Sammak, in Siria convivenza tra fedi anche dopo Asad

(di Luciana Borsatti, ANSAMed). “In Siria la sofferenza, la distruzione e la morte continueranno ancora per qualche tempo, non si sono scorciatoie, e Assad non potrà rimanere al suo posto dopo tutto questo. Ma in futuro anche i siriani potranno tornare alla coesistenza tra diverse religioni, come è accaduto da noi in Libano dopo i conflitti degli anni ’70 e ’80”.

A parlare è Mohammad Sammak, segretario generale per il dialogo islamo-cristiano in Libano, a Roma per partecipare all’incontro di ieri sul dopo-primavere arabe della comunità di S.Egidio. Musulmano sunnita, Sammak è dunque certo della possibilità di un ritorno alla convivenza pacifica fra le fedi di un tempo.

Così come non teme, nel futuro della Siria del dopo-Assad, una pesante ingerenza politica da parte dei principali sostenitori dei ribelli, Qatar e Arabia Saudita, non certo campioni di un Islam aperto alle istanze della modernità. In primo luogo sono gli stessi musulmani a non volere al potere i salafiti – dice in un’intervista ad ANSAmed – e Doha e Riad non si propongono un controllo politico sulla Siria.

“Il loro intento – rileva – è liberarsi di Assad in quanto alleato dell’Iran, tagliando l’asse con Hezbollah cui Teheran affida il suo progetto per il Medio Oriente”. Ma la guerra civile in Siria costituisce un grande rischio per la stabilità del Libano, e così lo sarà anche il suo esito in futuro. “Se Assad resta al potere si rafforzerà Hezbollah”, dice del movimento sciita libanese.

Del quale in caso contrario, dice, non si possono prevedere le reazioni: ”in entrambi i casi ne soffrirà il Libano, che dobbiamo invece preservare come isola di convivenza”. Ma in Medio Oriente, ha detto ancora Sammak, si assiste anche all’ascesa di due ”fondamentalismi”- quello islamico nei Paesi del dopo-primavere arabe, e quello ebraico in Israele – inducono alla fuga i cristiani. Ma questo è un pericolo per tutta la società e non solo per le minoranze religiose, ha ammonito, che si può scongiurare ”solo svincolando politica e religione”.

“Come musulmano non ho bisogno né di sacerdoti né di politici musulmani. E come musulmano voglio vedere la croce sulle chiese orientali, non i cristiani crocefissi su questa croce”. D’altra parte, ha aggiunto, ”come possiamo chiedere libertà di culto nel mondo se non la offriamo anche noi agli altri?” (ANSAMed, 6 marzo 2013)