Vignette di Natale in Siria, tra bombe e sequestri

(di Caterina Pinto). Per il terzo anno consecutivo i siriani si sono ritrovati a celebrare il Natale in un Paese dove – secondo le stime dell’Onu – i morti sono oltre 100.000 e milioni di persone sono state costrette all’esilio.

È stato il terzo Natale di guerra in Siria, il terzo Natale di freddo (quest’anno è stata la volta di Alexa, la perturbazione proveniente dalla Russia), il terzo Natale di fame.

Gli artisti e i grafici siriani nei loro lavori diffusi anche quest’anno tramite i socialnetwork hanno riflettuto sulla tragedia che ha colpito il loro Paese. Non hanno solo onorato i morti e i feriti, ricordato i prigionieri politici e fatto riflettere sulle condizioni dei bambini affamati e infreddoliti dei campi profughi, ma anche stavolta l’attualità delle ultime settimane è entrata con prepotenza tra i soggetti delle illustrazioni: i barili-bomba lanciati nei giorni prima di Natale su Aleppo, gli assedi prolungati da parte delle forze lealiste a quartieri solidali con la rivoluzione e i sequestri sempre più comuni (l’ultimo – in ordine di tempo – dell’avvocato per i diritti umani, Razan Zeitune e dei suoi colleghi) hanno offerto nuovi, tragici spunti di riflessione.

Per esempio, Babbo Natale stesso è stato rappresentato prigioniero: neppure lui – sembra essere il messaggio dei disegnatori – può sottrarsi alla violenza e ai rapimenti sempre più diffusi nel Paese.
Fares Garabet, noto vignettista siriano che pubblica i suoi eleganti schizzi in bianco e nero su varie testate arabe, ha disegnato Babbo Natale dietro le sbarre di un’imprecisata prigione, legato e con il sacco dei regali abbandonato al lato:

Alla stessa idea si collega l’illustrazione dell’artista siriano conosciuto con il nome di Jawad. Anche lui ha rappresentato Babbo Natale rapito, ma il suo disegno è molto più sinistro e inquietante: in una cella buia e nera, Babbo Natale è di spalle, le mani legate, in ginocchio, inondato da una luce fredda e con una pistola puntata alla testa.

Anas Salama, invece, classe ’79, ha voluto ricordare l’assedio di Yarmuk, un quartiere di Damasco dove per decenni sono stati ospitati rifugiati palestinesi e dove da quasi un anno le forze del regime siriano impediscono la distribuzione di medicinali e cibo. In queste condizioni disumane anche Babbo Natale è destinato a morire a Yarmuk e l’artista damasceno lo ha rappresentato disteso, il suo corpo portato a spalla fuori dal campo:

Nella settimana prima di Natale l’aviazione governativa ha bombardato ininterrottamente aree civili di Aleppo sotto il controllo dello sfaccettato fronte dell’insurrezione. Mohammad Diab Alweis, artista di Aleppo che ora vive al Cairo, ha così rappresentato un fiocco di neve, formato da bombe, razzi e mortai:

Sullo stesso tema tornano le elaborazioni fotografiche di Je (a sinistra) e Amjad Warde (a destra), entrambe pubblicate sulla pagina di Basmat Suriya (L’impronta della Siria). Entrambe puntano il dito direttamente contro il presidente Bashar al Asad cui attribuiscono chiaramente la responsabilità dei bombardamenti pre-natalizi sulla regione di Aleppo:

E anche se Babbo Natale dalla sua slitta volante lancia regali ai bambini siriani, questi scappano terrorizzati, ormai così abituati a vedere solo bombe che cadono dal cielo da non aspettarsi nient’altro – secondo la vignetta di Alaa Rustom:

Da Kafranbel, su uno degli striscioni che hanno reso celebre la piccola cittadina nel nord-ovest della Siria, ancora una volta è arrivato un commento lucido e spietato che non risparmia nessuno: “Felici barili-bomba! Felice Asad terrorista! Felice mondo incurante! Felice Obama chiacchierone!”
Insomma, auguri di felicità a tutti dalla Siria!

1457463_579458168814294_174542289_n

______

L’immagine in homepage “Christmiss” è del grafico siriano Hussien Derek.