Siamo venuti per uccidervi

Un bambino di Binnish (Idlib), un villaggio abbandonato nel nord ovest della Siria canta, portato a spalla da adulti in festa. Questo bambino dalle guance di pesca canta una canzone. Non una canzone per bambini ma in onore di al Qaida, citando Bin Laden come leader.

Al min 1.18 del filmato dice: “O alawiti, aspettateci, siamo venuti per uccidervi senza negoziare”. Mentre dice questa frase, mima un gesto con il braccio, come se da tempo fosse un macellaio.

Più avanti nel video (min 1.42) un adulto prova ad aiutare il bambino a spiegarsi meglio. Gli porge un coltello. E così la mano del bambino dalla guance di pesca ripete il movimento da macellaio con il coltello.

Questo accadeva a febbraio dello scorso anno, quando lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (Isis) aveva scelto Binnish come una delle loro sedi nella Siria liberata.

Due mesi dopo gli risponde un altro bambino. Questa volta della zona di Mezze-86 a Damasco. Si tratta di un quartiere piuttosto recente della capitale, abitato da  ufficiali alawiti delle guardie pretoriani del regime e dalle loro famiglie. Dopo l’inizio della rivoluzione, Mezze-86 è diventata una zona popolata da shabbiha, le milizie irregolari fedeli ad Asad.

Questo bambino ha occhi scuri, furbi e intelligenti e canta: “Io e te siamo nella 4/a Divisione [la tristemente nota forza d’élite degli Asad, n.d.r.]. Vogliamo f** la gente di Jobar, Harasta, Ghuta, Daraya, Zamalka, Saqba, Daf Ashuk, Shabaa, la Jabhat an Nusra, l’Esercito libero, Aqraba, tutta la rivoluzione. Il più bel saluto è all’esercito siriano”.

Tutte le zone di Damasco e dei dintorni che nomina sono abitate dai damasceni autoctoni, quelle dove sono scoppiate le prime manifestazioni pacifiche all’inzio della rivoluzione.

Questi due bambini appartengono allo stesso Paese, nel quale il seme dell’odio è stato piantato da quando è stata scritta la nota frase: “O Asad o bruciamo il Paese”.

Non tutta la Siria è stata bruciata però.

Bidayyat è un gruppo di ragazzi che realizzano dei brevi videoclip. Hanno trovato il modo di riflettere sui rischi che immagini come queste possano provocare e sul dolore provocato dalla strumentalizzazione dei bambini. Il tutto con un’ironia tragica. E con un altro video.

Nel filmato vengono mostrati gli inizi dei due video precedenti: si comincia con il primo bimbo che canta: “O alawiti, aspettateci, siamo venuti per uccidervi senza negoziare”.  E il secondo che prosegue: “Vogliamo f** la rivoluzione”.

Poi il filmato prosegue con ragazzi e ragazze di diversa provenienza geografica che mimano con la mano il gesto del taglio, imitando il bambino del primo video, e cantano: “Vogliamo uccidere gli sciiti e gli ismailiti, i cattolici, i murshiditi, gli armeni, gli alawiti, i curdi, i circassi, i drusi, gli zoroastriani, i sikh, gli hindu, i sunniti…”.

Nominano tutte le comunità siriane, arrivando a menzionare persino le religioni dell’Estremo Oriente. Il video di Bidayyat si conclude con: “Vogliamo uccidere l’essere umano e cancellare la razza umana”.