Maram al Masri, anima scalza

(di Eva Ziedan all’introduzione, Elena Chiti alla traduzione, con un ringraziamento particolare a Maram al Masri) L’abbiamo incontrata in una casa speciale, una casa di arte e poesia, la casa del poeta Gianluca Paciucci e dell’attrice e musicista Adriana Giachetti a Trieste.

Maram Al Masri è una poetessa siriana, nata a Lattakia nel 1962, e davanti al mare ha scritto la sua prima poesia. Nel 1982 si è trasferita in Francia, dove vive tuttora. Ha pubblicato molti libri di poesia che sono stati tradotti in molte lingue, tra questi: أهددك بحمامة بيضاء (Ti minaccio con una colomba bianca, 1984), كرزة حمراء على بلاط أبيض (Ciliegia rossa su piastrelle bianche, 1997) e أنظر إليك (Ti guardo, 2000).

Da sempre impegnata per i diritti delle donne, molti dicono – senza specificare ulteriormente – che le sue poesie toccano il tema della sensualità femminile. Ma questo impedisce una comprensione  più profonda della sua opera.

Nelle sue poesie si mescolano sentimenti diversi, un amore feroce che non si stanca nonostante le continue disperazioni, la passione e la libertà. Con l’uomo, Maram al Masri è artefice di battaglie infinite… ma battaglie d’amore.

SiriaLibano l’ha intervistata :

SL:     Sei tra i primi attivisti e intellettuali che hanno manifestato a Parigi contro questa tragedia, contro il massacro del popolo siriano. Cosa provi per la Siria, da poetessa che vive da quasi trent’anni all’estero?

MM:    Credimi, da tanto tempo non provavo un senso di appartenenza alla Siria. Le poche volte che ci sono tornata, mi sentivo ancora più straniera. Con questa rivoluzione, invece, il popolo siriano mi ha fatto amare questo Paese, mi ha trasmesso la voglia di baciare la sua terra, questa terra intrisa del sangue dei siriani.

SL:      Ormai nei media si parla di guerra civile. Come vedi la situazione?

MM:    È un massacro, un massacro senza mezzi termini quello che sta accadendo in Siria. Da sedici mesi siamo abituati alla morte. Mi fa male tutto il corpo, non so per quale motivo sono ancora viva, rischio di perdere la speranza, ma poi penso: cosa dovrebbe fare allora chi è in Siria e scende in strada? Il popolo siriano ci sta insegnando il coraggio. Ha dimostrato nobiltà d’animo, coraggio e determinazione. Mi rifiuto di parlare di guerra civile, o di scontro su base confessionale. Il popolo siriano non ha niente contro gli alauiti; solo contro Assad, che verrà soffocato dal sangue dei siriani che ha ucciso. Mi chiedo sempre come ha potuto inviare i siriani ad uccidere altri siriani. Ma non vorrei che facesse la fine di Gheddafi, perché non fa parte della nostra cultura. E poi anche l’esercito siriano è formato dai nostri figli. Non voglio che accada quel che è accaduto in Libia.

SL:      Come giudichi il ruolo delle donne nella rivoluzione?

MM:    Le donne in Siria sono in prima fila: come attiviste, madri, mogli, sorelle e come intellettuali, velate e senza velo, istruite e non, e sono fiera di loro.

SL:      E del ruolo dell’arte legata alla rivoluzione, cosa mi puoi dire?

MM:    Dicono che l’arte sia frutto del dolore. È vero, ho scoperto quanto questo popolo sia pieno di talenti, di capacità di fare musica e pittura e danza. Ho scoperto quanto i siriani siano creativi e quanto, nonostante il dolore, riescano a suscitare un senso di simpatia. Noi all’estero possiamo essere eroi a parole, ma sono loro, quelli che lottano in Siria, a pagare il prezzo più alto. Sono i poveri di denaro ma ricchi di coraggio che vengono massacrati. Questo è doveroso dirlo.

Poi, vestita come una principessa orientale, scalza, Maram al Masri è entrata nella sala della Casa del Popolo. Davanti al pubblico triestino, ha letto in arabo alcune sue poesie, tratte dal libro Anime scalze, pubblicato nel 2011 da Multimedia Edizioni. Adriana Giachetti ha prestato poi la voce per leggere i testi nella versione italiana.

Infine, con un applauso durato più di tre minuti, Maram al Masri è entrata nel cuore del pubblico come un’anima scalza!

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Presentiamo qui di seguito una poesia di Maram al-Masri – inedita sia in arabo che in traduzione italiana – dal titolo عودة ولادة (“Il ritorno di Wallada”), in cui l’autrice dà voce al personaggio di Wallada, principessa andalusa, figlia del califfo omayyade al-Mustakfi, nota per la sua abilità di poetessa e per il suo salotto letterario di Cordoba, frequentato da intellettuali e notabili della città.

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عودة ولادة

أنا ملكة المكان
أعود اليه بدون تيجان
سلطانة بدون صولجان
جارية بإكليل من ياسمين دمشق

أرقص واغني

جسد الشمس أنا
حارة
كدمع رجل فقد مملكته
كدم الولادة
حارة انا
كالشهوة اولى

أغني وأرقص

أنا ملكة المكان
في يدي اليمنى
أحمل الشمس
وفي يدي اليسرى
أحمل الطيب

اذا يوما خرجت منك
وانا باكية
أجرجر ورائي حبال خيبتي
وأطفال البنفسج
أعود اليك
كالفجر بعد ليلة حب
طرية كأصابع وليد
مبتهجة كقلب ساذج

أنا ساكنة بيتك التي لا بيت لها
أنا التي من يوم خرجت منك
أتسكع في حارات الذاكرة
أهيم على وجهي كراعي فقد أغنامه

أنا التي لم يعد لها وطن سوى
الورق والكلمات
أنا التي لم يعد لها سرير
سوى ارصفة الأمل
أعود اليك لتمنحني العزاء
لتحييني من فرط
الأسى

امرأة كل الرجال أنا
و لا رجل لي
امرأة كل البلاد أنا
ولا بلد لي

امرأة الأحرف والكلمات
امرأة البحور والجبال
امرأة اللذات والألم
أعود لذراعيك
لحاضرك
لأذكرك بي
فأتذكرني

 

 

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Il ritorno di Wallada

 

Io la regina del luogo

torno senza corona

sovrana senza scettro

schiava con un diadema di gelsomini di Damasco

 

danzo e canto

 

io il corpo del sole

 

calda

come le lacrime di chi ha perso il regno

come il sangue della nascita

calda io

come il primo desiderio

 

canto e danzo

 

io la regina del luogo

nel palmo destro

porto il sole

nel palmo sinistro

porto il profumo

 

uscita da te

piangendo

trascino i fili della delusione

e i bambini delle viole

torno da te

come l’alba dopo una notte d’amore

fresca come le dita di un neonato

felice come un cuore semplice

 

sono colei che senza casa abita casa tua

sono colei che uscita da te

vaga nei vicoli della memoria

erra come un pastore smarrito il gregge

 

sono colei che ha per sola patria

i fogli e le parole

sono colei che ha per solo letto

i marciapiedi della speranza

torno da te per trovare consolazione

per rinascere dall’apice

dell’afflizione

 

donna di tutti gli uomini

nessun uomo è mio

donna di tutti i paesi

nessun paese è mio

 

donna di lettere e di parole

donna di mari e di monti

donna di piacere e di dolore

torno alle tue braccia

al tuo presente

per risvegliare il tuo ricordo

e risveglio il mio ricordo

 

(Traduzione dall’arabo di Elena Chiti)