Qabun, un quartiere sotto assedio

969157_521341321254987_612127148_nDa giorni il quartiere damasceno di Qabun è teatro di intensi bombardamenti dell’artiglieria e dell’aviazione degli Asad e di scontri tra ribelli e lealisti.

Chi conosce la Siria conosce Qabun e sa che è la porta di Damasco da nord-est ed è un nodo di comunicazione che separa la città dai suoi sobborghi. Nei suoi pressi c’è uno dei terminal di pullman più importanti del Paese.

Anche prima dell’inizio delle violenze nel 2011, Qabun si presentava però come una zona squallida e povera. In contrasto con le raffigurazioni del suo passato.

Si dice che in siriaco – un dialetto dell’aramaico usato tra il II e l’VIII sec. d.C. – “Qabun” si pronunciasse “Abuna”, che significa “il luogo dove confluisce l’acqua”. E si narra che fosse un luogo di villeggiatura dove i damasceni trascorrevano le vacanze. Qui passavano due rami del fiume Barada, il Tora e lo Yazid.

In epoca più recente, Qabun è invece nota per i numerosi uffici dei servizi di sicurezza siriani: quasi la metà di quelli che un tempo erano verdi terreni sono stati confiscati dal regime per costruire non scuole o ospedali ma sedi degli organi di controllo e repressione (mukhabarat). Per le scuole, il regime prendeva in affitto edifici privati e li trasformava in istituti senza però pagare la quota dell’affitto ai proprietari.  A Qabun e nella vicina Harasta sorgono la Caserma della polizia militare, diverse sedi delle mukhabarat, la Scuola di polizia e persino una fabbrica di strumenti elettronici – la Syronex - che è ormai tristemente nota per essere un fortino degli shabbiha, le milizie del regime.

Nel 2011 la gente di Qabun aveva partecipato alla rivoluzione fin dai primi giorni. Era il 25 marzo quando da un corteo funebre si alzò la voce “siamo con Daraa”, in riferimento alle prime vittime della repressione del regime cadute il 18 marzo nel capoluogo meridionale. Qualcuno allora spiegò i motivi dell’adesione della gente di Qabun alla rivoluzione: “vogliamo solo che sia tolto l’assedio su Daraa e che ci ridiate i nostri terreni che avete confiscato”.

Proprio per la densità di caserme delle forze del regime, Qabun è da tempo un luogo chiave negli scontri tra Esercito libero (Esl) e lealisti. La settimana scorsa molti attivisti di Damasco hanno pubblicato appelli – rivolti alla Mezzaluna Rossa, alla Croce Rossa e ad altre organizzazioni umanitarie internazionali – riguardanti l’assedio e l’imminente attacco contro Qabun.

Come già successo a Daraya o a Muaddamiye nel 2012, il regime ha impedito ai residenti di uscire dal quartiere. Per gli attivisti del Comitato di coordinamento locale di Qabun circa ventimila civili sono rimasti intrappolati nel rione assediato.

Il Centro di documentazione delle violazioni in Siria (Vdc) nell’ultimo rapporto settimanale ha dato ampio risalto a quanto avvenuto a Qabun, uno dei testimoni ha dichiarato che solo il giorno 12 luglio sono state uccise 13 persone e ci sono stati più di 150 feriti documentati.

Altri testimoni hanno affermato che il quartiere, privato dell’elettricità e di rifornimenti di farina, è stato bombardato con i missili e mortai in modo indiscriminato. Hanno inoltre dichiarato che il regime aveva già bombardato il principale centro medico del quartiere e il panificio.