Siria, c’è “opposizione” e “opposizione”…

Nel giorno in cui Anwar al Bunni, avvocato siriano per la difesa dei diritti umani e più volte in carcere, da Damasco ha denunciato l’arresto da parte delle forze di sicurezza di ben 42 giovani attivisti che in modo pacifico si erano radunati domenica sera nei pressi della sede del Parlamento nella capitale, apprendiamo che Hasan Abdel Azim, leader del Consiglio nazionale di coordinamento, sigla della pseudo-opposizione in Siria si è potuto recare liberamente assieme ad altri suoi colleghi a Mosca.

L’avvocato Abdel Azim, per anni rispettato decano del dissenso politico, è da mesi a capo di un gruppo formato da una decina di membri che si dicono rappresentanti delle correnti della sinistra ideologica e di altri sigle curde che non si riconoscono nel Consiglio nazionale siriano (Cns), giudicato troppo vicino ad Ankara.

Abdel Azim, assieme al suo rappresentante all’estero, Haytham Mannaa, anch’esso per anni rispettato dissidente siriano a Parigi, sono stati ricevuti lunedì 16 aprile a Mosca dove hanno incontrato il sottosegretario agli esteri Mikhail Bogdanov, inviato speciale del Cremlino in Medio Oriente.

Perché Abdel Azim è libero di entrare e uscire dalla Siria, passando i controlli all’aeroporto internazionale di Damasco, mentre quei ragazzi che chiedevano ancora una volta “la fine delle uccisioni”, senza pronunciare alcuno slogan esplicitamente ostile nei confronti del regime, finivano in chissà quale segreta delle mukhabarat?

Semplice: perché il regime usa la pseudopposizione di Abdel Azim, quella “buona”, accettata da Mosca e Pechino e contrapposta a quella “cattiva” del Cns, quella stigmatizzata come “succube di Israele, del Qatar e della Turchia”, per mostrare al mondo che in Siria il dissenso è permesso. Che esiste un “governo” e “un’opposizione”, proprio come da noi. Che il regime è pronto “al dialogo con l’opposizione”.

Ricorda un po’ i discorsi di molti politici in Italia sulla’”Islam moderato”. C’è l’Islam moderato, quello buono, in giacca e cravatta, senza barba lunga e tunica, e poi c’è l’Islam fondamentalista, quello con la barba lunga e la tunica. Basta introdurre un termine, e via tutti a usarlo senza chiedersi mai veramente cosa significhi.

Così il gioco mediatico si riduce tutto a “opposizione” buona (che non chiede aiuto esterno) e l’”opposizione” cattiva (che invoca le armi dall’estero). Dimentichi che in Siria ci sono quei giovani ragazzi finiti in gattabuia chissà dove perché chiedevano la fine delle violenze. Sono loro la vera forza rivoluzionaria della Siria.

Mentre questi ex dieci dissidenti-mummie, tutti over ’50 (Mannaa, tra i meno anziani, ha 61 anni), celebrano ora il loro effimero momento di gloria, calpestando il tappeto rosso della diplomazia internazionale. Usati dal regime. Che ieri, primo giorno della presenza dei sei Berretti Blu dell’Onu, ha ucciso 55 persone secondo il bilancio dettagliato dei Comitati degli attivisti.