Quando penso alla città di Salamiyyeh…

(di Eva Ziedan*) Quando penso alla città di Salamiyyeh mi viene in mente la casa di mia nonna, quando da piccola, nella “stanza della libreria”, leggevo tutto ciò che i miei zii avevano scritto quando erano giovani, quando la vita politica era animata da diversi partiti, quando la Siria era una vera Repubblica.

Quando andai a studiare a Damasco, saputo che venivo da Salamiyyeh, i miei compagni di corso mi dicevano: “Ben arrivata dalla città del pensiero!”.

Salamiyyeh è nota in tutta la Siria come la città di intellettuali e poeti, il più grande di questi, Mohammed al-Maghut, così la descrive in una poesia:

Salamiyyeh… bambina che inciampa all’estremità dell’Europa

giocando con i suoi orecchini fatimidi

e i suoi capelli d’oro

e da allora rimane in ginocchio piangendo

con la sua bambola nel mare

e le sue dita nel deserto

Salamiyyeh è la capitale degli ismailiti [i], un piccolo gruppo religioso sciita che rappresenta una delle minoranze in Siria. I seguaci di questa dottrina affermano che Karim Agha Khan, l’Imam attuale, è discendente di Ismail Ibn Jafar al-Sadiq, reggente del regno dei Fatimidi. Tuttavia, nella città sono presenti anche gli alawiti (altra minoranza sciita a cui appartiene la famiglia Assad) e i sunniti.

Questa bambina mai stanca (come la descrive al-Maghut), dall’epoca di Hafez al-Assad ha dato molti suoi figli alle carceri siriane e adesso è diventata una spina nel fianco del regime, che utilizza falsamente l’argomento religioso raccontando che i ribelli sono fondamentalisti sunniti e che esso è l’unico in grado di proteggere le minoranze religiose e garantire l’unità del Paese.

L’anomalia di Salamiyyeh, nel panorama siriano, è rappresentata dal fatto che alle manifestazioni anti-regime partecipano contemporaneamente tutti i gruppi religiosi presenti in città: i sunniti dunque, accanto agli sciiti ismailiti e alawiti.

Su Orient TV, emittente satellitare anti-regime siriano, una puntata è stata dedicata alla partecipazione di Salamiyyeh alla rivoluzione, con il titolo di “Un garofano bianco per la città”. Le riprese sono state fatte dagli attivisti dell’ufficio informatico per i media.

Il famoso attivista della città Mustafa Restom (più volte arrestato), racconta che il regime prova continuamente a incitare gli ismailiti contro i sunniti e viceversa; ad esempio, una volta i servizi di sicurezza hanno tentato di convincere gli ismailiti della città che i sunniti volevano danneggiare una foto dell’Imam Agha Khan (il simbolo ismailita per eccellenza).

Come dice l’attivista, gli ismailiti, per non dare un pretesto al regime di creare una situazione di conflitto, hanno tolto loro stessi la foto dell’Agha Khan.

Un giovane attivista, anche lui presente nel filmato, racconta invece di quando i servizi di sicurezza attaccarono la “moschea sunnita” (in città, i sunniti e gli ismailiti non pregano nello stesso luogo di culto) e ad opporsi all’attacco intervennero attivisti sunniti e ismailiti fianco a fianco.

Continua Restom: “A Salamiyyeh il regime ha volontariamente evitato di uccidere la gente in strada, perché non voleva mostrare che anche una minoranza si era ribellata. Però è aumentato il numero degli arrestati: in una città piccola come Salamiyyeh sono state arrestate più di mille persone, è un numero enorme!”.

Il filmato mostra manifestanti, donne e uomini, sunniti, alawiti e ismailiti, tutti uniti a dimostrare che l’identità siriana è più importante delle divisioni confessionali, che l’identità siriana ci ha unito sempre e ancora oggi ci unisce.

Un regime – fondamentalista nel metodo, settario nell’esercitare il potere e criminale nel suo comportamento di fronte a cittadini pacifici che manifestano – non può minacciare questa “identità siriana” che si è imposta fin dall’indipendenza dal Mandato francese, attraverso figure eminenti come Sultan Basha al-Atrash, Fares al-Khouri, Shukri al-Quwatli e molti altri.

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*Eva Ziedan lavora come archeologa con l’Università degli Studi di Udine ed è mediatrice culturale ACLI

La foto in alto di Qalat Shamamis è di Alberto Savioli


[i] Per maggiori informazioni in italiano sugli ismailiti: B. Lewis, Gli Assassini, Mondadori 2002.