Syria – The Daraa turning point

(Merge Square - Damascus, Mar. 16, 2011)

(ANSA, Mar 19, 2011) Almeno quattro morti, decine o forse centinaia di feriti e una città nel sud della Siria asserragliata e presidiata dalle forze di sicurezza, protette da elicotteri e carriarmati: è il bilancio di un pomeriggio di sangue in quello che fino a qualche giorno fa veniva descritto come il Paese arabo che sarebbe rimasto indenne dall’ondata di mobilitazioni anti-regime in corso nella regione. (ANSA, Mar 19, 2011) Le quattro vittime, “martiri” per i manifestanti, uccise a Daraa, 120 km a sud della capitale, sono tutti giovani di età compresa tra i 20 e i 30 anni. Appartengono alle influenti tribù del sud della Siria, tradizionalmente ostile al regime baatista al potere da quasi mezzo secolo, e alla famiglia degli al-Assad, ai vertici del sistema con i loro clan alleati da 40 anni. Le manifestazioni erano state indette da ieri in tutte le città del Paese sui social network dopo che in soli tre giorni Damasco era stato teatro di raduni e cortei anti-governativi senza precedenti. La giornata di oggi era stata battezzata “venerdì della dignità” ed erano stati chiamati a partecipare “tutti i siriani liberi contro l’oppressione e l’ingiustizia degli al-Assad”. Le notizie sono giunte a partire dalla tarda mattinata dai forum e dai siti Internet di informazione indipendente, gli unici in grado di raccontare mobilitazioni anti-governative in un Paese che da decenni reprime ogni forma di dissenso. Un centinaio di fedeli-manifestanti si sono riuniti nella Grande Moschea degli Omayyadi, nel cuore della città vecchia di Damasco. Al termine della tradizionale preghiera comunitaria, hanno preso a scandire slogan in favore della “libertà”, oltre all’immancabile “Allahu Akbar” (Iddio è il più grande). Decine di loro hanno tentato invano di proseguire in corteo fuori dall’antico tempio, ma sono stati dispersi da agenti di sicurezza in borghese e in divisa armati di manganelli. Poco dopo, si sono diffuse notizie di manifestazioni e raduni analoghi anche a Homs, città a maggioranza sunnita 80 km a nord di Damasco, luogo natale della ‘first lady’ Assma al Akhras al Assad, e del primo ministro, suo zio, Muhammad Naji al Otri. Da Homs, il flusso di notizie sui social network si è spostato a raccontare, tramite testimonianze, foto e soprattutto video amatoriali, la mobilitazione anti-regime a Dayr al-Zor, importante centro sull’Eufrate all’estremo est del Paese, dove una partita di calcio è stata addirittura interrotta a causa delle agitazioni inscenate da migliaia di dimostranti. Dai confini con l’Iraq l’onda di protesta è giunta alla costa mediterranea: nella cittadina di Banyas, una delle roccaforti dei clan alawiti (branca dello sciismo a cui appartengono gli Assad e le famiglie a loro alleate). Qui centinaia di giovani e meno giovani, tutti uomini, si sono radunati dopo la preghiera e hanno ascoltato la lettura di un “documento rivoluzionario”, da parte di uno shaykh religioso locale, in cui si chiede il rilascio di tutti i prigionieri politici, la fine dell’esilio forzato a tutti i dissidenti all’estero, l’abrogazione dello Stato d’emergenza in vigore dal 1963 (data dell’avvento del Baath) e la creazione di posti di lavoro per i giovani. Dalla tensione di Damasco, Banyas, Homs e Dayr az Zor alle violenze di Daraa, a pochi km dal confine con la Giordania. Stando alle ultime informazioni fornite dai testimoni oculari citati dagli attivisti che trasmettono tramite Twitter, Youtube e Facebook (un gruppo “Rivoluzione siriana contro Bashar al-Assad” ha superato 50.000 adesioni), la città meridionale é attualmente assediata dalle forze di sicurezza. Elicotteri atterrati nel locale stadio avrebbero trasportato truppe anti-sommossa da Damasco. Dalla capitale sarebbero giunti decine carri armati e in città sarebbe entrato in vigore il coprifuoco. L’agenzia ufficiale Sana, che ha fornito la versione ufficiale di quanto accaduto oggi a Daraa, ha attribuito “i disordini” a “infiltrati” che hanno commesso “atti vandalici”, costringendo “le forze di sicurezza a intervenire nell’interesse dei cittadini”. E su Facebook, gli attivisti ora denunciano: “i servizi di sicurezza e gli uffici locali del Baath stanno contattando tutte le scuole della regione di Daraa per inscenare domani una mega-mobilitazione in favore del regime”.