunniti di Jabla, e per questo è stata minacciata più volte dagli shabbiha.

Anche Loubna ha continuato la sua attività, andando a trovare le famiglie dei martiri e parlando sempre a nome della comunità alawita per ribadire che “il sangue siriano è unito” nella rivoluzione.

Jaudat ha sempre fatto pressione sulla ex moglie Kinda per conoscere i movimenti della figlia e controllarla e per questo motivo la mamma ha cercato di convincere Loubna a scappare dal Paese.

Loubna è rimasta in Siria finché i servizi di sicurezza non hanno comunicato il suo nome alle guardie di confine, solo allora è scappata verso il Jabal al Akrad (sempre a Latakia) dove ha chiesto la protezione dei briganti accusati di essere “estremisti”, che l’hanno aiutata e le hanno assicurato una via di fuga verso la Turchia.

Loubna aveva visitato Hama, Amuda e la campagna di Damasco e infine il villaggio di Salma nella provincia di Latakia, dove era stata ospitata dai ribelli e aveva registrato un video in cui sosteneva la rivoluzione e rivelava le menzogne del regime che continuava a definirsi un baluardo in difesa delle minoranze.

Nonostante avesse il volto coperto nel video, i servizi di sicurezza sono riusciti a riconoscerla.

Dopo questo video sua madra è stata fatta “sparire” per costringere Loubna a ritornare. Era l’11 agosto 2012. Loubna è sicura che il padre sia il responsabile del rapimento della mamma e della sua uccisione, per dimostrare la sua fedeltà al regime siriano.

Queste sono le parole che ha scritto ieri sulla sua pagina Facebook:

Alla gente di Jabla… da un cuore bruciato:

La mia mamma è morta… se siete i nostri vicini, sicuramente conoscete la sua moralità e la sua educazione.

Siete soddisfatti per quello che è successo? È stata uccisa perché ha detto no all’ingiustizia!

Non ci sono parole di solidarietà per me e per mia sorella maggiore, per noi che siamo cresciute con voi e siamo andate assieme nelle stesse scuole.

Siete soddisfatti che un assassino rapisca e uccida e nessun individuo dello Stato possa dire nulla? Dov’è la legge? Dov’è lo Stato che state difendendo?

Dov’è la protezione delle minoranze?

La mia mamma è un’alawita del villaggio di al Qlaie, il regime l’ha forse protetta dagli shabbiha?

Il mio cuore è bruciato… sono diventata un’orfana… orfana senza nessuna colpa.

Jaudat Mrie… sei tu responsabile della morte di mia madre?