No compagni e camerati, non potete digiunare

(di Andrea Marchesi, per SiriaLibano). Non avete mai pronunciato la parola “regime”. Basta dare una rapida occhiata ai vostri articoli e ai vostri volantini di protesta. Così come non avete mai riconosciuto la repressione, nemmeno agli inizi.

Parlo a tutti quei militanti di estrema sinistra e di estrema destra che forse per la prima volta nella storia si sono trovati solidali con la stessa realtà: il regime di Bashar al Asad, di cui il mondo sembra accorgersi solo ora.

Non vorrei ripresentare qui la solita critica verso chi non ha occhi per ciò che travalica i propri impegni di giornata, i propri svaghi, le proprie ansie. Non rimprovererei mai a una madre di famiglia di non aver seguito ciò che accade in Siria da due anni. Quella madre deve accudire i suoi figli, e non ha tempo per accorgersi che a qualche migliaio di chilometri si sta materializzando l’inferno. Quella madre è innocente. Tutti coloro che solo ora si accorgono di quest’inferno possono digiunare. Ma voi no.

Dov’eravate compagni e camerati, quando il presidente Bashar forniva il suo sostegno agli squadroni della morte che in Iraq sterminavano cristiani? Dove eravate quando Assad padre ordinava ministro un uomo considerato responsabile del massacro di Sabra e Shatila? Dove eravate quando l’occidentalissima Finmeccanica commerciava indisturbata con la famiglia degli Asad? Dove eravate il giorno in cui gli Asad hanno ridotto la politica ad una sordida parata familiare? Non fate altro che accusare chiunque vi circondi di essere occidentalista o imperialista, ma ignorate che quegli stessi dittatori che difendete sono stati per anni l’avamposto sicuro dei governi occidentali in Oriente. Asad è già “Impero”, per usare la vostra terminologia; è già propaganda, sappiatelo.

Dove eravate quando l’esercito reprimeva nel sangue delle manifestazioni in cui si chiedevano delle semplici riforme costituzionali? Come si può restare inermi di fronte a un regime che ha annientato la politica e che non è in grado di concedere nemmeno delle piccole rettifiche? Come si può cercare di giustificare un governo che per anni ha utilizzato le divisioni etniche e religiose per mantenersi in vita?

Siete occidentalisti, razzisti, classisti. Avete negato di principio la possibilità che i siriani potessero avere gli stessi diritti di cui voi godete da anni. Avete fatto il gioco della peggiore ideologia occidentale, quella che vuole i “negri” incapaci di esercitare diritti e che dunque li condanna a vivere in un canile, sotto un guardiano. Tutto questo per la sicurezza del vostro odiato Occidente. Sappiate che i sitarelli su cui diffondete le vostre controinchieste, le vostre piccole rivoluzioni, sono il frutto del sangue di partigiani che hanno creduto in un popolo che fino a pochi anni prima si era affidato a un manipolo di criminali.

Compagni e camerati non potete digiunare, perché sarebbe un’offesa imperdonabile alla tradizione di tutti i santi e di tutti i martiri, di tutti coloro che hanno dimenticato la propria salute pur di non scendere a patti con la violenza reale. Non potete, perché siete sempre stati parte in causa. Come non posso io, che due anni fa invocavo la presenza della comunità internazionale e il supporto concreto all’Esercito siriano libero: supporto bellico, armi, intelligence, coordinamento di tutti quegli ufficiali che avevano abbandonato l’esercito di Stato.

Due anni fa, quando si poteva e si doveva fare qualcosa. Combattere. Perché a differenza vostra ho avuto sempre il pudore di non proclamarmi “pacifista”; perché credo nell’idea che vi sia una guerra giusta, come voleva San Tommaso e come la dottrina della Chiesa insegna da secoli. Sono un violento, se questa violenza è l’unica via rimasta per scongiurare l’oppressione.

Chi non riconosce che a una simile rivoluzione sarebbero servite le armi o è ipocrita o è un idiota. Ma l’“Occidente stregone” ha inviato mitragliette e tortellini. A chi avrebbero potuto affidarsi i ribelli siriani se non a forze che gli garantivano sostegno e copertura? Siete figli del sangue di partigiani filosovietici, non ve lo scordate. Siete figli di una Repubblica che è nata anche sul martirio di quelli che oggi chiamereste con sprezzo “estremisti” – come se voi non lo foste, poi.

Ecco da dove viene la vostra pace: dal fatto che qualcuno ha intrapreso il rischio che caduto il tiranno ne sarebbe subentrato un altro. O Assad o il caos. Questo è lo spauracchio che avete agitato sin da subito, e che perciò tradisce la vostra malafede: non avete mai dubitato del regime.

Ora siete capaci di chiedermi anche se sono a favore dell’intervento militare. La domanda è sensata, ma in bocca vostra è insolente. La Siria è già l’Iraq, ma senza che vi sia stato alcun intervento. C’è già il deserto, c’è già la cenere. E intervenire militarmente sulla cenere può solo produrre altra cenere. Sono contro l’intervento, oggi, 5 settembre 2013; mettete pure a verbale. Sono contro, proprio come voi. Ma diversamente da voi, credo che i responsabili di questo piccolo inferno storico siano due: il regime di Bashar al Asad e la nostra inazione. L’inazione che ha consegnato la rivoluzione alle forze jihadiste e ai mercenari dei Paesi più disparati. L’inazione che è stata innanzitutto silenzio, dimenticanza, alienazione pura.

Compagni e camerati, il digiuno è permesso a chi riconosce l’immoralità della repressione e delle stragi di cui questo regime si è macchiato. Ed è permesso solo a chi crede nella pace senza condizioni. A chi oppone alla violenza quella grazia che tutto sopporta, tutto subisce.

Dov’eravate voi pacifisti quando le principali testate cattoliche pubblicavano in prima pagina le atrocità del regime, chiamandole con il proprio nome? Io so dov’eravate: eravate lì a tentare di decostruirle, di negarle, di ridimensionarle. E oggi vi stringete attorno al Papa, come se nulla fosse. Ma io non posso dimenticare compagni e camerati, non posso. Non avete mai pronunciato la parola “regime”.

Non potete digiunare.