Samar Yazbek, dalla letteratura alla testimonianza

(di Elena Chiti) Tra gli effetti collaterali della rivolta del 15 marzo c’è il cambiamento di rotta di una scrittrice siriana, Samar Yazbek, che lascia il romanzo per il diario, il tessuto di immaginario e reale che compone ogni buon testo di narrativa per il rigore documentario che sta alla base di ogni inchiesta giornalistica.

Il diario in questione, appena pubblicato dall’editore libanese al-Adâb, porta l’eloquente titolo di Taqâtu‘ nîrân (“Fuoco incrociato”), a sottolineare la situazione scomoda di un’intellettuale impegnata – che è anche una donna sola, e una madre – combattuta tra la volontà di documentare la rivolta in corso nel suo Paese, costi quel che costi, e il desiderio di trarre in salvo sua figlia, di garantirle un futuro lontano dalla repressione del clan al-Asad.

Quella tra madre e testimone è l’unica tensione che solca il testo. La scelta tra narrativa e testimonianza, invece, sembra maturata senza rimpianti, precipitata dagli eventi, vissuta come l’unica strada possibile. La Yazbek si mette a servizio del movimento di contestazione, non solo a livello organizzativo, ma come cassa di risonanza: si impegna a far arrivare all’estero la voce degli insorti, così come il resoconto delle violenze che subiscono. Stralci del suo diario, fin dall’aprile del 2011, appaiono sulla stampa italiana, francese, anglosassone.

Sarà perseguitata per questo. Mai direttamente torturata, ma condotta a più riprese nelle prigioni dove la tortura è moneta corrente, perché veda con i suoi occhi che fine fanno gli oppositori politici. E Samar Yazbek non si limita a vedere. Parla. Scrive. Attira l’attenzione su quel che succede in Siria.

Finché, nel luglio scorso, il rischio che la facciano tacere è troppo grande, il difficile equilibrio tra testimone e madre si spezza. Samar Yazbek si rifugia in Francia insieme a sua figlia. Rinegozia il suo ruolo a servizio degli insorti: non più testimone oculare, è ora più che mai una cassa di risonanza. Instancabile nel partecipare a incontri, concedere interviste, impedire che l’attenzione del pubblico si spenga.

Tornerà un giorno al romanzo? Tornerà un giorno a Damasco? Due domande che implicano forse una stessa risposta: tornerà. Appena i siriani saranno liberi di affermare la verità senza ripercussioni e gli scrittori di dare sfogo all’immaginazione senza rimorsi.

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Due opere di Samar Yazbek sono disponibili in italiano:

- Il profumo della cannella, traduzione di Claudia la Barbera (2010)

- Lo specchio del mio segreto, mia traduzione (2011)