Orti urbani e animali, Aleppo si prepara all’assedio

Ahmed nel suo orto (Foto di Mohammed al Khatieb)(di Mohammed al Khatieb, per al Monitor. Traduzione dall’inglese di Claudia Avolio). Suleiman, 26 anni, ha trasformato la sua casa − isolata, abbandonata, con i muri crepati e le finestre rotte − in una fattoria piena di vita che ospita conigli, anatre, galline e piccioni.

Ogni gruppo di animali ha il suo spazio, ma condivide cibo e acqua nel cortile. La famiglia di Suleiman ha lasciato il quartiere di Tariq al Bab quando gli elicotteri del regime hanno intensificato i raid con i barili bomba. Suleiman è rimasto solo e ha fatto volontariato per fornire soccorso.

“Questa casa è rimasta abbandonata per sei mesi. Volevo respirarvi un po’ di vita per svagarmi nel tempo libero. E soprattutto, questi animali saranno d’aiuto se dovessimo ritrovarci sotto assedio. Abbiamo imparato la lezione dagli abitanti della Ghuta a Damasco”.

Il resto degli abitanti dei quartieri di Aleppo controllati dai ribelli stanno facendo i conti con l’alto costo della vita e soffrono per gli attacchi aerei del regime. Ma le loro speranze restano ancora legate alle battaglie che infuriano a nord, in particolare nei villaggi di Bureij e Handarat. Con la lenta e progressiva avanzata dell’esercito siriano in questi villaggi, le preoccupazioni degli abitanti crescono giorno dopo giorno, perché temono di ritrovarsi sotto un tremendo assedio.

Suleiman e il suo amico fanno i turni per badare ai nuovi “abitanti”. Mentre dà da mangiare a uno dei suoi conigli, Suleiman ci spiega come è nata l’idea. “Io e il mio amico ci chiedevamo cosa avremmo potuto fare se Aleppo fosse stata messa sotto assedio. Ci è venuta l’idea di costruire grandi fattorie che potessero soddisfare le esigenze della gente per i prodotti di origine animale. Ma nessuno ha messo in pratica il progetto, così ne abbiamo ridotto la portata, e mi sono reso conto che la mia casa deserta sarebbe stata il luogo perfetto per farlo”.

“Collaborando con i comitati del quartiere, stiamo cercando di diffondere l’idea in tutta la città. Che sia per prepararci all’assedio, per fare del commercio, oppure solo un passatempo, è comunque grandioso”, aggiunge.

Sembra che l’idea di Suleiman stia iniziando a prendere piede nella città, soprattutto nei quartieri orientali. Nel quartiere di al Maysar un anziano signore che preferisce rimanere anonimo si prende cura di oltre 25 galline, anatre e oche. Il soffitto caduto di uno degli edifici distrutti è diventato un riparo dalla pioggia per gli animali.

L’uomo, circondato da un gruppo di bambini, racconta che l’iniziativa sta diffondendo gioia nel quartiere, soprattutto nei cuori degli orfani. “Forse questo può incoraggiare la gente a pensare di fare ritorno”, aggiunge.

La storia del quartiere di al Maysar è la stessa di tutti gli altri quartieri orientali di Aleppo, da cui oltre l’80% della popolazione è fuggita a causa della campagna militare del regime sulla città e dei barili bomba, iniziati circa un anno fa.

Aleppo era la città più popolosa della Siria prima dello scoppio della guerra, con circa 2 milioni e 300mila abitanti. Un operatore dell’ufficio d’assistenza del Consiglio locale, affiliato all’opposizione, ha riferito che in ottobre solo 300mila persone circa vivevano nella parte della città sotto il controllo dei ribelli.

Chi stava pensando ad andar via temporaneamente dalla città, ha scelto di lasciarla per sempre lo scorso anno. Chi è rimasto, è attaccato a questa terra. La loro decisione di ricorrere a misure preventive per prepararsi al possibile assedio ne è una prova.

Non sono solo gli adulti a prepararsi all’assedio: Ahmad (13 anni) ha iniziato a piantare ortaggi attorno alla sua casa nel quartiere di Masaken Hanano. Il giardino dell’edificio danneggiato in cui vive è pieno di ortaggi, dopo che gli alberi sono stati tagliati per usarne la legna per scaldarsi.

“Pianto verdure, così avremo del cibo per fare fronte alla fame. La mia famiglia è povera e mio padre ora è invalido perché è stato ferito nei bombardamenti”, afferma Ahmad.

Nel suo modesto giardino, Ahmad ha piantato menta, patate e fave. Mentre raccoglie dei peperoni verdi, afferma: “Questo giardino ci aiuterà nei i tempi duri, ma non so se basterà nel caso dovessimo trovarci sotto assedio”.

Quando gli chiediamo se pensa mai di lasciare Aleppo, risponde: “Non posso andarmene. Non ho altra scelta. I campi non accolgono più nuove famiglie. Anche se in Turchia lavorassi, non sarei in grado di affrontare l’alto costo della vita”.

Indicando la sua casa, dice: “Non c’è un luogo che possa conservare la mia dignità meglio di questo”.