Osservatori in Siria, le contraddizioni di Nabil al Arabi

Nabil al Arabi, Cairo, 2012(di Lorenzo Trombetta per Ansa) In contraddizione con la realtà testimoniata dagli osservatori arabi in Siria si sono rivelate le dichiarazioni rilasciate il 2 gennaio 2012 al Cairo dal segretario generale della Lega Araba, Nabil al Arabi.

A una settimana dall’inizio della missione araba in Siria, il segretario generale dell’organizzazione basata al Cairo ha affermato che “sono state ritirate le presenze militari dalle città” del Paese, riferendosi alle forze del regime.

In un video amatoriale diffuso nei giorni scorsi si mostrano chiaramente osservatori arabi, identificabili dalla pettorina arancione, in visita a Homs nei pressi di un posto di blocco militare.

I delegati parlano con gli ufficiali in divisa, protetti da terrapieni, sacchi di sabbia e da un blindato, ridipinto di azzurro dal regime per mostrarlo come appartenente alla polizia e non all’esercito. Molto simile il senso di un altro video più recente.

“Nelle città siriane – ha aggiunto al Arabi – rimangono però cecchini. è difficile determinare chi spara contro chi”. Tre giorni fa, un altro video amatoriale, un osservatore arabo, con l’immancabile pettorina arancione, assicurava ai residenti di aver visto cecchini sui tetti. “Chiediamo immediatamente alle autorità di rimuoverli“, aveva detto il delegato arabo, ammettendo così di sapere che quei cecchini erano governativi.

Il segretario della Lega Araba ha poi affermato che dall’inizio della missione, il 26 dicembre scorso, a oggi, sono stati liberati più di 3.400 detenuti politici. In realtà, per ammissione della stessa agenzia ufficiale Sana, 3.400 è la cifra delle persone liberate dal 5 novembre al 28 dicembre.

Dall’inizio della missione, sono state invece rimesse in libertà solo 755 persone. Gli attivisti forniscono oggi una lista dettagliata e aggiornata di oltre 16.000 persone arrestate in questi dieci mesi di repressione. Le dichiarazioni di al Arabi sono state criticate da attivisti e oppositori.

Omar Idlibi, membro del direttivo del Consiglio nazionale siriano, piattaforma di oppositori all’estero di recente accordatasi con le sigle dei dissidenti in patria, ha definito “pericolose” le parole del capo della Lega Araba. “Dall’inizio della missione – ha detto – sono stati uccisi 390 civili, di cui 24 bambini”.

Di questi, almeno 14 sono stati uccisi il 2 gennaio dalle forze lealiste – secondo il bilancio dei Comitati di coordinamento locali – assieme a due soldati disertori, caduti nella regione di Idlib. La stessa dove, secondo l’Osservatorio nazionale dei diritti umani in Siria (Ondus), un numero imprecisato di militari e agenti governativi sono stati uccisi e catturati da soldati che si sono uniti ai civili in rivolta.

Delle altre vittime, otto sono state uccise a Homs, cinque nei sobborghi di Damasco, uno a Hama. Al Arabi ha poi detto che entro la fine della settimana, il generale sudanese Muhammad al Dabi, capo della missione d’osservazione, sarà al Cairo per presentare il primo rapporto preliminare sul lavoro in corso.

Questo è per ora portato avanti da una settantina di delegati sparsi in sei diverse città e che saranno raggiunti nei prossimi giorni da altri 30. Secondo l’agenzia ufficiale Sana, gli osservatori hanno proseguito le loro visite il 2 gennaio a Homs, Hama, Idlib, Daraa e in due sobborghi di Damasco, Muaddamiya e Daraya.

Proprio a Daraya, secondo gli attivisti, un civile – Hussein Hallaq – è stato ucciso da un cecchino governativo poco prima dell’arrivo degli osservatori, che hanno poi potuto fotografare il cadavere.

Sempre gli attivisti hanno riferito della visita oggi di delegati arabi al carcere di Adra, nei pressi di Damasco, dove é noto sono rinchiusi migliaia di detenuti politici. Secondo i Comitati di coordinamento, “il regime ha cambiato il nome del braccio politico (indirizzando gli osservatori verso il braccio dei detenuti comuni) e ha fornito ai prigionieri che hanno ricevuto la visita carte di riconoscimento con nomi di persone sconosciute”. (Scritto per Ansa il 2 gennaio 2012)