Rima Dali, “Mi sono ripresa la mia carne, papà!”

1979: Alle 6 del mattino Samira, la levatrice, annuncia la mia nascita.

1984: Chiedo a mio padre la storia della persona della foto appesa al muro del salotto. Mi risponde nervoso: “È morto per un incidente d’auto”.

1992: Un martedì, il giorno fisso di incontro e di chicchere tra donne, da dietro la porta sento la vera storia dell’uomo nella foto.

1992: Un sabato, alla scuola “Karama” mi accovaccio per terra nel momento del saluto alla bandiera. L’addestratrice militare mi tira per i capelli, accusandomi di insultare la dignità della patria e mi manda all’interrogatorio alla presenza di mio padre.

1992: Il giorno dopo, domenica, mio padre mi porta a scuola e fa aprire l’indagine dichiarando: “Tenetevi la carne e lasciatemi le ossa!”.

21 giugno 2013, festa del papà: “Mi sono ripresa la mia carne, papà!”.

(Rima Dali* – 17 giugno 2013)

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* Rima Dali è un’attivista siriana che l’8 aprile 2012 ha osato – sola, davanti al Parlamento di Damasco – sventolare un lenzuolo rosso con delle scritte bianche per chiedere la “fine delle uccisioni” in Siria. Per quel gesto altamente simbolico è stata arrestata. Ma proprio quel gesto ha dato inizio alla campagna pacifica: “Fermate le uccisioni. Vogliamo costruire una patria per tutti i siriani” che si è diffusa in tutto il mondo.

Alla fine di novembre dello stesso anno Rima è tornata in strada a manifestare: ha sfilato con altre tre compagne nel vecchio mercato coperto del centro di Damasco. Le ragazze indossavano tutte dei vestiti da sposa e mostravano degli striscioni, ancora una volta rossi, per chiedere la “fine di tutte le operazioni militari” in Siria.

È probabilmente inutile aggiungere che tutte le ragazze sono state immediatamente arrestate per poi essere liberate qualche mese dopo in uno scambio con dei prigionieri iraniani.

Ma forse non è inutile ricordare che Rima Dali è alawita, della stessa minoranza religiosa a cui appartiene la famiglia Asad e che lei è una dei tanti attivisti siriani che continua a rivendicare il carattere non violento e non confessionale della rivoluzione in corso nel suo Paese.